Categoria: News

17 Mag 2020

Millenials & Gen Z: i consumatori del futuro!

Secondo l’ultimo World Population Prospect dell’ ONU si stima che nel 2050 la popolazione mondiale passerà dagli attuali 7 miliardi e mezzo a circa 9,7 miliardi di persone.

Con enormi differenze fra paesi sviluppati (dove il tasso di natalità, come abbiamo visto parlando della Silver Economy, è in costante diminuzione e la popolazione invecchia sempre di più) e paesi in via di sviluppo, Africa in testa (dove la popolazione nei prossimi trent’anni di fatto raddoppierà).

A livello mondiale la fascia di popolazione più numerosa sarà composta sempre di più dagli attuali Millenials e dalla cosiddetta Generazione Z. I nati cioè dagli anni ’80 del secolo scorso fino agli inizi degli anni 2000.

I paesi più popolati saranno India, Cina e Nigeria.

Questi consumatori del prossimo futuro, hanno già delle caratteristiche peculiari, diverse da quelli dei loro genitori (i babyboomers e parte della genarzione X).

Sono innanzitutto sicuramente più digitali e orientati all’utilizzo delle tecnologie ed hanno a cuore i temi della sostenibilità ambientale.

Aumenta la schiera dei cosiddetti “consumatori responsabili”.

Non vogliono che le loro bottiglie di shampoo finiscano nell’oceano. I post contenenti le parole riciclaggio o “plastic-free” sono di tendenza sui social media.

E le aziende rispondono offrendo soluzioni innovative. Una delle principali società di articoli sportivi,  per esempio, commercializza scarpe realizzate da rifiuti in plastica raccolti dall’oceano.

Consumi sempre più digitali quindi, con una coscienza ambientale in forte sviluppo.

Investire nei trends collegati ai comportamenti di consumo dei Millenials e della Generazione Z, significa orientarsi verso le Aziende che hanno sicuramente un’alta esposizione verso le piattaforme native digitali (le cosiddette “FAANG” – Facebook-Apple-Amazon-Netflix-Google) ma con un occhio di riguardo a quelle che hanno elevati criteri ESG (Environmental, Social, Governance).

 

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico OCF dei Consulenti Finanziari nonchè Certificato Efpa – European Financial Advisor.

Per qualsiasi dubbio, informazione, approfondimento non esitare a contattarmi, sarà un piacere poter dialogare con te.

Grazie per il tuo tempo e a presto,

Mauro

 

 

 

 

10 Mag 2020

Primo Megatrend: la Silver Economy

La Silver Economy è rappresentata da tutta quell’economia che ruota attorno alle esigenze ed ai bisogni degli “over 65” e sempre più anche degli “over 80”. Una fascia di popolazione che, si stima, soprattutto in Europa, sopravanzerà entro il 2050 gli “under 15”.

Questo trend demografico, peculiare soprattutto nei Paesi Industrializzati, Europa in primis ed evidente ormai da decenni, trova la sua ragion d’essere in due ordini di fattori: il primo è relativo all’aumento dell’aspettativa media di vita ed il secondo ha a che fare, invece, con la contemporanea e continua diminuzione delle nascite.

La piramide dell’età che, già oggi, inizia, in questi contesti socio-economici, a cambiare la sua forma da piramide a “mazzo di fiori”, ci racconta di questo mutamento demografico inarrestabile.

Una popolazione, con disponibilità economica, in maggioranza composta da donne (più longeve, mediamente, rispetto agli uomini) che necessita di assistenza sanitaria, sia legata al benessere psico-fisico sia sotto forma di vera e propria cura delle malattie.

Un’ottima opportunità di investimento, in un ottica di diversificazione, in quelle aziende, come le aziende del settore healthcare e farmaceutico, che beneficiano maggiormente di questo Megatrend.

Ne parlo in questo mio ultimo video che spero possa essere di tuo interesse.

 

Mi chiamo Mauro Valentino, sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico OCF (www.organismocf.it) e Certificato Efpa – European Financial Advisor.

Per qualsiasi dubbio, informazione, approfondimento sono a completa disposizione. Sarà un piacere potermi confrontare con te.

Ti ringrazio come sempre per il tuo tempo,

a presto,

Mauro

 

 

 

03 Mag 2020

Conosciamo i Megatrend!

I Megatrend sono tendenze epocali e globali, che travalicano i confini e si alimentano a vicenda. Cambiamenti in atto, a livello mondiale, che trasformeranno il nostro modo di vivere e di consumare.

I mutamenti socio-demografici, le innovazioni tecnologiche e scientifiche insieme ad una maggiore sostenibilità ambientale, stanno apportando, con enorme velocità, trasformazioni radicali della società in cui viviamo.

Di conseguenza anche nuovi modelli di business che già oggi hanno capito le potenzialità del futuro, possono tramutarsi in ottime opportunità di investimento per i risparmiatori, purchè viste sempre in un ottica di lungo periodo.

Ti lascio a questa breve introduzione sul tema.

Nelle prossime settimane entrerò nel dettaglio di ogni singolo Megatrend per scoprire insieme a te le opportunità da valutare in questo periodo.

Buona visione!

 

 

26 Apr 2020

La “Disruption”

Interruzione. Discontinuità. Rottura. Cambiamento. Rivoluzione.

Siamo nel bel mezzo di una trasformazione sociale ed economica.

Pensiamo, per esempio, per fare i nomi più noti, ad Amazon e a Zoom Comunication.

Beh, la potenzialità di Amazon era già nota nel mondo pre-virus e in questi 2 mesi ha fatto un ulteriore balzo in avanti, varando, tra le altre, un enorme piano assunzioni a livello mondiale …

Ma alzi la mano chi conosceva Zoom prima del Coronavirus.

La Zoom Video Comunication, nasce come una piccola società di telecomunicazioni nel 2011 a San Josè in California.

Grazie al Coronavirus, Zoom è passata dal milione di utilizzatori circa del 2013 a circa 2 miliardi e mezzo ad aprile 2020: vuol dire che circa un terzo della popolazione mondiale utilizza le sue “stanze” per comunicare. Pensate non solo al mondo economico-politico, ma a quello della didattica a distanza. Le scuole. Le università. Dove, ad inizio lockdown, Zoom ha iniziato, soprattutto in America a fornire gratuitamente i suoi servizi.

 

A inizio febbraio 2020 il valore di una sua azione era di circa 70 dollari. Oggi, dopo due mesi, quota circa 160 dollari. Un guadagno del 130% in due mesi.

Se è innegabile che purtroppo molti business cosiddetti “tradizionali” dovranno far fatica o addirittura cedere il passo, si stanno nel frattempo aprendo tante altre opportunità e ci sono già molti fondi di investimento che iniziano a scommettere sulla cosiddetta “disruption”  e su quelli che sono stati denominati i “megatrend” del futuro.

Approfondirò l’argomento più in dettaglio nei miei prossimi articoli.

Per qualsiasi approfondimento in merito, non esitare a contattarmi.

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo unico dei COnsulenti Finanziari OCF (www.organismocf.it), nonchè certificato EFPA – European Financial Advisor.

Sarà un piacere potermi confrontare con te,

un caro saluto e a presto,

Mauro

19 Apr 2020

Bruciati MilleMila Miliardi in Borsa!

Il verbo “bruciare” evoca un evento irreversibile: uno s’immagina montagne di banconote ridotte in cenere e che mai più si potranno recuperare.

Il punto è: ma questi soldi bruciano per davvero? Cioè, un calo poderoso sui listini azionari ha il potere di ridurli in cenere cancellandoli per sempre dalla faccia dei mercati? Un buco nero li risucchia e mai più li rivedremo?

Non è così.

Diciamo che il verbo “bruciare” viene un po’ troppo spesso, in questi momenti, usato a sproposito.

In realtà non si brucia proprio nulla.

Cominciamo col dire che quella che noi chiamiamo “Borsa” altro non è che una piazza (oggi sostanzialmente digitale), in cui domanda e offerta si incontrano e formano un prezzo di scambio.

La consueta ed eterna danza tra domanda ed offerta forma il PREZZO. Su ogni mercato. Compreso quello azionario.

Cosa dice questa legge del mercato?

Una cosa molto semplice.

Quando la DOMANDA è MAGGIORE dell’OFFERTA = i PREZZI SALGONO.

Quando l’OFFERTA è MAGGIORE della DOMANDA = i PREZZI CALANO.

Quindi:

c’è chi detiene la merce (le azioni) e decide di venderla, e c’è chi vuole comprarla (gli investitori).

Quando l’offerta è inferiore alla domanda, il prezzo delle azioni sale.

Quando invece, a causa della paura generata dal contesto macro-economico, ci sono tanti azionisti che vendono le proprie azioni, i prezzi scendono, anche repentinamente, per cercare di incontrare la domanda che, in quel momento, è inferiore all’ offerta.

 

 

Ti lascio in calce anche un articolo di approfondimento su quest’argomento tratto da Econopoly del Sole24.

 

Miliardi bruciati a Piazza Affari? Falso, in Borsa non si brucia niente

 

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico OCF dei Consulenti Finanziari nonch’è certificato Efpa – European Financial Advisor.

Per qualsiasi dubbio, domanda, suggerimento scrivimi qui sul mio blog, sulla mia email o sui miei canali social: personalmente ritengo che lo scambio di informazioni sia sempre qualcosa di costruttivo.

Ti ringrazio per il tuo tempo,

a presto

Mauro

 

 

 

04 Apr 2020

Un’alleata speciale: la VOLATILITA’!

Il Signor Mercato ha una bancarella al mercato cittadino.

Il Signor Mercato è un signore prevedibile, addirittura noioso. Sua moglie, che lo sopporta da una vita, lo descrive così.

E’ così noioso e monotono che sappiamo con certezza che se compriamo la sua merce e la deteniamo nel lungo periodo, il suo valore aumenta, mediamente ogni anno, di oltre il 5%.

E se dopo 15 anni vogliamo rivendergli la merce comprata da lui, lui la ricompra al prezzo di quel momento, facendoci guadagnare complessivamente circa l’80%.

Chi lo farebbe?

Lui si, perché sa che il valore della sua merce, nel tempo, continuerà a crescere.

Ma se guardiamo il comportamento del Signor Mercato in occasioni particolari (che solo lui, sa!), rimaniamo sbalorditi! E’ completamente imprevedibile, schizofrenico!

Infatti è capace, di punto in bianco, di svegliarsi una mattina, andare al mercato, e svendere tutto a prezzi stracciati!

Negli ultimi 15 anni è già successo 3/4 volte!

Non succede spesso, ma quando capita sono occasioni da non perdere!

Infatti se normalmente la sua merce, nel lungo periodo aumenta mediamente di oltre il 5% annuo, figuriamoci se riusciamo ad accaparrarcela in quei momenti particolari di FUORI TUTTO!

Beh … per esempio se fossi capitato alla sua bancarella quel famoso primo febbraio del 2009 … cavolo! Oggi la mia merce si sarebbe apprezzata di oltre il 13% all’anno!!!

Un’altra bella occasione fu nel settembre 2011 … ad oggi avrei ottenuto una performance annua di quasi l’8%!!!

Che occasioni imperdibili!!!

Il signor Mercato, verso fine febbraio di quest’anno (2020), si è svegliato proprio così: è iniziato il “fuori tutto”!

Con metodo, strumenti e costi giusti … forse sarebbe il caso di approfittarne!

 

 

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari OCF (www.organismocf.it), nonchè certificato EFPA – European Financial Advisor (https://www.efpa-italia.it/che-cosa-e-la-certificazione-efpa/efa).

Trovi tutti i miei riferimenti nella Home del sito, anche per due chiacchiere senza impegno.

Credo che il confronto sia sempre costruttivo.

Grazie per il tuo tempo e a presto,

Mauro

29 Mar 2020

Il Vix, il termometro della paura.

Si chiama Vix ed è il termometro della febbre sui mercati.

Ribattezzato l’indice della paura, se il Vix esplode al rialzo, vuol dire che i trader stanno vendendo quello che hanno in portafoglio e, dunque, si aspettano tempi peggiori.

Venerdì 29 febbraio, nella settimana più pesante per i listini dalla crisi dell’ottobre 2008, il Vix – che è più che triplicato rispetto alla posizione pre-virus – ha toccato un nuovo record in negativo che non si vedeva dal 2009.

Una febbre così alta si era avuta solo quattro volte negli ultimi 20 anni: nel 2011 e nel 2010 (anni di crisi per la paura sui bond sovrani), nel 2008 (dopo il crack della Lehman Brothers) e nel 2002 (con lo scoppio della bolla della new economy).

 

La caratteristica principale di questo indice è quella, infatti, che, quando le cose nel mondo vanno male e le borse iniziano a scendere, lui sale.

Sale la febbre.

 

 

Al contrario, quando ha un andamento stabile e poco mosso, è considerato un buon segnale: significa mare poco mosso all’orizzonte, buon auspicio per continuare a navigare senza eccessive paure.

E’ proprio come quando nella vita ci troviamo di fronte a situazioni inattese e che soprattutto non conosciamo, ci assale la paura. La stessa cosa accade sui mercati: la primissima reazione è il “panic selling”.

Quello che si è verificato allo scoppio conclamato della pandemia del coronavirus è stato proprio questo: l’indice Vix è schizzato alle stelle, come mai era successo prima.

Gli indici azionari a livello globale hanno subito un contraccolpo pesante, ma soprattutto improvviso e repentino.

 

Ma qualche segnale positivo, si inizia ad intravedere.

E sembra che la febbre bollente e delirante si sia un po’ abbassata, lasciando intravedere buone speranze.

 

La febbre non è ancora passata, anzi.

Ma quando c’è febbre e il pericolo di morte sembra scampato, sui mercati iniziano ad aprirsi importanti opportunità.

Con metodo, entrando per gradi, ma entrando.

Perché cosi come questa febbre alta è arrivata all’ improvviso, così velocemente potrebbe andarsene e riportare presto alla situazione di partenza.

 

20 Mar 2020

Il P.A.C. va sempre bene, oggi ancor di più!

Quando iniziano i saldi, i negozi vengono presi d’assalto.

L’unico negozio da cui, invece di entrare quando ci sono i saldi, tutti scappano, è il negozio della Finanza.

Come mai invece non ne approfittiamo?

Se a Gennaio 2020 (l’altro ieri!), per comprare 1 azione dell’ ENI pagavo più di 14 euro, come mai, oggi che costa la metà (uno sconto del 50%), non corro a comprarla?

Il valore (da non confondere con il prezzo!) di Aziende come l’Eni (per fare un esempio vicino a noi) non può essersi dimezzato in 2 mesi, così come non perde il suo valore una borsetta di Luis Vitton acquistata sfruttando i prezzi in periodo di saldi.

Bene:  dobbiamo sapere che sui Mercati Finanziari, in questo periodo, è aperta la stagione dei SALDI.

In questo video voglio illustrati i dati che ci indicano le opportunità che si sono aperte in questo periodo, da sfruttare senza ombra di dubbio, ma senza correre, diversificando e con un piano di ingressi dilazionato e programmato.

Il buon vecchio PAC (piano di accumulo del capitale), per intenderci.

I SALDI (è nella loro natura) purtroppo FINISCONO sempre, e i prezzi riprenderanno a salire, superando i prezzi pre-saldi.

Questo è il mercato, non solo finanziario.

Buona visione

 

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10 Mar 2020

Oggi come ieri.

Calma e pazienza. Testa e non pancia. E’ il momento della ragione.

Oggi come ieri.

9 marzo di 11 anni fa. Il punto più basso toccato dalle borse mondiali dopo il default Lehmann.

I numeri ci dicono che lo S&P 500 quotava attorno agli 800 punti.

Mercati paralizzati, la fine del mondo. Ricordate quei momenti?

Il Crack Lehmann Brother aveva precipitato le borse mondiali ad un meno 30 rispetto ai massimi del 2007.

Ora però guardiamo i numeri di oggi e stampiamoli nella nostra mente.

Si è vero, ieri è stata una giornata sui mercati che probabilmente rimarrà nella storia come sono rimasti nella storia tutti i grandi tonfi che ci hanno preceduto.

Lo S&P500 con il meno meno 8% di ieri, sta perdendo, dai massimi del 19 febbraio 2020 oltre il 17%.

Il dato relativo spaventa.

Il punto è che dobbiamo guardare il dato assoluto. E cioè che lo S&P 500 oggi vale la bellezza di oltre 2700 punti. E cioè circa il 240% in più di 11 anni fa.

Dobbiamo ricordarci questo non perché domani spariranno di colpo la volatilità e l’incertezza sui mercati.

Ma semplicemente perché il 9 marzo 2020 come il 9 marzo 2009 saranno ricordati tra qualche tempo allo stesso modo: come un giorno di grande paura, che alcuni hanno saputo trasformare in un giorno di grande opportunità.

#restiamoacasa

#ilmondononsiferma

#ilmondoriparte

 

http://https://www.corriere.it/esteri/20_marzo_09/coronavirus-wuhan-nuovi-casi-6b1bdccc-61eb-11ea-9897-5c6f48cf812d.shtml

 

 

 

 

08 Mar 2020

What You See Is All There Is

E’ inutile nasconderlo e fare finta di niente: quello che stiamo vivendo l’abbiamo visto solo nei film di fantascienza sulla fine del mondo.

Non sono un medico, né tanto meno un virologo e mi rendo conto che le restrizioni temporanee messe in atto dal governo, sono una medicina necessaria per sconfiggere questo maledetto virus.

Non sono un virologo, dicevo, ma nel mio piccolo, me ne intendo però abbastanza di “virus finanziari”.

Infatti, oltre alle preoccupazioni socio-sanitarie di questi giorni, a lato, ovviamente, i mercati ci hanno messo il carico da novanta.

La paura, che è un sentimento innato ed utilissimo nel segnalarci situazioni nuove, potenzialmente pericolose, può farci perdere di vista la realtà.

Daniel Kahnemann, psicologo e premio Nobel per l’Economia nel 2002, sosteneva che ciò che VEDI è ciò che E’.

In pratica, sosteneva Kahnemann, tutti noi prendiamo decisioni in base alle informazioni che abbiamo disponibili, in base a ciò che vediamo e che ci aiuta a filtrare la realtà. Purtroppo, molto spesso, la realtà è più complessa di quello che pensiamo e per conoscerla effettivamente necessita di approfondimenti e di più informazioni che magari non abbiamo disponibili o non conosciamo.

In sintesi, ci invitava a fare grande attenzione, anche in Finanza, fra ciò che è REALTA’ e ciò che è la nostra PERCEZIONE della realtà.

What You See Is All There Is – WYSIATI.

Ma sui mercati, la realtà è così disastrosa come molti risparmiatori pensano?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ vero. Dal 19 febbraio, il picco massimo là in alto, l’indice azionario globale ha perso circa l’11,5%, tornando a trattare ai prezzi di settembre/ottobre 2019. OTTOBRE 2019 … l’altro ieri, per intenderci.

Ma l’avversione alle perdite è il bias cognitivo più pericoloso in Finanza, in quanto ci fa perdere l’ottica di lungo periodo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tradotto: ricordiamoci cosa ci hanno restituito i mercati negli ultimi 15 anni e che oggi siamo quel cerchietto rosso là in alto.

 

Guardando infatti l’andamento dei principali listini, quel che emerge è che assolutamente non sembra la fine del mondo. Anzi si scorge già qualche bel segnale che arriva proprio dalla Tigre Asiatica, là dove è iniziato tutto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I dati (se letti con cura, tornando a Kahnemann) ci dicono che la principale piazza asiatica, Lo Shangai Composite, dal 20 gennaio, giorno in cui la Repubblica Popolare Cinese ha annunciato al mondo lo scoppio dell’epidemia, ha perso oltre l’11%, toccando, il 3 febbraio il punto più basso e concretizzando un – 9% dall’inizio dell’anno.

Bene, la realtà ci dice che oggi, a circa un mese da quel 3 febbraio, lo Shangai Composite ha RECUPERATO TUTTO.

 

Le Borse occidentali (Dow Jones,S&P 500, Eurostoxx etc..) hanno iniziato la loro discesa più tardi. Esattamente un mese dopo rispetto allo Shangai Composite.  E in questo momento siamo in una forbice compresa tra il meno 10 e il meno 15.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa significa?

Solo una cosa, dal mio personalissimo punto di vista di “virologo finanziario”: che è assolutamente un momento buono, per chi ha liquidità parcheggiata, per iniziare ad entrare … magari attraverso un meccanismo di accumulazione, ma entrare.

Per chi invece è investito, non disinvestire.

Quando inizierà la ripresa, sarà repentina, a doppia cifra.

Ed uscire dai mercati significa, solo ed unicamente, concretizzare la perdita ma soprattutto perdersi definitivamente l’opportunità di recuperarla in fretta e lasciarsela alle spalle.

E questa credo sia una buona notizia, non solo dal punto di vista finanziario.

 

 

Mi chiamo Mauro Valentino, sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari (OCF www.organismocf.it ) e sono certificato EFPA, European Financial Advisor (https://www.efpa-italia.it/che-cosa-e-la-certificazione-efpa/efa/) .

Per qualsiasi dubbio, scambio, approfondimento sono a completa disposizione. Scrivimi, sarà un piacere potermi confrontare con te.

Un caro saluto e a presto,

Mauro

 

#ilmondononsiferma

 

 

29 Feb 2020

Coronavirus ed altre catasfrofi. Razionalità od emotività?

La paura è un sentimento innato, ed è uno strumento utile a segnalarci delle situazioni: sta a noi lasciarci travolgere dagli eventi o tramutarli in opportunità.

Quel che è certo è che il mondo non finisce oggi con il coronavirus. Questa epidemia verrà sconfitta e l’economia, che ora sta soffrendo, ripartirà.

I dati: l’indice azionario globale (MCSI World) dai 2400 $ circa di metà gennaio (scoppio del coronavirus) ha ritracciato scendendo a circa 2180 $. Significa circa un 10%.

L’indice è tornato a trattare ai prezzi di Settembre 2019.

Un bel tonfo, non c’è dubbio. E probabilmente non è finita qui.

 

E quindi cosa facciamo? Usciamo dall’azionario? Salviamo il salvabile? Li mettiamo sotto il materasso e chi si è visto si è visto?

Se dovessimo dare corso al sentimento di paura che ci assale in questi momenti, dovremmo proprio agire così.

Ma vi siete domandati poi che cosa me ne faccio di tutti questi soldi sotto il materasso?

Per “materasso” intendo anche il conto corrente, ovviamente.

Riformulo: se li metto sul conto corrente, poi cosa me ne faccio? Investo nell’immobiliare? O rientro sui mercati?

Se penso di rientrare sui mercati, ho pensato a quando rientrarci?

Certo che ci ho pensato, quando le acque si saranno calmate, ovviamente.

E quand’è che le acque sono calme e il nostro sentimento di paura ci abbandona?

Quando il mercato sale.

E fin qui … solo che, magari (anzi meglio senza “magari”) lo sta già facendo da un pezzo. E il treno lo abbiamo già perso.

Esiste infatti un tipico comportamento (errato) del risparmiatore italiano: cioè quello di pensare di sapere qual è il momento migliore per entrare sui mercati. I gestori dei più grandi fondi internazionali (quei signori, che per intenderci si vedono nei notiziari di finanza e che fanno il lavoro di stare incollati ai monitor dei pc per seguire l’andamento delle borse mondiali, per comprare e vendere) definiscono questo momento, e cioè il “Market Timing”, che il risparmiatore italiano pensa di conoscere a menadito, come “il Sacro Graal” della Finanza.

Tutti lo cercano e nessuno lo ha mai trovato.

Detto questo, proviamo ora a prendere una boccata d’ossigeno, facciamo un bel respiro profondo e diamo un’occhiata a questo grafico.

Guardando all’azionario globale, questo momento catasfrofico che stiamo vivendo è rappresentato da quel cerchietto rosso.

Non voglio sminuire, voglio solo circoscrivere.

Negli ultimi 15 anni siamo di fronte ad un azionario globale (e quindi ad una economia globale), che al netto della crisi del 2008, della crisi del debito sovrano, dell’ “anno orribilis” del 2018 e del coronavirus, ha di fatto raddoppiato il suo valore (100%).

Lascio a voi i conti.

 

 

La paura ci porta a vendere quando il mercato scende e a comprare quando il mercato sale.

Siamo sicuri che sia la soluzione più razionale? O razionale è comportarsi esattamente al contrario e sfruttare i “saldi” che inevitabilmente si offrono in questi momenti per entrare sul mercato?

 

#ilmondononsiferma

 

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari (OCF) e certificato EFPA – European Financial Advisor (https://www.efpa-italia.it/che-cosa-e-la-certificazione-efpa/efa/).

Per qualsiasi dubbio, approfondimento, scambio di pareri, scrivimi senza impegno ai miei recapiti. Sarà un piacere poterti rispondere.

Grazie e a presto,

 

Mauro

14 Feb 2020

RUMORE vs INFORMAZIONE

Ovvero: panico contro razionalità.

A livello finanziario, notizie come quelle di seguito, che nel giro di nemmeno un mese dallo scoppio dell’epidemia del Coronavirus passano da titoli tipo “Crollo dei Mercati” a titoli come “I Mercati vedono la fine dell’emergenza”, non valgono nulla a livello informativo. Sono solo rumore.

Non che l’epidemia del Coronavirus sia da sottovalutare o sottostimare (e non lo è affatto), semplicemente, a livello economico e finanziario, i suoi effetti non sono ancora misurabili.

Mi spiego meglio: questo modo di fare informazione, serve solo a creare panico nell’investitore. Un giorno il Coronavirus annienta tutta l’economia globale, il giorno dopo le borse confidano nella fine dell’emergenza.

 

 

Notizie, a stretto giro, che danno input contrastanti o addirittura opposti. Questa non è informazione. Non è misurabile, non è certa. E’ solo rumore.

E il rumore non può aiutare l’investitore a fare scelte ponderate, razionali.

A livello finanziario, infatti, come ribadito in un mio precedente post di poche settimane fa, l’effetto negativo del Coronavirus è durato una settimana circa, con l’indice azionario globale che ha stornato di circa il 2%, salvo poi riprenderlo con gli interessi nelle settimane successive.

Qual’ è invece l’informazione vera di questi ultimi giorni, che, in mezzo al frastuono del coronavirus,  è passata inevitabilmente in secondo piano?

Il crollo delle nascite in Italia.

 

A chi si domanda cosa c’entri questo con la situazione finanziaria attuale e futura, provi a rispondersi pensando a quale Welfare può assicurare un Paese vecchio.

A quale crescita economica possa generare.

A quali impatti ci saranno sulla sostenibilità del bilancio famigliare, sull’assistenza, sulla previdenza … .

Dopodichè ragioni su quali nuove abitudini finanziarie questa rivoluzione silenziosa, che pochi guardano, dovrebbe attivare.

Eccola la vera informazione.

 

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari OCF (www.organismocf.it) e certificato EFPA, European Finanzial Advisor.

Per qualsiasi domanda, dubbio, approfondimento, scrivimi ai miei riferimenti in calce, sarò lieto di poterti rispondere.

Ti ringrazio per l’attenzione,

a presto

Mauro

 

fonte: Kaidan by Ecomatica

08 Feb 2020

Cybersecurity: il megatrend del momento.

Ormai tutti i nostri dati sono in rete.

Disposizioni bancarie, shopping, conversazioni sensibili, spostamenti: sono solo alcune delle informazioni strettamente personali che finiscono ogni giorno nella rete. E, in un mondo in cui l’informazione è potere, tutti questi dati sono potenziali bersagli di attacchi cibernetici malevoli – clonazione della carta di credito, furto di identità e così via.

Su una scala più ampia il discorso si complica: ci basti pensare all’interferenza russa nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 attraverso i social media o alla denuncia dell’amministrazione Trump contro Huawei1, in merito a un probabile furto d’informazioni digitali attraverso la tecnologia 5G. Si parla di “data breach” su scala globale, in grado di coinvolgere milioni di persone e di pesare enormemente sull’economia.

Ecco perché proteggere i dati e tutelare i cittadini da potenziali reati informatici è diventata ormai una priorità per molti Stati e aziende di tutto il mondo.

 

Un mondo digitale da proteggere.

La tendenza sembra destinata a crescere nei prossimi anni. Stando a un report messo a punto dall’associazione GSMA, entro il 2025 il numero di dispositivi connessi alla rete grazie alla cosiddetta Internet of Things arriverà a toccare i 25 miliardi dai circa 10 miliardi attuali – e le stime sono tra le più conservative: non più solo smartphone e pc, ma anche automobili, sistemi di allarme e di riscaldamento, frigoriferi, lavastoviglie, stampanti, telecamere, orologi, solo per fare qualche esempio.

Parallelamente, si diffonde a macchia d’olio l’utilizzo del cloud computing, un “archivio” nell’etere che permette di accedere al proprio spazio riservato da vari dispositivi, ma che presta inevitabilmente il fianco a possibili attacchi informatici.

Insomma, se da un lato Internet sta rivoluzionando la nostra società, creando nuove modalità di scambio economico e commerciale, dall’altro sta introducendo minacce inedite, con rischi che vanno dal furto della proprietà intellettuale alla sottrazione di dati personali e finanziari fino all’appropriazione indebita.

L’impatto economico non è trascurabile. Il World Economic Forum (WEF) ha inserito il cyber risk tra i rischi globali più significativi per il 2019 e il Global Risks Report (2019) ha previsto che il crimine informatico costerà all’economia globale oltre 6 mila miliardi di dollari entro il 2021, contro i 3 mila miliardi del 2015.

Tutto questo rende necessaria la messa a punto di soluzioni di sicurezza informatica.

Cosa si intende per sicurezza informatica?

In estrema sintesi, la cybersecurity racchiude varie discipline impiegate per proteggere i sistemi informatici (e i dati in essi contenuti) dall’intrusione di ospiti indesiderati. Ne fanno parte da un lato i fornitori di infrastrutture, che sviluppano hardware e software per la protezione dell’accesso a reti e file – produttori di antivirus, di firewall e di sistemi contro le intrusioni informatiche – e dall’altro i fornitori di servizio, società che offrono consulenze specifiche a privati, enti, banche e governi.

Per fare qualche nome, citiamo IBM Security, Palo Alto Networks, Cisco, Fortinet, Bae System e FireEye, alcune delle società più promettenti del momento.

Il settore è in decisa espansione: secondo dati IDC la spesa mondiale per la cybersecurity cresce di circa il 10% ogni anno, tre volte più rapidamente dell’economia globale e potrebbe raggiungere 120 miliardi di dollari entro il 2021.

E se fino ad ora gli investimenti si sono concentrati soprattutto in America, recentemente anche l’Unione Europea ha deciso di investire fino a 450 milioni di euro in una nuova partnership tra pubblico-privato nel settore della cybersecurity.

Sono numeri che lasciano pochi dubbi: la cybersecurity si profila come un vero e proprio megatrend, che anche gli investitori possono cavalcare.

 

Uno sguardo ai numeri.

I numeri ci dicono che dal 2015, l’indice è cresciuto del 78% circa (15% annualizzato).

 

E le prospettive ci dicono che, molto probabilmente siamo solo all’inizio di questa ascesa.

Una diversificazione su questo settore, consigliati e guidati da un professionista, meglio se attraverso la pianificazione di un piano di accumulo, potrebbe essere una scelta felice.

 

Mi chiamo Mauro Valentino, sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico OCF e certificato EFPA, European Financial Advisor.

Lasciami le tue considerazioni, richieste, dubbi e/o approfondimenti, sarà un piacere poterti rispondere.

Ti ringrazio per l’attenzione,

a presto

Mauro

 

Fonte: AdviseOnly

01 Feb 2020

Coronavirus e mercati: calma e sangue freddo.

Visto il clamore mediatico, ed il panico diffuso anche fra i risparmiatori, mi sembra opportuno portare qualche notizia in più riguardo al Coronavirus ed al suo impatto sui mercati.

Partiamo con i dati.

L’indice Azionario Globale : MSCI World

Il 17 gennaio, l’indice MSCI World (l’indice azionario globale) ha toccato il suo massimo a 2415 $.  Dallo scoppio del virus, nei dieci giorni successivi ha perso il 2,5%, recuperando qualcosa negli ultimi giorni e attestandosi ad un – 1,6% circa dal suo massimo.

Quindi, ad oggi, un storno contenuto.

Per la maggior parte degli operatori, regna un moderato ottimismo, paragonandosi anche all’ultima grande paura di pandemia scoppiata a livello globale e cioè la SARS (2003).

Anzi, l’opportunità di sfruttare questo eventuale “rally” sembra ghiotta.

Guardando infatti agli ultimi allarmi virali a livello mondiale, notiamo una ripresa completa che va dal mese ai 3 mesi, dal massimo del picco negativo registrato.

 

Vi lascio in allegato un recente articolo del Sole 24 con il “consensus” di alcuni importanti gestori a livello mondiale, ricordando che, dal punto di vista comportamentale, attraverso una oculata strategia di accumulo, sono proprio questi i momenti in cui fare dei buoni acquisti a “saldo”.

https://www.ilsole24ore.com/art/borse-rosso-ma-coronavirus-non-portera-recessione-globale-AChoRNFB

 

 

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico OCF e certificato EFPA, European Financial Advsor.

Per qualsiasi dubbio, argomentazione, approfondimento, contattami! Sarà un piacere poterti rispondere!

Grazie e a presto,

Mauro

25 Gen 2020

BANCHE TRADIZIONALI E BANCHE RETI: CONOSCI LA DIFFERENZA?

L’altro giorno un caro amico mi chiede: “ma che differenza c’è fra te ed un private banker di MPS o Intesa San Paolo oppure BPER?”

La domanda mi ha scosso un po’, soprattutto detta da un amico (e cliente) che dovrebbe conoscere molto di te!

La scelta da me effettuata alcuni anni fa di abbandonare la Banca Tradizionale per dedicarmi alla libera professione è stata una scelta importante  e ponderata: la possibilità di poter offrire maggior qualità nel servizio di gestione dei risparmi dei miei clienti, per me era fondamentale.

Ma purtroppo tutto questo “fuori” non si vede.

E quindi qui cerco di spiegarti, concretamente, la differenza fra Banche Tradizionali (Unicredit, Intesa, Bper, Bpm, UBI etc…), identificate di solito dalle loro Filiali sparse (ancora fino a quando?) in maniera capillare in ogni provincia o comune, e le Banche Reti (Allianz Bank, Fideuram, Banca Mediolanum, Azimut, Fineco, Banca Generali, IW bank etc…) che, invece, non sono dotate, generalmente, della stessa capillarità di sportelli/filiali sul territorio.

Innanzitutto, partiamo col dire che sono tutte e due delle Banche. E cioè dotate di conti correnti, bancomat, carte di credito, possibilità di accredito dello stipendio e canalizzazione delle bollette, pagamento F24, bollettini postali, MAV etc… .

Tutte e due ormai dotate di Home Banking (da cui si può svolgere il 90%, se non il 100%, dell’operatività ordinaria) ma anche di sportelli bancari per operazioni di versamenti assegni o versamenti/ritiro contanti: la Banca Tradizionale tramite la propria rete di Filiali, la Banca Rete tramite convenzioni con le Banche Tradizionali (che si fanno giustamente pagare) per l’uso della loro rete di sportelli.

Le Banche Tradizionali trovano le loro radici nella storia: Banca Monte dei Paschi di Siena è la Banca più antica del mondo con i suoi 544 anni di storia (1472). E il business storico delle banche tradizionali è sempre stato quello di prestare denaro all’ economia reale (famiglie ed imprese) in cambio di interessi. Quindi, fare credito.

Le Banche Reti sono nate, invece, in tempi recenti ( Allianz BanK ha  appena compiuto i suoi primi 50 anni) e il loro business, al contrario, è sempre stato orientato esclusivamente alla gestione del risparmio.

E questa è sicuramente la differenza più importante: la loro NATURA è diversa. La prima è nata principalmente per fare CREDITO, le seconde per GESTIRE I RISPARMI.

Ma a partire da fine anni 90’ circa è iniziato a cambiare qualcosa nelle Banche Tradizionali. Mentre le Banche Reti hanno continuato a fare quello che hanno sempre fatto, la Banca Tradizionale si è accorta che col passare del tempo (e sempre di più al giorno d’oggi nell’ epoca dei tassi negativi), fare credito all’ economia reale in cambio di un interesse (sempre più risicato) non era più conveniente. In più ci si è messa in mezzo anche la Crisi del 2008 che ha riempito i bilanci di queste banche di Crediti Deteriorati (NPL) e le ha spinte a cercare redditività in altri settori.

Facendo leva sulla capillarità della loro rete di filiali hanno iniziato allora a rivolgersi alla risorsa più importante che si sono accorti di avere: i loro clienti.

Clienti abituati ad investire i loro risparmi in titoli di stato e a cui non è mai stato erogato un servizio di consulenza finanziaria.

Piano piano, anno dopo anno, attraverso la “spinta” e  i “consigli” dall’ “amico direttore della filiale” o anche dall’ “amico allo sportello della banca sotto casa”, la loro clientela è passata dalla sottoscrizione di titoli di stato (poco redditizi per la banca), a comprare le azioni e le obbligazioni della banca e a sottoscrivere strumenti di risparmio gestito ai quali applicare importanti costi di sottoscrizione che tanto bene avrebbero fatto ai sempre più esausti bilanci delle banche tradizionali.

E come hanno potuto cambiare così il loro business principale?

E qui viene la seconda importantissima differenza fra Banche Tradizionali e Banche Reti: hanno potuto farlo perché tutta la loro rete distributiva è costituita da dipendenti. E il dipendente, per definizione, fa quello che gli dice il capo.

Le Banche Reti, invece, da sempre e solo focalizzate sul business della Gestione del Risparmio, sin dalla loro nascita, si avvalgono della collaborazione di liberi professionisti. Che non eseguono ordini se non quelli del proprio cliente.

Quindi, tornando alla domanda iniziale e per cercare di rispondere al mio caro amico: la differenza tra me ed un Private Banker di una Banca Tradizionale è totale.

Io non eseguo ordini di distribuzione e se voglio mangiare, devo “solo” mantenere il mio cliente nel tempo.

Come?

Molto semplice: cercando di fare innanzitutto il suo interesse perché solo così potrà ringraziarmi rimanendomi fedele nel tempo.

Il Private Banker di una Banca Tradizionale vende quello che gli viene detto di vendere. Secondo strategie volte a soddisfare in primo luogo i bilanci della loro Banca, che, soprattutto dopo la crisi del 2008 hanno iniziato a non generare più utili per i loro esigenti azionisti (la trasformazione in atto nel sistema bancario tradizionale né è la riprova tangibile).

Il loro stipendio non cambia anche se un cliente si accorge del trattamento e li abbandona.

Infine, e forse è la cosa più importante, noi liberi professionisti per poter svolgere la Professione di Consulente Finanziario dobbiamo essere iscritti all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari OCF, il che richiede innanzitutto il superamento di un esame molto tosto e ed un aggiornamento continuo.

La stessa cosa può non valere per un dipendente bancario che può assumere il ruolo di Private Banker in maniera discrezionale da parte del proprio datore di lavoro.

Sono due lavori diversi.

La Banca Tradizionale faceva credito e per motivi di utilità sta cambiando lavoro. I dipendenti eseguono degli ordini di vendita, che non sempre collimano con le esigenze diverse dei propri clienti.

La Banca Rete ha sempre fatto quello di mestiere: e cioè la gestione dei risparmi dei clienti attraverso la collaborazione con professionisti, che devono curare le esigenze dei loro clienti se li vogliono mantenere.

Premesso che i furfanti sono ovunque, come mai, per esempio, la recente truffa “sistematizzata” dei Diamanti da Investimento (che ha coinvolto circa 200.000 clienti fra Unicredit, MPS, Intesa, BPM e Aletti) è avvenuta, guarda caso, nelle reti di distribuzione delle Banche Tradizionali?

Un Consulente Finanziario onesto, che vive della fidelizzazione del proprio cliente, non l’avrebbe nemmeno preso in considerazione, perchè una retrocessione del 15% alla rete di distribuzione era ovvio nascondesse qualcosa.

E quindi, al di là delle etichette e dei nomignoli “ad effetto” per rendersi più carini ed attraenti, la differenza è tutta qui.

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo unico OCF (www.organismocf.it) e certificato EFPA – European Financial Advisor.

Lasciami i tuoi commenti, sarà un piacere per me poterti rispondere.

Ciao grazie e a presto,

Mauro

18 Gen 2020

Lo Sharpe Ratio : un indicatore molto importante da valutare nei tuoi investimenti.

Quando andiamo al supermercato, siamo soliti confrontare uno stesso prodotto (latte, carne, formaggio, affettati) in base al suo prezzo al Kilogrammo.

Facciamo l’esempio classico del prosciutto crudo: 1 etto di San Daniele costa un po’ di più di quello della casa, ma abbiamo la garanzia di andare sul sicuro.

In questo caso, quindi, la formula PREZZO su UNITA’ DI PESO ci da una importante informazione. Più il risultato di questo rapporto è alto, più la qualità del prodotto, in teoria, è alta: che dopo vogliamo utilizzare questa informazione o meno dipende anche da altre variabili (es. a volte ci si può accontentare anche del prosciutto della casa).

Cercando di traslare questa metafora in ambito finanziario, l’indice di Sharpe è una formula che mi aiuta a confrontare la qualità di due o più strumenti finanziari.

Come dico sempre, infatti, la performance in sè di uno strumento finanziario non è tutto. Anzi, a volte, può mascherare rischi che non si vedono.

Prendiamo uno strumento finanziario (o un portafoglio) X e uno strumento finanziario Y.

Dall’ inizio dell’anno X ha performato il 10%. Y solo il 2%.

Tutti noi , quando decidiamo di investire i nostri risparmi, puntiamo ad avere il maggior rendimento possibile. Ma sappiamo che per ottenerlo dobbiamo sopportare più o meno rischi.

Lo strumento X ha performato un 10% dall’ inizio dell’ anno, ma con una volatilità del 40%.

Lo strumento Y ha avuto una performance del 2% , ma con una volatilità del 5%.

A quale dei due strumenti affideresti i tuoi risparmi ?

Diciamo che le variabili da considerarsi sono tante, tra cui ovviamente l’orizzonte temporale del mio investimento ed il grado di rischio che sono disposto a sopportare, ma lo Sharpe Ratio ci può dire che nel periodo considerato, come è stata la performance di uno rispetto all’altro, a parità di rischio sostenuto.

Infatti i due strumenti in questo momento esprimono performance diverse, ma sopportano RISCHI ben diversi !

La Sharpe Ratio, che deve il suo nome a William Sharpe, economista inglese, premio Nobel per l’economia nel 1990, ci dice proprio questo : e cioè quanto rendimento genera uno strumento finanziario per unità di rischio.

In questo modo, un po’ come si fa al supermercato quando si confrontano frutta, verdura, pesce o carne, siamo in grado di capire, in base alla medesima unità di rischio presa in considerazione, quale fondo sta “lavorando meglio”.

Infatti la formula dello Sharpe Ratio è la seguente:

 

A numeratore troviamo il rendimento dello strumento finanziario (nel periodo di tempo considerato) , diminuito del rendimento del titolo privo di rischio , tiotlo di stato AAA (che per comodità di calcolo in questa sede assumiamo sia pari a zero) ed al denominatore troviamo la misura del rischio (la volatilità) di quello strumento in quel periodo.

Applichiamo la formula al nostro esempio di X e di Y : che cosa vediamo?

SR di X = 10 – 0 / 40 = 0,25%

SR di Y = 2 – 0 / 5 = 0,4%

Anche se X nel periodo considerato sta avendo una performance decisamente maggiore, qualitativamente parlando, il gestore dello strumento Y sta lavorando meglio.

In proporzione, cioè, Y sta producendo più performance rispetto ad X.

Perché?

Perché se il rischio 40 che si sta assumendo X per ottenere 10, se lo assummesse Y (considerato che per ogni 5 di rischio ottiene 2 di performance), con l’assunzione di 40 di rischio otterrebbe, nello stesso periodo, 16 di performance anziché 10.

Più è alto lo Sharpe ratio, più lo strumento sta lavorando bene (= sta producendo maggior performance).

Quindi, se stai confrontando uno o più fondi di investimento, tieni sempre in conto, fra le altre variabili, anche il loro Sharpe Ratio. Più è alto, meglio è.

Ne parlo anche in un mio rudimentale video su Youtube che ti invito a guardare!

 

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico OCF (www.organismocf.it).

Mi raccomando, lasciami i tuoi commenti o le tue domande. Sarò lieto di poterti rispondere.

Ciao grazie e a presto !

Mauro

 

 

 

11 Gen 2020

Libero professionista, quale sarà la tua pensione? Le Casse di Previdenza, oggi.

Avvocati, Medici ed Odontoiatri, Veterinari, Consulenti del Lavoro, Ragionieri e Periti Commerciali, Ingegneri e Architetti, Geometri, Dottori Commercialisti, Agenti di Commercio, Psicologi, Chimici, Attuari, Geologi, Forestali, Agronomi … etc.

 

I liberi professionisti  sono da anni al centro di un costante percorso restrittivo quanto a prestazioni pensionistiche di primo pilastro: le Casse di Previdenza Professionali.

Sebbene ci sia eterogeneità tra le diverse categorie di professionisti, molte Casse arrivano a stimare tassi di sostituzione attesi (rapporto tra primo reddito da pensione e ultimo reddito da lavoro) in forte discesa, con prestazioni che arriveranno fino al 30/35% dell’ultimo reddito.

 

Da enti di diritto pubblico ad enti privati : la svolta del 1994 e l’impatto della riforma Fornero del 2011.

In Italia ci sono circa 1,5 milioni di professionisti iscritti ad un Ordine o ad un Collegio professionale.

Nel 1994 avviene un significativo cambiamento pensionistico per questi lavoratori, in quanto il decreto 509 trasforma le Casse di previdenza da enti di diritto pubblico in enti di diritto privato.

L’intervento normativo ha prodotto:

  • Rinuncia ai finanziamenti pubblici
  • Autonomia gestionale, organizzativa e contabile

A carico di tali enti era previsto un onere importante: garantire l’equilibrio finanziario (a tutela delle prestazioni pensionistiche) su un orizzonte temporale di 15 anni. A tal fine, potevano in autonomia modificare le aliquote contributive, le eventuali aliquote di rendimento ed i requisiti per la maturazione dei diritti.

Come noto, la legge 214/2011 meglio nota come «Riforma Fornero», ha impattato direttamente sulle prestazioni erogate dall’INPS introducendo l’età di pensionamento agganciata alle speranze attese di vita e, soprattutto, il passaggio al calcolo contributivo.

Sulle Casse professionali, la Riforma ha previsto l’obbligo di sostenibilità finanziaria su un periodo molto più esteso, chiedendo di «adottare misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferito ad un arco temporale di 50 anni».

In conseguenza di ciò le Casse (salvo eccezioni che vedremo) hanno provveduto a:

  • Alzare l’età pensionabile
  • Introdurre meccanismi di calcolo pro-rata o contributivi puri

Il tutto, con inevitabili conseguenze negative in termini di prestazioni future.

 

L’integrazione del decreto n. 103 del 1996

Dal decreto 509/1994 rimanevano tuttavia fuori quei liberi professionisti sprovvisti di una Cassa di Previdenza.

A sanare la situazione ha provveduto il decreto 103/1996 il quale ha previsto:

  • Obbligo di costituzione di una nuova Cassa, in presenza di un numero di aderenti pari ad almeno 8.000 professionisti;
  • Inclusione dei professionisti sprovvisti di tutela previdenziale in altro ente previdenziale di una categoria professionale similare;
  • Istituzione dell’EPAP (Ente di Previdenza ed Assistenza Pluricategoriale) destinato ad accogliere tutti gli altri liberi professionisti.

In tal modo si è costituito un sistema di previdenza privata di primo pilastro, alternativo al gigante pubblico dell’INPS.

 

I contributi dei liberi professionisti

La contribuzione dei liberi professionisti si divide in:

  • Contributo soggettivo: calcolato in percentuale sul reddito professionale netto ai fini IRPEF dichiarato nell’anno precedente. Tale percentuale varia da Cassa a Cassa, è previsto un contributo fisso ed indipendente dal reddito solo in casi residuali (Notai e Farmacisti);
  • Contributo integrativo: calcolato sul fatturato e non sul reddito netto. Viene addebitato nelle fatture ai clienti e varia dal 2% al 5%. Dal 2011, le Casse possono decidere se destinare parte di questo contributo al montante contributivo dell’iscritto (e dunque alla pensione) o esclusivamente al funzionamento della Cassa;
  • Contributo di maternità: stabilito annualmente in misura fissa;
  • Contributo facoltativo modulare: se previsto, è un contributo che il professionista può decidere di versare in aggiunta a quello soggettivo per accrescere il montante pensionistico L’incremento di pensione dovuto a questo contributo è calcolato sempre con il metodo contributivo.

 

 

Con questi contributi, quale pensione?

Alla luce delle aliquote previste dalle principali Casse, e salvo residuali eccezioni (ad esempio Cassa del Notariato) appare evidente una differenza enorme rispetto a quanto previsto per i lavoratori dipendenti: le aliquote soggettive sono nettamente più basse (tra il 10% ed il 16% contro il 33% circa a carico dei dipendenti).

Con contributi di questa entità, su quale prestazione attesa può fare affidamento un libero professionista?

 

Facciamo un esempio…

 

Esempio: la pensione di un commercialista

Consideriamo un commercialista ed ipotizziamo che egli abbia un reddito ai fini pensionistici di 60.000 euro annui, per 35 anni. Consideriamo inoltre:

  • Aliquota contributi soggettivi: 12% del reddito
  • Aliquota di rendimento dei contributi versati: 2%
  • Coefficiente di conversione del montante in rendita: 5%

Così facendo, facendo un po’ di conti, il commercialista otterrebbe una pensione pari a circa 18.000 euro, con un tasso di sostituzione del 30% rispetto al reddito.

Possiamo considerare la stima non solo bassa, ma in parte anche ottimistica: come noto, il reddito dei professionisti è in genere più volatile ed incerto rispetto ai lavoratori dipendenti, così come l’allungamento della vita media potrebbe generare riduzione nei coefficienti di conversione finale.

 

La necessità di cambiare prospettiva

Lo scenario delineato pone diverse questioni.

Nello specifico:

  • Il passaggio dalla garanzia di prestazioni retributive ad un metodo contributivo genererà per la maggior parte di liberi professionisti una forte riduzione dei tassi di sostituzione;
  • Anche le basse aliquote contributive concorrono a questo problema, implicando la necessità di costruire un pilastro integrativo;
  • Quasi tutte le Casse hanno già previsto un aumento dei contributi nei prossimi anni: il professionista deve dunque prepararsi a maggiori flussi previdenziali in uscita, a prescindere dal fatto che decida di aprire un fondo pensione o meno;
  • I massimali contributivi sul reddito pongono un’altra questione: per chi ha redditi molto alti, il tasso di sostituzione sarà ancora più basso. Le pensioni, dunque, saranno in grado di garantire lo stesso tenore di vita? Pensarci per tempo è indispensabile.

 

Un’ultima questione: il contributo modulare

Abbiamo visto che in molte Casse è consentito all’iscritto il versamento di un ulteriore contributo (definito modulare) che vada a rafforzare la costruzione della pensione futura.

Chi effettua questo versamento dimostra di essere sensibile al tema: proprio per questo, è importante spiegare la convenienza ad irrobustire la pensione futura attraverso il terzo pilastro (fondi pensione e PIP) piuttosto che attraverso questa modalità, per almeno tre motivi…

1.Diversificazione del portafoglio previdenziale: perché affidare tutto ad un unico interlocutore, cioè la Cassa?

2.Maggiori rendimenti attesi: i mercati finanziari restituiscono un premio al rischio significativo e statisticamente superiore rispetto a quanto prodotto dalle gestioni finanziarie ordinarie. In questo caso, è determinante avere il giusto orizzonte temporale davanti

3.Efficienza fiscale: la tassazione delle forme di previdenza complementare consente un risparmio sensibile rispetto a quanto previsto dai regimi tributari ordinari.

 

La tematica è complessa e va necessariamente approfondita per singola Cassa di Previdenza, ma di certo vi è che il tasso di sostituzione stimato in media non può garantire lo stesso tenore di vita in fase di pensione e necessita di una integrazione, che va pianificata per tempo.

 

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico OCF nonchè certificato EFPA – European Financial Advisor e ritengo che la pianificazione previdenziale debba inserirsi al centro di ogni corretta pianificazione finanziaria.

 

Un caro saluto e buona pianificazione.

 

fonte: Kaidan by Ecomatica

 

 

04 Gen 2020

Investimenti Sostenibili: moda o sostanza?

Investimenti ESG : ENVIRONMENTAL, SOCIAL, GOVERNANCE.

Si chiamano così quegli strumenti finanziari che applicano un metodo di selezione degli assets basato su determinati criteri ambientali, sociali e di governo societario.

Investire in modo sostenibile significa rispettare precisi requisiti di sensibilità sociale: tener conto di cambiamenti climatici, inquinamento, sprechi e deforestazione per quanto riguarda l’ambiente; diritti umani, standard lavorativi e politiche di genere per quanto riguarda l’ambito sociale; infine, le logiche retributive del management, la composizione dei consigli di amministrazione, le procedure di controllo dei vertici societari con riferimento alle pratiche di governance.

Il crescente interesse riguardo al peggioramento della situazione climatica dimostrato dalle istituzioni sovranazionali mondiali sta generando una sempre maggiore sensibilità ambientale ed un sempre maggior interesse verso queste soluzioni di risparmio.

Sapere che i propri risparmi vengono destinati a società o ad aziende che rispettano determinati criteri di sostenibilità, è sicuramente un valore aggiunto.

Ma venendo al sodo, la domanda che tutti si pongono rispetto a questo tipo di investimento è:

Si ok, ma rende o è solo una moda?

Andiamo a vedere come si sono comportati gli investimenti sostenibili negli ultimi anni.

A quanto pare, bene.

Come dimostrato dallo studio della Banor Sim e della School of Management del Politecnico di Milano riportato in tabella, le obbligazioni con alto rating ESG hanno conseguito in termini di rendimento cumulato un vantaggio di 110 punti base nei 4 anni analizzati rispetto alle emissioni con basso rating ESG.

 

 

Il rating ESG (rating di sostenibilità)  rappresenta un giudizio sintetico circa la coerenza degli investimenti di un fondo dal punto di vista delle performance ambientali, sociali, e di governance. I rating ESG sono complementari al rating tradizionale e vengono elaborati da agenzie di rating specializzate. Per esempio, Morningstar (società specializzata in ricerche finanziarie a livello globale) ha unito le forze con Sustainalytics e ha reso operativi dal 31 ottobre 2019 nuovi rating di sostenibilità (Morningstar Sustainability Rating) per oltre 30.000 fondi.

 

 

I processi di elaborazione dei rating ESG si basano sull’analisi di diversi fattori tra cui: documenti aziendali, dati forniti dalle autorità di vigilanza, associazioni di categoria, informazioni pubbliche e informazioni raccolte da incontri con il management.

Concludendo: gli investimenti sostenibili si stanno ritagliano uno spazio crescente sia nell’offerta finanziaria che nell’attenzione mediatica. Non possiamo né dobbiamo ignorarli, e tantomeno considerarli come una moda.

Dietro l’approccio sostenibile c’è al contrario sostanza e ci sono diversi buoni motivi per utilizzarli in una corretta diversificazione di portafoglio, non ultima: la performance.

28 Dic 2019

Pensione integrativa e piano di accumulo: tempo ed interesse composto i due migliori alleati dei nostri figli.

Iniziare ad aiutarli a costruirsi il proprio futuro.

Il senso di questo bel articolo del “Corriere Economia” è tutto qui.

 

https://www.corriere.it/economia/finanza/cards/pensione-integrativa-master-etf-piano-d-accumulo-natale-regalate-investimento-figli-nipoti/strategia-risparmi-investimenti.shtml

 

I nostri figli si troveranno di fronte ad una situazione ben diversa da quella che hanno avuto i nostri padri: se da un certo lato potranno contare sul naturale travaso di ricchezza da una generazione all’altra, dall’altro lato non potranno contare più su un welfare sociale che li sostenga.

Sanità, istruzione, pensione sono i principali pilastri di un Welfare Statale che sta sempre più venendo meno.

Però abbiamo la possibilità grazie ad una corretta pianificazione finanziaria, di poter sopperire ai Gap che verranno a crearsi.

Ci sono due fattori che giocano a favore dei nostri figli, due fattori che in Finanza fanno la differenza: il fattore Tempo e l’ Interesse Composto.

Ne parlo in uno dei miei rudimentali video sul mio canale Youtube. Dimmi cosa ne pensi!

https://www.youtube.com/watch?v=Sh7Qt2szx-Q

 

Buone Feste a tutti e un radioso 2020!

A presto,

 

Mauro

23 Dic 2019

L’ arte magica della chiaroveggenza in Finanza.

Troppo spesso quando si parla ai propri clienti di pianificazione finanziaria, della ricerca del rendimento in relazione ai propri obbiettivi di vita, ci si scontra con chi inveve, in questo settore, pratica l’arte magica della chiaroveggenza.

 

Onestamente credo che questo tipo di contributo da parte dei media del settore, siano tempo sprecato, nel migliore dei casi, se non addirittura concetti dannosi per chi malauguratamente ha deciso di seguirne i consigli.

Da una parte la scienza, la statistica, lo studio delle probabilità … dall’altra lo studio delle stelle e la chiaroveggenza finanziaria.

Nessuno può sapere fino a dove si spingeranno Wall Street e le Borse Europee.

Esistono solo metodo, studio e pianificazione.

L’unica domanda che un risparmiatore deve porsi è : “per quanto tempo posso privarmi di quella determinata cifra?”.

L’unica questione da porre sul piatto è quindi, solo ed esclusivamente, l’orizzonte temporale dell’investimento da effettuare.

I mercati finanziari sono, infatti, RESILIENTI.

Ed è statisticamente, quindi scientificamente, dimostrabile.

La RESILIENZA è la «capacità di assorbire un urto senza rompersi, di affrontare e superare un evento traumatico»

La resilienza (i mercati si piegano ma non si spezzano) è una caratteristica statisticamente dimostrabile: l’economia si muove per cicli e la stessa cosa accade in finanza, dove alle fasi di discesa (anche marcata) fanno sempre seguito fasi di recupero e di nuova crescita.

 

Questo è l’andamento dell’indice azionario globale (MSCI World) negli utlimi 15 anni.

Come si può vedere, nel complesso, l’indice è passato da un valore di 1030 $ nel 2004 ad 2300 $ nel 2019, più che raddoppiando il suo valore in 15 anni.

Al netto delle discese anche marcate come il  -55% del periodo 2007-2009.

Storicamente, le fasi di crescita e di espansione sono più frequenti e prolungate rispetto alle fasi di recessione: l’investimento nell’economia reale, nel corretto orizzonte temporale, premia.

Infine, ti ricordo che la resilienza è una peculiarità degli investimenti diversificati, non degli investimenti in singoli titoli o settori: in quest’ultimo caso, infatti, esiste la possibilità che eventi particolari possano anche azzerare il valore dell’investimento. La diversificazione pertanto è la profilassi contro il rischio potenzialmente più nocivo: il rischio specifico.