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25 Gen 2020

BANCHE TRADIZIONALI E BANCHE RETI: CONOSCI LA DIFFERENZA?

L’altro giorno un caro amico mi chiede: “ma che differenza c’è fra te ed un private banker di MPS o Intesa San Paolo oppure BPER?”

La domanda mi ha scosso un po’, soprattutto detta da un amico (e cliente) che dovrebbe conoscere molto di te!

La scelta da me effettuata alcuni anni fa di abbandonare la Banca Tradizionale per dedicarmi alla libera professione è stata una scelta importante  e ponderata: la possibilità di poter offrire maggior qualità nel servizio di gestione dei risparmi dei miei clienti, per me era fondamentale.

Ma purtroppo tutto questo “fuori” non si vede.

E quindi qui cerco di spiegarti, concretamente, la differenza fra Banche Tradizionali (Unicredit, Intesa, Bper, Bpm, UBI etc…), identificate di solito dalle loro Filiali sparse (ancora fino a quando?) in maniera capillare in ogni provincia o comune, e le Banche Reti (Allianz Bank, Fideuram, Banca Mediolanum, Azimut, Fineco, Banca Generali, IW bank etc…) che, invece, non sono dotate, generalmente, della stessa capillarità di sportelli/filiali sul territorio.

Innanzitutto, partiamo col dire che sono tutte e due delle Banche. E cioè dotate di conti correnti, bancomat, carte di credito, possibilità di accredito dello stipendio e canalizzazione delle bollette, pagamento F24, bollettini postali, MAV etc… .

Tutte e due ormai dotate di Home Banking (da cui si può svolgere il 90%, se non il 100%, dell’operatività ordinaria) ma anche di sportelli bancari per operazioni di versamenti assegni o versamenti/ritiro contanti: la Banca Tradizionale tramite la propria rete di Filiali, la Banca Rete tramite convenzioni con le Banche Tradizionali (che si fanno giustamente pagare) per l’uso della loro rete di sportelli.

Le Banche Tradizionali trovano le loro radici nella storia: Banca Monte dei Paschi di Siena è la Banca più antica del mondo con i suoi 544 anni di storia (1472). E il business storico delle banche tradizionali è sempre stato quello di prestare denaro all’ economia reale (famiglie ed imprese) in cambio di interessi. Quindi, fare credito.

Le Banche Reti sono nate, invece, in tempi recenti ( Allianz BanK ha  appena compiuto i suoi primi 50 anni) e il loro business, al contrario, è sempre stato orientato esclusivamente alla gestione del risparmio.

E questa è sicuramente la differenza più importante: la loro NATURA è diversa. La prima è nata principalmente per fare CREDITO, le seconde per GESTIRE I RISPARMI.

Ma a partire da fine anni 90’ circa è iniziato a cambiare qualcosa nelle Banche Tradizionali. Mentre le Banche Reti hanno continuato a fare quello che hanno sempre fatto, la Banca Tradizionale si è accorta che col passare del tempo (e sempre di più al giorno d’oggi nell’ epoca dei tassi negativi), fare credito all’ economia reale in cambio di un interesse (sempre più risicato) non era più conveniente. In più ci si è messa in mezzo anche la Crisi del 2008 che ha riempito i bilanci di queste banche di Crediti Deteriorati (NPL) e le ha spinte a cercare redditività in altri settori.

Facendo leva sulla capillarità della loro rete di filiali hanno iniziato allora a rivolgersi alla risorsa più importante che si sono accorti di avere: i loro clienti.

Clienti abituati ad investire i loro risparmi in titoli di stato e a cui non è mai stato erogato un servizio di consulenza finanziaria.

Piano piano, anno dopo anno, attraverso la “spinta” e  i “consigli” dall’ “amico direttore della filiale” o anche dall’ “amico allo sportello della banca sotto casa”, la loro clientela è passata dalla sottoscrizione di titoli di stato (poco redditizi per la banca), a comprare le azioni e le obbligazioni della banca e a sottoscrivere strumenti di risparmio gestito ai quali applicare importanti costi di sottoscrizione che tanto bene avrebbero fatto ai sempre più esausti bilanci delle banche tradizionali.

E come hanno potuto cambiare così il loro business principale?

E qui viene la seconda importantissima differenza fra Banche Tradizionali e Banche Reti: hanno potuto farlo perché tutta la loro rete distributiva è costituita da dipendenti. E il dipendente, per definizione, fa quello che gli dice il capo.

Le Banche Reti, invece, da sempre e solo focalizzate sul business della Gestione del Risparmio, sin dalla loro nascita, si avvalgono della collaborazione di liberi professionisti. Che non eseguono ordini se non quelli del proprio cliente.

Quindi, tornando alla domanda iniziale e per cercare di rispondere al mio caro amico: la differenza tra me ed un Private Banker di una Banca Tradizionale è totale.

Io non eseguo ordini di distribuzione e se voglio mangiare, devo “solo” mantenere il mio cliente nel tempo.

Come?

Molto semplice: cercando di fare innanzitutto il suo interesse perché solo così potrà ringraziarmi rimanendomi fedele nel tempo.

Il Private Banker di una Banca Tradizionale vende quello che gli viene detto di vendere. Secondo strategie volte a soddisfare in primo luogo i bilanci della loro Banca, che, soprattutto dopo la crisi del 2008 hanno iniziato a non generare più utili per i loro esigenti azionisti (la trasformazione in atto nel sistema bancario tradizionale né è la riprova tangibile).

Il loro stipendio non cambia anche se un cliente si accorge del trattamento e li abbandona.

Infine, e forse è la cosa più importante, noi liberi professionisti per poter svolgere la Professione di Consulente Finanziario dobbiamo essere iscritti all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari OCF, il che richiede innanzitutto il superamento di un esame molto tosto e ed un aggiornamento continuo.

La stessa cosa può non valere per un dipendente bancario che può assumere il ruolo di Private Banker in maniera discrezionale da parte del proprio datore di lavoro.

Sono due lavori diversi.

La Banca Tradizionale faceva credito e per motivi di utilità sta cambiando lavoro. I dipendenti eseguono degli ordini di vendita, che non sempre collimano con le esigenze diverse dei propri clienti.

La Banca Rete ha sempre fatto quello di mestiere: e cioè la gestione dei risparmi dei clienti attraverso la collaborazione con professionisti, che devono curare le esigenze dei loro clienti se li vogliono mantenere.

Premesso che i furfanti sono ovunque, come mai, per esempio, la recente truffa “sistematizzata” dei Diamanti da Investimento (che ha coinvolto circa 200.000 clienti fra Unicredit, MPS, Intesa, BPM e Aletti) è avvenuta, guarda caso, nelle reti di distribuzione delle Banche Tradizionali?

Un Consulente Finanziario onesto, che vive della fidelizzazione del proprio cliente, non l’avrebbe nemmeno preso in considerazione, perchè una retrocessione del 15% alla rete di distribuzione era ovvio nascondesse qualcosa.

E quindi, al di là delle etichette e dei nomignoli “ad effetto” per rendersi più carini ed attraenti, la differenza è tutta qui.

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo unico OCF (www.organismocf.it) e certificato EFPA – European Financial Advisor.

Lasciami i tuoi commenti, sarà un piacere per me poterti rispondere.

Ciao grazie e a presto,

Mauro

18 Gen 2020

Lo Sharpe Ratio : un indicatore molto importante da valutare nei tuoi investimenti.

Quando andiamo al supermercato, siamo soliti confrontare uno stesso prodotto (latte, carne, formaggio, affettati) in base al suo prezzo al Kilogrammo.

Facciamo l’esempio classico del prosciutto crudo: 1 etto di San Daniele costa un po’ di più di quello della casa, ma abbiamo la garanzia di andare sul sicuro.

In questo caso, quindi, la formula PREZZO su UNITA’ DI PESO ci da una importante informazione. Più il risultato di questo rapporto è alto, più la qualità del prodotto, in teoria, è alta: che dopo vogliamo utilizzare questa informazione o meno dipende anche da altre variabili (es. a volte ci si può accontentare anche del prosciutto della casa).

Cercando di traslare questa metafora in ambito finanziario, l’indice di Sharpe è una formula che mi aiuta a confrontare la qualità di due o più strumenti finanziari.

Come dico sempre, infatti, la performance in sè di uno strumento finanziario non è tutto. Anzi, a volte, può mascherare rischi che non si vedono.

Prendiamo uno strumento finanziario (o un portafoglio) X e uno strumento finanziario Y.

Dall’ inizio dell’anno X ha performato il 10%. Y solo il 2%.

Tutti noi , quando decidiamo di investire i nostri risparmi, puntiamo ad avere il maggior rendimento possibile. Ma sappiamo che per ottenerlo dobbiamo sopportare più o meno rischi.

Lo strumento X ha performato un 10% dall’ inizio dell’ anno, ma con una volatilità del 40%.

Lo strumento Y ha avuto una performance del 2% , ma con una volatilità del 5%.

A quale dei due strumenti affideresti i tuoi risparmi ?

Diciamo che le variabili da considerarsi sono tante, tra cui ovviamente l’orizzonte temporale del mio investimento ed il grado di rischio che sono disposto a sopportare, ma lo Sharpe Ratio ci può dire che nel periodo considerato, come è stata la performance di uno rispetto all’altro, a parità di rischio sostenuto.

Infatti i due strumenti in questo momento esprimono performance diverse, ma sopportano RISCHI ben diversi !

La Sharpe Ratio, che deve il suo nome a William Sharpe, economista inglese, premio Nobel per l’economia nel 1990, ci dice proprio questo : e cioè quanto rendimento genera uno strumento finanziario per unità di rischio.

In questo modo, un po’ come si fa al supermercato quando si confrontano frutta, verdura, pesce o carne, siamo in grado di capire, in base alla medesima unità di rischio presa in considerazione, quale fondo sta “lavorando meglio”.

Infatti la formula dello Sharpe Ratio è la seguente:

 

A numeratore troviamo il rendimento dello strumento finanziario (nel periodo di tempo considerato) , diminuito del rendimento del titolo privo di rischio , tiotlo di stato AAA (che per comodità di calcolo in questa sede assumiamo sia pari a zero) ed al denominatore troviamo la misura del rischio (la volatilità) di quello strumento in quel periodo.

Applichiamo la formula al nostro esempio di X e di Y : che cosa vediamo?

SR di X = 10 – 0 / 40 = 0,25%

SR di Y = 2 – 0 / 5 = 0,4%

Anche se X nel periodo considerato sta avendo una performance decisamente maggiore, qualitativamente parlando, il gestore dello strumento Y sta lavorando meglio.

In proporzione, cioè, Y sta producendo più performance rispetto ad X.

Perché?

Perché se il rischio 40 che si sta assumendo X per ottenere 10, se lo assummesse Y (considerato che per ogni 5 di rischio ottiene 2 di performance), con l’assunzione di 40 di rischio otterrebbe, nello stesso periodo, 16 di performance anziché 10.

Più è alto lo Sharpe ratio, più lo strumento sta lavorando bene (= sta producendo maggior performance).

Quindi, se stai confrontando uno o più fondi di investimento, tieni sempre in conto, fra le altre variabili, anche il loro Sharpe Ratio. Più è alto, meglio è.

Ne parlo anche in un mio rudimentale video su Youtube che ti invito a guardare!

 

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico OCF (www.organismocf.it).

Mi raccomando, lasciami i tuoi commenti o le tue domande. Sarò lieto di poterti rispondere.

Ciao grazie e a presto !

Mauro

 

 

 

11 Gen 2020

Libero professionista, quale sarà la tua pensione? Le Casse di Previdenza, oggi.

Avvocati, Medici ed Odontoiatri, Veterinari, Consulenti del Lavoro, Ragionieri e Periti Commerciali, Ingegneri e Architetti, Geometri, Dottori Commercialisti, Agenti di Commercio, Psicologi, Chimici, Attuari, Geologi, Forestali, Agronomi … etc.

 

I liberi professionisti  sono da anni al centro di un costante percorso restrittivo quanto a prestazioni pensionistiche di primo pilastro: le Casse di Previdenza Professionali.

Sebbene ci sia eterogeneità tra le diverse categorie di professionisti, molte Casse arrivano a stimare tassi di sostituzione attesi (rapporto tra primo reddito da pensione e ultimo reddito da lavoro) in forte discesa, con prestazioni che arriveranno fino al 30/35% dell’ultimo reddito.

 

Da enti di diritto pubblico ad enti privati : la svolta del 1994 e l’impatto della riforma Fornero del 2011.

In Italia ci sono circa 1,5 milioni di professionisti iscritti ad un Ordine o ad un Collegio professionale.

Nel 1994 avviene un significativo cambiamento pensionistico per questi lavoratori, in quanto il decreto 509 trasforma le Casse di previdenza da enti di diritto pubblico in enti di diritto privato.

L’intervento normativo ha prodotto:

  • Rinuncia ai finanziamenti pubblici
  • Autonomia gestionale, organizzativa e contabile

A carico di tali enti era previsto un onere importante: garantire l’equilibrio finanziario (a tutela delle prestazioni pensionistiche) su un orizzonte temporale di 15 anni. A tal fine, potevano in autonomia modificare le aliquote contributive, le eventuali aliquote di rendimento ed i requisiti per la maturazione dei diritti.

Come noto, la legge 214/2011 meglio nota come «Riforma Fornero», ha impattato direttamente sulle prestazioni erogate dall’INPS introducendo l’età di pensionamento agganciata alle speranze attese di vita e, soprattutto, il passaggio al calcolo contributivo.

Sulle Casse professionali, la Riforma ha previsto l’obbligo di sostenibilità finanziaria su un periodo molto più esteso, chiedendo di «adottare misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferito ad un arco temporale di 50 anni».

In conseguenza di ciò le Casse (salvo eccezioni che vedremo) hanno provveduto a:

  • Alzare l’età pensionabile
  • Introdurre meccanismi di calcolo pro-rata o contributivi puri

Il tutto, con inevitabili conseguenze negative in termini di prestazioni future.

 

L’integrazione del decreto n. 103 del 1996

Dal decreto 509/1994 rimanevano tuttavia fuori quei liberi professionisti sprovvisti di una Cassa di Previdenza.

A sanare la situazione ha provveduto il decreto 103/1996 il quale ha previsto:

  • Obbligo di costituzione di una nuova Cassa, in presenza di un numero di aderenti pari ad almeno 8.000 professionisti;
  • Inclusione dei professionisti sprovvisti di tutela previdenziale in altro ente previdenziale di una categoria professionale similare;
  • Istituzione dell’EPAP (Ente di Previdenza ed Assistenza Pluricategoriale) destinato ad accogliere tutti gli altri liberi professionisti.

In tal modo si è costituito un sistema di previdenza privata di primo pilastro, alternativo al gigante pubblico dell’INPS.

 

I contributi dei liberi professionisti

La contribuzione dei liberi professionisti si divide in:

  • Contributo soggettivo: calcolato in percentuale sul reddito professionale netto ai fini IRPEF dichiarato nell’anno precedente. Tale percentuale varia da Cassa a Cassa, è previsto un contributo fisso ed indipendente dal reddito solo in casi residuali (Notai e Farmacisti);
  • Contributo integrativo: calcolato sul fatturato e non sul reddito netto. Viene addebitato nelle fatture ai clienti e varia dal 2% al 5%. Dal 2011, le Casse possono decidere se destinare parte di questo contributo al montante contributivo dell’iscritto (e dunque alla pensione) o esclusivamente al funzionamento della Cassa;
  • Contributo di maternità: stabilito annualmente in misura fissa;
  • Contributo facoltativo modulare: se previsto, è un contributo che il professionista può decidere di versare in aggiunta a quello soggettivo per accrescere il montante pensionistico L’incremento di pensione dovuto a questo contributo è calcolato sempre con il metodo contributivo.

 

 

Con questi contributi, quale pensione?

Alla luce delle aliquote previste dalle principali Casse, e salvo residuali eccezioni (ad esempio Cassa del Notariato) appare evidente una differenza enorme rispetto a quanto previsto per i lavoratori dipendenti: le aliquote soggettive sono nettamente più basse (tra il 10% ed il 16% contro il 33% circa a carico dei dipendenti).

Con contributi di questa entità, su quale prestazione attesa può fare affidamento un libero professionista?

 

Facciamo un esempio…

 

Esempio: la pensione di un commercialista

Consideriamo un commercialista ed ipotizziamo che egli abbia un reddito ai fini pensionistici di 60.000 euro annui, per 35 anni. Consideriamo inoltre:

  • Aliquota contributi soggettivi: 12% del reddito
  • Aliquota di rendimento dei contributi versati: 2%
  • Coefficiente di conversione del montante in rendita: 5%

Così facendo, facendo un po’ di conti, il commercialista otterrebbe una pensione pari a circa 18.000 euro, con un tasso di sostituzione del 30% rispetto al reddito.

Possiamo considerare la stima non solo bassa, ma in parte anche ottimistica: come noto, il reddito dei professionisti è in genere più volatile ed incerto rispetto ai lavoratori dipendenti, così come l’allungamento della vita media potrebbe generare riduzione nei coefficienti di conversione finale.

 

La necessità di cambiare prospettiva

Lo scenario delineato pone diverse questioni.

Nello specifico:

  • Il passaggio dalla garanzia di prestazioni retributive ad un metodo contributivo genererà per la maggior parte di liberi professionisti una forte riduzione dei tassi di sostituzione;
  • Anche le basse aliquote contributive concorrono a questo problema, implicando la necessità di costruire un pilastro integrativo;
  • Quasi tutte le Casse hanno già previsto un aumento dei contributi nei prossimi anni: il professionista deve dunque prepararsi a maggiori flussi previdenziali in uscita, a prescindere dal fatto che decida di aprire un fondo pensione o meno;
  • I massimali contributivi sul reddito pongono un’altra questione: per chi ha redditi molto alti, il tasso di sostituzione sarà ancora più basso. Le pensioni, dunque, saranno in grado di garantire lo stesso tenore di vita? Pensarci per tempo è indispensabile.

 

Un’ultima questione: il contributo modulare

Abbiamo visto che in molte Casse è consentito all’iscritto il versamento di un ulteriore contributo (definito modulare) che vada a rafforzare la costruzione della pensione futura.

Chi effettua questo versamento dimostra di essere sensibile al tema: proprio per questo, è importante spiegare la convenienza ad irrobustire la pensione futura attraverso il terzo pilastro (fondi pensione e PIP) piuttosto che attraverso questa modalità, per almeno tre motivi…

1.Diversificazione del portafoglio previdenziale: perché affidare tutto ad un unico interlocutore, cioè la Cassa?

2.Maggiori rendimenti attesi: i mercati finanziari restituiscono un premio al rischio significativo e statisticamente superiore rispetto a quanto prodotto dalle gestioni finanziarie ordinarie. In questo caso, è determinante avere il giusto orizzonte temporale davanti

3.Efficienza fiscale: la tassazione delle forme di previdenza complementare consente un risparmio sensibile rispetto a quanto previsto dai regimi tributari ordinari.

 

La tematica è complessa e va necessariamente approfondita per singola Cassa di Previdenza, ma di certo vi è che il tasso di sostituzione stimato in media non può garantire lo stesso tenore di vita in fase di pensione e necessita di una integrazione, che va pianificata per tempo.

 

Mi chiamo Mauro Valentino e sono un Consulente Finanziario iscritto all’Albo Unico OCF nonchè certificato EFPA – European Financial Advisor e ritengo che la pianificazione previdenziale debba inserirsi al centro di ogni corretta pianificazione finanziaria.

 

Un caro saluto e buona pianificazione.

 

fonte: Kaidan by Ecomatica

 

 

04 Gen 2020

Investimenti Sostenibili: moda o sostanza?

Investimenti ESG : ENVIRONMENTAL, SOCIAL, GOVERNANCE.

Si chiamano così quegli strumenti finanziari che applicano un metodo di selezione degli assets basato su determinati criteri ambientali, sociali e di governo societario.

Investire in modo sostenibile significa rispettare precisi requisiti di sensibilità sociale: tener conto di cambiamenti climatici, inquinamento, sprechi e deforestazione per quanto riguarda l’ambiente; diritti umani, standard lavorativi e politiche di genere per quanto riguarda l’ambito sociale; infine, le logiche retributive del management, la composizione dei consigli di amministrazione, le procedure di controllo dei vertici societari con riferimento alle pratiche di governance.

Il crescente interesse riguardo al peggioramento della situazione climatica dimostrato dalle istituzioni sovranazionali mondiali sta generando una sempre maggiore sensibilità ambientale ed un sempre maggior interesse verso queste soluzioni di risparmio.

Sapere che i propri risparmi vengono destinati a società o ad aziende che rispettano determinati criteri di sostenibilità, è sicuramente un valore aggiunto.

Ma venendo al sodo, la domanda che tutti si pongono rispetto a questo tipo di investimento è:

Si ok, ma rende o è solo una moda?

Andiamo a vedere come si sono comportati gli investimenti sostenibili negli ultimi anni.

A quanto pare, bene.

Come dimostrato dallo studio della Banor Sim e della School of Management del Politecnico di Milano riportato in tabella, le obbligazioni con alto rating ESG hanno conseguito in termini di rendimento cumulato un vantaggio di 110 punti base nei 4 anni analizzati rispetto alle emissioni con basso rating ESG.

 

 

Il rating ESG (rating di sostenibilità)  rappresenta un giudizio sintetico circa la coerenza degli investimenti di un fondo dal punto di vista delle performance ambientali, sociali, e di governance. I rating ESG sono complementari al rating tradizionale e vengono elaborati da agenzie di rating specializzate. Per esempio, Morningstar (società specializzata in ricerche finanziarie a livello globale) ha unito le forze con Sustainalytics e ha reso operativi dal 31 ottobre 2019 nuovi rating di sostenibilità (Morningstar Sustainability Rating) per oltre 30.000 fondi.

 

 

I processi di elaborazione dei rating ESG si basano sull’analisi di diversi fattori tra cui: documenti aziendali, dati forniti dalle autorità di vigilanza, associazioni di categoria, informazioni pubbliche e informazioni raccolte da incontri con il management.

Concludendo: gli investimenti sostenibili si stanno ritagliano uno spazio crescente sia nell’offerta finanziaria che nell’attenzione mediatica. Non possiamo né dobbiamo ignorarli, e tantomeno considerarli come una moda.

Dietro l’approccio sostenibile c’è al contrario sostanza e ci sono diversi buoni motivi per utilizzarli in una corretta diversificazione di portafoglio, non ultima: la performance.

28 Dic 2019

Pensione integrativa e piano di accumulo: tempo ed interesse composto i due migliori alleati dei nostri figli.

Iniziare ad aiutarli a costruirsi il proprio futuro.

Il senso di questo bel articolo del “Corriere Economia” è tutto qui.

 

https://www.corriere.it/economia/finanza/cards/pensione-integrativa-master-etf-piano-d-accumulo-natale-regalate-investimento-figli-nipoti/strategia-risparmi-investimenti.shtml

 

I nostri figli si troveranno di fronte ad una situazione ben diversa da quella che hanno avuto i nostri padri: se da un certo lato potranno contare sul naturale travaso di ricchezza da una generazione all’altra, dall’altro lato non potranno contare più su un welfare sociale che li sostenga.

Sanità, istruzione, pensione sono i principali pilastri di un Welfare Statale che sta sempre più venendo meno.

Però abbiamo la possibilità grazie ad una corretta pianificazione finanziaria, di poter sopperire ai Gap che verranno a crearsi.

Ci sono due fattori che giocano a favore dei nostri figli, due fattori che in Finanza fanno la differenza: il fattore Tempo e l’ Interesse Composto.

Ne parlo in uno dei miei rudimentali video sul mio canale Youtube. Dimmi cosa ne pensi!

https://www.youtube.com/watch?v=Sh7Qt2szx-Q

 

Buone Feste a tutti e un radioso 2020!

A presto,

 

Mauro

23 Dic 2019

L’ arte magica della chiaroveggenza in Finanza.

Troppo spesso quando si parla ai propri clienti di pianificazione finanziaria, della ricerca del rendimento in relazione ai propri obbiettivi di vita, ci si scontra con chi inveve, in questo settore, pratica l’arte magica della chiaroveggenza.

 

Onestamente credo che questo tipo di contributo da parte dei media del settore, siano tempo sprecato, nel migliore dei casi, se non addirittura concetti dannosi per chi malauguratamente ha deciso di seguirne i consigli.

Da una parte la scienza, la statistica, lo studio delle probabilità … dall’altra lo studio delle stelle e la chiaroveggenza finanziaria.

Nessuno può sapere fino a dove si spingeranno Wall Street e le Borse Europee.

Esistono solo metodo, studio e pianificazione.

L’unica domanda che un risparmiatore deve porsi è : “per quanto tempo posso privarmi di quella determinata cifra?”.

L’unica questione da porre sul piatto è quindi, solo ed esclusivamente, l’orizzonte temporale dell’investimento da effettuare.

I mercati finanziari sono, infatti, RESILIENTI.

Ed è statisticamente, quindi scientificamente, dimostrabile.

La RESILIENZA è la «capacità di assorbire un urto senza rompersi, di affrontare e superare un evento traumatico»

La resilienza (i mercati si piegano ma non si spezzano) è una caratteristica statisticamente dimostrabile: l’economia si muove per cicli e la stessa cosa accade in finanza, dove alle fasi di discesa (anche marcata) fanno sempre seguito fasi di recupero e di nuova crescita.

 

Questo è l’andamento dell’indice azionario globale (MSCI World) negli utlimi 15 anni.

Come si può vedere, nel complesso, l’indice è passato da un valore di 1030 $ nel 2004 ad 2300 $ nel 2019, più che raddoppiando il suo valore in 15 anni.

Al netto delle discese anche marcate come il  -55% del periodo 2007-2009.

Storicamente, le fasi di crescita e di espansione sono più frequenti e prolungate rispetto alle fasi di recessione: l’investimento nell’economia reale, nel corretto orizzonte temporale, premia.

Infine, ti ricordo che la resilienza è una peculiarità degli investimenti diversificati, non degli investimenti in singoli titoli o settori: in quest’ultimo caso, infatti, esiste la possibilità che eventi particolari possano anche azzerare il valore dell’investimento. La diversificazione pertanto è la profilassi contro il rischio potenzialmente più nocivo: il rischio specifico.

 

 

14 Dic 2019

Che cos’è il MES ? Un pò di chiarezza .

Come ci suggerisce il sondaggio di Demopolis, non scoraggiamoci!

Siamo in ottima compagnia!

Il tema del MES è , d’altronde, un tema molto tecnico, per addetti ai lavori. Se ne sente parlare, ma nella realtà in pochi sanno veramente cos’è.  Come sempre il dibattito politico, in questi casi, non aiuta a farsi un’idea corretta.

L’obiettivo di queste righe è solamente quello di spiegare cos’è: il clamore che suscita è legato a visioni politiche che non riguardano questo breve articolo.

Ripeto, l’argomento è tecnico e quindi facciamo un passo alla volta.

  • Che cos’è il MES ?

Il Meccanismo Europeo di Stabilità (traduzione di ESM, European Stability Mechanism), è un organo intergovernativo europeo, la cui funzione è quella di supportare gli Stati membri che versano in situazioni finanziarie di particolare difficoltà al fine di salvaguardare la stabilità finanziaria dell’Unione Europea, per evitare che la crisi di uno stato membro si allarghi a macchia d’olio attivando conseguenze dannose ed irrecuperabili.

Il MES nasce con il Trattato istitutivo del 2 febbraio 2012 ed oggi ne fanno parte tutti i Paesi dell’Eurozona che, allo stato attuale, sono 19.

Il MES è, di fatto, prestatore di ultima istanza nell’Eurozona. Naturalmente, questa assistenza prevede un prezzo da pagare non tanto in termini finanziari,  quanto in termini di cessione di sovranità: il Paese finanziato entra in una specie di commissariamento che prevede regole rigide ed azioni precise propedeutiche a farlo rientrare in un sentiero di virtuosismo finanziario.

 

  • Potenza di fuoco del MES

Come già detto, al MES partecipano tutti i 19 membri dell’Eurozona, ciascuno dei quali detiene una quota basata sulla partecipazione al capitale versato nella Banca Centrale Europea. L’Italia è uno dei principali sottoscrittori, con una quota pari al 17,79%.

Tra le tante imprecisioni ascoltate in queste settimane vi è quella per la quale  la partecipazione al MES costerebbe all’Italia cifre enormi, pari a circa 125 miliardi di euro.

Questa affermazione è falsa.

Se infatti andiamo a guardare la fonte ufficiale del MES (www.esm.europa.eu), troviamo questa bella tabella che ci racconta un po’ di cose.

Cosa ci dice?

Ci dice che la potenza di fuoco totale del MES è pari a 704 miliardi di euro: questa è la cifra massima prevista come rete di protezione per gli aventi bisogno. Tuttavia, il capitale effettivamente versato dagli Stati partecipanti è ad oggi pari circa a 80 miliardi di euro.

E l’Italia ne ha versati ad oggi 14,33 in base alla sua quota di partecipazione.

 

  • Cosa prevede la riforma ?

Perché tanto chiasso sul Meccanismo di Stabilità, e perché proprio ora?

Nello scorso giugno, l’Eurogruppo ha raggiunto un accordo in merito alla revisione del MES. Si tratta di modifiche diverse e meno profonde rispetto alla proposta della Commissione Europea, che nel 2017 suggeriva di trasformare il fondo salva-Stati in un Fondo Monetario Europeo, che facesse le veci continentali di quello internazionale.

Ciononostante, tale accordo datato 13 giugno 2019 prevede che entro dicembre di quest’anno si sottoscriva un patto definitivo in merito alle modifiche da apportare, al fine di poterle poi ratificare negli Stati membri.

Le principali novità della riforma sono sostanzialmente due:

  • Il backstop, cioè la possibilità di utilizzare il MES come strumento per le ristrutturazioni bancarie. Tale procedura consentirebbe di evitare la ricapitalizzazione diretta da parte delle banche ad opera degli Stati, evitando dunque un immediato appesantimento sul debito pubblico a seguito dell’iniezione patrimoniale ed una più rapida risoluzione della crisi;
  • Le procedure per la ristrutturazione del debito pubblico (noto come “haircut”). Questo secondo punto è di fatto quello più chiacchierato che ha fatto da detonatore all’acceso dibattito pubblico delle ultime settimane.

Questa possibilità – cioè il taglio del valore nominale del debito e conseguente coinvolgimento degli investitori che detengono titoli di stato, i quali sono chiamati a condividere una perdita sul capitale – nasce di non alterare la principale legge di mercato, e cioè quella della domanda ed dell’offerta.

Ogni investitore, quando investe i propri denari, lo fa cercando di massimizzare il rapporto rischio/rendimento, in base a quello che è il proprio profilo di rischio ed il proprio orizzonte temporale.

Se investe in titoli di stato italiani (una volta avremmo detto quelli Greci), con un rating BBB-ed un rendimento a 10 anni del 1,315%, l’investitore sa che sta correndo un determinato rischio (rating BBB-) per ottenere quel rendimento (1,315% annuo).

Cosa accadrebbe, infatti, se un investitore, in un contesto macroeconomico di tassi a zero o negativi come quello attuale, potesse ragionevolmente pensare di poter investire su titoli rischiosi per ottenere maggiori rendimenti, nella consapevolezza che nella realtà non rischia nulla?

Non si vuole, giustamente, alterare questa elementare legge di mercato.

Non si vuole, cioè, che sia i Paesi richiedenti, sia gli investitori in titoli di quei Paesi, abbiano la ragionevole certezza che ci sia qualcuno pronto a soccorrerli in caso di bisogno, senza chiedere nulla in cambio.

Tuttavia, diversamente da quanto detto con sensazionalismo da più parti, non c’è alcun automatismo per cui l’eventuale richiesta di aiuti al MES faccia scaturire il coinvolgimento dei creditori. Si tratta di una considerazione discrezionale da parte dell’organismo, che deve valutare la sostenibilità del debito e gli interventi correttivi per poter concedere il programma di assistenza.

 

  • Rimangono alcune questioni aperte

La più importante riguarda certamente la discrezionalità della valutazione da parte del MES: quali siano i criteri adottati in questo complesso processo di analisi non è risaputo e non è definito in alcun documento ufficiale.

La seconda, riguarda la procedura di ristrutturazione del debito, che con le modifiche apportate risulterebbe meno macchinosa: le nuove clausole di azione collettiva sono previste infatti a voto unico, semplificando la procedura di eventuale ristrutturazione (c.d. single CACs)

Al di là delle speculazioni politiche, lo strumento ha una missione protettiva e funzionale alla realizzazione, almeno parziale, di una reale Unione non solo monetaria.

In ogni caso l’obiettivo di queste due righe era quello di fare un po’ di chiarezza attorno ad un tema estremamente tecnico, sul quale si prendono posizioni spesso senza averne la minima consapevolezza.

Spero di esserci riuscito.

07 Dic 2019

Per gli inguaribili nostalgici del TFR in Azienda e detrattori della Previdenza Complementare.

La rivalutazione del TFR in Azienda negli utlimi 10 anni è stata del 2% annuo.

Gli ultimi dati rilasciati dalla COVIP (la Commissione di Vigilanza sui fondi pensione) ci restituiscono i seguenti dati:

  • negli ultimi 10 anni, i fondi pensione (siano essi fondi negoziali, fondi aperti o PIP) nel loro comparto azionario hanno performato mediamente il 5,8%
  • Il comparto bilanciato, mediamente, il 3,83% annuo.

 

 

Se prendiamo un RAL medio di 25.000,00 euro, il TFR accantonato ammonta al 6,91% annuo e cioè a circa 1730,00 euro all’anno.

Significa che il TFR accumulato e rivalutato in Azienda negli utlimi 10 anni è stato di circa 19.300,00 euro a fronte di versamenti per 17.300,00 euro.

Se invece lo stesso TFR fosse stato messo in un comparto azionario di un fondo pensione qualsiasi, oggi sarebbero circa 24.000,00 euro.

Ovviamente questo senza contare altri 2 vantaggi importanti:

  • “Slegare” il proprio TFR dall’andamento dell’Azienda: lunga vita alle Aziende, linfa vitale del nostro tessuto economico … ma se qualcosa dovesse andare male? Che fine fa il TFR del lavoratore, al di là di tutte le tutele sindacali di questo mondo?

 

  • La tassazione finale. Che invece di essere minimo al 23% (in base allo scaglione di appartenenza) sarà, invece, massimo del 15% fino addirittura al 9% in base agli anni di permanenza nel fondo.

 

Proviamo a fare un esempio.

Trentenne, R.A.L. 25000,00 euro. Circa 35 anni di lavoro davanti a sè e, quindi, di accumulo del proprio TFR. Applichiamo un rendimento del 2% al TFR lasciato in Azienda, mentre, per difetto, solo un 3% di rendimento medio al TFR conferito nel Fondo Pensione.

Ben sapendo i rendimenti realizzati negli ultimi 10 anni (circa il TRIPLO del rendimento del TFR in Azienda), qui mi preme far vedere la differenza nel lungo periodo anche solo di 1 punto percentuale.

 

I numeri parlano da soli.

Mi preme ricordare, infine, a te, caro inguaribile sostenitore del TFR in Azienda che, per quanto riguarda invece il tema delle anticipazioni e dei riscatti, in Azienda gli stessi sono regolati dal Codice Civile (art.2120) e sono sono quindi soggetti a vincoli tanto quanto la Previdenza Complementare.

Della serie …. “Si ma in Azienda, se mi servono, li prendo quando voglio”.

In Azienda, se ti servono, innanzitutto bisogna vedere se ci sono, in secondo luogo li puoi prendere secondo i dettami del Codice Civile (art.2120) ed in ultimo, ti verranno tassati sempre minimo al 23%.

Caro inguaribile sostenitore del TFR in Azienda … contento tu.

 

 

23 Nov 2019

Mercati sui massimi: quanto durerà?

 

Questa domanda si ripete ciclicamente, all’indomani di ogni trend positivo di mercato.

Quanto durerà?

E di solito iniziano a proliferare le previsioni più disparate degli esperti del settore: chi dice che c’è ancora tanta strada e chi invece assicura che la corsa è finita e sarebbe meglio mettersi al riparo.

Bene. Detto questo, vi invito a fare un ragionamento.

Vi presento l’indice Standard & Poor 500, noto come S&P 500 o semplicemente S&P.

E’ stato realizzato da Standard & Poor’s nel 1957 e segue l’andamento di un paniere azionario formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione.

La Borsa di New York (il NYSE, New York Stock Exchange) è la più grande borsa valori a livello mondiale e rappresenta circa il 40% della capitalizzazione di tutto il mercato azionario globale.

Di conseguenza, studiare l’andamento dell’indice S&P 500 negli ultimi 90 anni è particolarmente significativo, per capire come si muove il mercato azionario americano e, di conseguenza, quello globale.

Nell’ultimo decennio (da dopo la crisi del 2008) l’indice S&P 500 , come si vede in tabella, ha performato circa il 13% annualizzato.

Tanto. Non tanto quanto nel ventennio 1980-2000, ma tanto.

E la domanda che ci si pone, in questi casi, è sempre la stessa: quanto durerà?

Premesso che nessuno ha la sfera di cristallo, lo studio e le analisi ci aiutano ad affrontare questo scenario (che ciclicamente si ripete).

In questi casi, a mio modo di vedere, ci sono 3 cose da tenere a mente, sempre.

Primo: la strategia. Sapere di avere tra i propri strumenti un piano di accumulo, ci rende consapevoli di aver in mano l’unica strategia che ci premia ad ogni eventuale, salutare e naturale discesa dei mercati.

Secondo: i numeri. Se si investe nel principale indice azionario americano, l’indice S&P 500 appunto, i numeri ( e cioè 90 anni di storia ) ci dicono che con un orizzonte temporale ad 1 anno, abbiamo il 27% di possibilità di andare incontro ad una perdita. A 3 anni il 17%, a 5 anni il 12%, a 10 anni il 6%, a 15 anni l’1%.

Per “holding period” superiori si è statisticamente certi di avere un ritorno positivo.

Terzo: l’orizzonte temporale. Chiedersi sempre: fra quanto tempo mi serviranno questi risparmi? E’ l’unica domanda a cui un risparmiatore deve rispondere con accuratezza.

Per rispondere quindi alla domanda iniziale:

durerà quel che durerà, consapevoli che una “correzione” ci sarà sicuramente, prima o poi, e che sarà il preludio ad una nuova risalita. Ma soprattutto che questa “correzione”  era già ampiamente prevista in fase di pianificazione coerentemente con il proprio orizzonte temporale.

 

Se non ho abbastanza tempo davanti, quindi, non investo nel mercato azionario.

Semplice.

24 Ago 2019

LA CERTEZZA DEL LUNGO PERIODO

Nella testa del risparmiatore, il conto corrente/conto deposito, il deposito a tempo, il bot, sono tutti strumenti che danno sicurezza. Nella testa del risparmiatore italiano la liquidità è sicura.

Averli sempre a disposizione. Poterli toccare con mano ogni qual volta che si vuole, come faceva Zio Paperone quando andava a farsi un tuffo nella sua cassaforte piena zeppa di monete d’oro.

Non lo dico io, ma l’ultima indagine sul risparmio delle famiglie italiane, condotta da Intesa SanPaolo con la collaborazione del Centro Einaudi (https://www.centroeinaudi.it/images/abook_file/risparmio-19/19_408_bro_einaudi_2019.pdf), dove si evince che il 38% circa degli intervistati ha come prima necessità per i propri risparmi la liquidtà, mentre solo il 7,6% mette in primo piano il rendimento di lungo periodo.

Infatti che cos’è che inquieta il risparmiatore italiano nel pianificare investimenti nel lungo periodo: la volatilità dei mercati, la loro oscillazione.

In realtà, e cioè MATEMATICAMENTE, è vero esattamente il contrario.

Infatti, chi rischia di più?

Chi li tiene sul conto corrente o chi investe nel lungo periodo?

Proviamo a leggere questo istogramma (ringraziando gli amici di Ecomatica www.ecomatica.it per la rielaborazione).

Rappresenta l’andamento, suddiviso per periodi di detenzione, di uno degli indici azionari più importanti al mondo, e cioè lo S&P 500, dal 1928 ad oggi.

E’ vero: i risultati passati non sono mai indice di rendimenti futuri, ma a questa frase bisognerebbe sempre aggiungere, per onestà intellettuale, che anche la liquidità lasciata sui conti correnti non significa certezza di averceli sempre a disposizione, anzi. E qui mi fermo, perché l’argomento merita di essere trattato a parte.

 

L’istogramma rappresenta il Massimo Rendimento e Minor Rendimento ottenuto dall’indice in base al periodo di detenzione dello strumento.

In pratica stiamo misurando, con dati reali, con dati storici riferiti all’indice azionario più capitalizzato al mondo su un arco temporale di circa 90 anni, quella cosa che spaventa tantissimo il risparmiatore italiano : come si comporta la VOLATILITA’ dei mercati azionari.

E che cosa vediamo?

Se in questi ultimi 90 anni circa avessimo investito per un anno i nostri risparmi nell’indice in questione avremmo potuto ottenere un massimo risultato del 52,6% , ma anche un minimo risultato del – 43,8%. La forbice, l’oscillazione in questo brevissimo orizzonte temporale sarebbe stata di oltre 95 punti percentuali.

Se avessimo investito  per 3 anni invece che 1, le cose sarebbero cambiate leggermente: infatti saremmo incorsi nell’opportunità di guadagnare al massimo un 30,8% , correndo un rischio di perdere un -27,3%. 59 punti percentuali di forbice.

In 5 anni notiamo già che il minimo si riduce notevolemente: si mantiene alto il massimo a 28,3% di guadagno, con un rischio di perdere il 12,7%.

Con un orizzonte temporale di detenzione dello strumento a 10 anni, notiamo una cosa strabigliante: di fatto si azzera il rischio di perdere denaro ( -1,7%) con la possibilità di guadagnare un massimo del 20,1%.

Oltre i dieci, la forbice tra massimo e minimo si attenua e soprattutto il minimo è sopra lo ZERO = non vi è stato, storicamente, rischio di perdita di capitale se avessimo investito nell’indice azionario S&P 500 per un orizzonte temporale superiore ai 10 anni. Con possibilità di guadagni importanti.

Questo dicono la matematica e la storia.

Cosa ne deduciamo?

Allungando l’orizzonte temporale, la volatilità dello strumento finanziario diminuisce.

E quindi, investire negli indici azionari per poco tempo equivale ad una SCOMMESSA, mentre investire negli indici azionari per periodi prolungati equivale ad una CERTEZZA.

Si può dire la stessa cosa per la liquidità parcheggiata sul conto corrente?

Rischio inflazione, rischio paese, rischio emittente, tassi negativi, costi bancari etc  …

Se il fine è quello di preservare i propri risparmi nel tempo, la liquidità rappresenta la certezza di perdere denaro.

Ma ne parleremo più approfonditamente nel prossimo articolo.

12 Ago 2019

MIFID 2 e il bravo Consulente

La Mifid2 è una normativa europea introdotta in Italia a partire dal 01 gennaio 2018.

In che cosa consiste?

Mifid2 obbliga gli intermediari finanziari (le Banche) ad applicare una serie di procedure volte alla maggiore trasparenza nei confronti dei clienti finali, gli investitori.

E questo attraverso informative ex ante ed ex post molto dettagliate che riguardano non solo le caratteristiche del prodotto finanziario proposto (la durata, la composizione, il rischio, i costi etc …) ma anche e soprattutto attraverso una’analisi del cliente/investitore per capire se effettivamente quel prodotto è adatto al suo profilo di rischio.

Norma assolutamente necessaria per indirizzare e sensibilizzare maggiormente gli operatori del settore ed evitare storture e “forzature alla vendita” che , innegabilmente, nel passato, anche recente, hanno fatto parlare i media, a ragion veduta, di “risparmio tradito”.

Ciò non toglie che, dal mio punto di vista, il professionista serio abbia da sempre operato seguendo principi deontologici tali da potergli consentire di conoscere e valutare a fondo le caratteristiche del proprio cliente e della sua famiglia, e di proporgli lo strumento finanziario più adatto alle sue esigenze. Informandolo puntualmente sui costi sostenuti e sugli obbiettivi che si desidera raggiungere.

Perché dico questo?

Perché, almeno per quanto mi riguarda, Mifid 2 è sempre esistita.

Infatti per poter consigliare lo strumento finanziario più adeguato ad un cliente, è essenziale conoscerlo : conoscere lui/lei dal punto di vista personale, lavorativo e familiare ma anche aziendale, qualora sia un imprenditore.

In Mifid2 si chiama “profilatura del cliente”.

In una parola: conoscerlo.

Esistono alcune domande che possono sembrare superflue o addirittura banali,  ma che sono invece imprescindibili e che ogni bravo Consulente dovrebbe fare ai propri clienti o futuri clienti prima di ogni investimento.

 

1) Hai mai investito in passato? Quanto sai di investimenti, economia e finanza? (questa prima domanda è rivolta essenzialmente a possibili futuri clienti, che non hanno mai investito con quel Consulente)

2) Quale durata vorresti avesse il tuo investimento? O meglio, per quanto tempo puoi privarti di questi soldi e quando ne avrai bisogno? (in pratica, definire l’orizzonte temporale dell’investimento)

3) Quali sono i tuoi obbiettivi? Hai un obbiettivo di lungo periodo?

4) Come reagiresti, durante il periodo concordato dell’investimento, ad oscillazioni in negativo del capitale investito?

 

In seguito, il bravo Consulente, sarà in grado di proporti un ventaglio di soluzioni e per ognuna delle quali, attraverso la consegna dei relativi fogli informativi, ti illustrerà i relativi costi da sostenere in totale trasparenza.

Il parallelo automatico è quello con la figura del Medico.

Il Medico parte sempre dall’anamnesi del paziente per inquadrare e capire meglio i sintomi presentati. Una volta analizzato il tutto nel suo complesso è in grado di elaborare una cura, dettagliandola nei suoi particolari.

 

Il tuo Consulente ha sempre seguito queste minime e basilari norme di comportamento?

Allora sei in una botte di ferro.

27 Lug 2019

Si ok, ma qual è il tasso?

“Che tassi ci sono adesso?”

Durante la mia giornata lavorativa fra clienti, potenziali tali, amici e parenti, quando si inizia a parlare di investimenti, 9 volte su 10, questa è la domanda che mi sento rivolgere.

E mi rendo conto che molto spesso ci sono delle aspettative di remunerazione dei propri risparmi che sono assolutamente fuori contesto.

E allora faccio una veloce “googolata” e mi accorgo che ci sono Banche che offrono , per un deposito vincolato ad un anno,  addirittura l’ 1,50%.

 

Siamo a luglio 2019, e per questo dico “addirittura” e soprattutto dico “attenzione”.

Faccio quindi un’ ulteriore “googolata” di approfondimento e vedo, per esempio, come volevasi dimostrare, che la Banca Popolare di Bari, non naviga in acque tranquille.

 

 

E questo cosa c’entra? C’entra eccome!!!

Provo a spiegarmi meglio.

Che cos’è e come si forma il tasso d’interesse?

Il tasso offerto da un emittente per remunerare i depositi dei propri clienti si compone di due parti:

  • La prima è uguale per tutti e lo decide il mercato : discende dalle decisioni della Banca Centrale, che abbassa o alza questo tasso in base alle diverse condizioni macroeconomiche. La Banca Centrale è un po’ come un miscelatore d’acqua: mette acqua fredda quando l’acqua nella vasca è troppo calda e, viceversa, quando l’acqua è troppo fredda, mette acqua calda.

Nelle fasi di difficoltà economica (come quella che stiamo vivendo da dopo il 2008) tende ad abbassare i tassi, per agevolare l’economia attraverso l’agevolazione del credito; viceversa quando il ciclo economico è in espansione, alza i tassi d’interesse per contenere l’inflazione.

Questo primo mattoncino è la base di ogni rendimento, il “minimo” che tutti i “prestatori” dovrebbero incassare.

Descrive quello che in genere viene chiamato “tasso risk-free” e viene misurato con il tasso IRS (interest rate swap).

 

  • C’è poi una seconda parte, che non ha nulla a che vedere con il mercato, e che dipende dal soggetto specifico a cui si presta denaro.

Tanto più quest’ultimo sarà solido ed affidabile, tanto più questo secondo mattoncino sarà sottile.

Qualora invece il debitore fosse più traballante e fragile, egli sarebbe “costretto” a compensare questa debolezza strutturale con una maggiore remunerazione.

Questo secondo mattoncino viene comunemente chiamato spread.

 

Tornando alla domanda iniziale (“che tassi ci sono?”) e all’offerta attuale di conti deposito a 12 mesi, è bene quindi sapersi che l’IRS a 1 anno, oggi, recita così :

 

-0,39% !!!

 

Che cosa significa?

Significa che il secondo tasselo che compone il tasso offerto della Popolare di Bari, e cioè lo SPREAD,  è molto spesso: essendo in questo momento un emittente non particolarmente sicuro, per attirare “prestatori” di denaro, è disposta a remunerare quasi 2 punti percentuali in più rispetto al tasso “privo di rischio”, su un orizzonte temporale di 12 mesi.

 

Quindi, che cosa dovrebbe fare un investitore prima di farsi ammaliare dal tasso?

Dovrebbe semplicemente scomporlo: per capire se esso è generato più dal tassello numero 1 (il mercato, il ciclo economico) o dal tassello n. 2 (le condizioni di affidabilità in cui versa il singolo debitore).

 

E se invece di prestarli, li avessimo presi in prestito noi dei soldi dalla Banca?

E’ bene tenere d’occhio Il tasso IRS, non solo quindi per valutare la solidità dell’emittente a cui intendiamo prestare i nostri risparmi, ma anche, al contrario, se abbiamo preso in prestito dei soldi da una banca:

il tasso IRS viene utilizzato, infatti, anche per i Mutui a tasso fisso.

In questo caso i prestatori sono le Banche.

 

Come si vede da questa tabella, il tasso IRS negli ultimi 15/20 è variato molto, perché, come ci siamo detti prima, sono variate molto le condizioni macroeconomiche.

Ad esempio, il tasso IRS a 10 anni è passato dal 4,78% del settembre 2002 allo 0,24% del luglio 2019.

Se posso quindi permettermi un ultimo consiglio, questo è quindi assolutamente un buon periodo, valutando attentamente i costi e gli spread (“tassello n. 2”) applicati, per contrarre un mutuo prima casa e, soprattutto, per surrogare vecchi mutui fatti prima del 2008.

09 Ott 2018

Aperitivo con il Consulente la Pensione Integrativa

E’ finalmente disponibile la sintesi in PDF del seminario che ho tenuto a Mantova il 3 Ottobre u.s. facente parte del ciclo “Aperitivo con il Consulente” dedicato questa volta alla Pensione Integrativa. 

La nostra pensione futura dipenderà dalle scelte che faremo oggi!

Ritengo sia doveroso per tutti nessuno escluso, acquisire quante più informazioni possibile sulla materia, allo scopo di poter prendere decisioni che siano ponderate e consapevoli, non ipotecare il tuo futuro, prima informati.

Per questo motivo ho deciso di rendere pubblica, nonché distribuire GRATUITAMENTE la sintesi del seminario che ho tenuto a Mantova il 13 Ottobre 2018, in origine in origine destinata ai soli partecipanti.

Per leggere la sintesi clicca sull’immagine qui sotto:

 

La Pensione Integrativa

Sintesi convegno sulla Pensione Integrativa del 3 ottobre 2018

 

 

30 Mag 2018

FONDO TUTELA INTERBANCARIO quando non basta Cosa fare per difenderti

Il Fondo di Tutela Interbancario, nato per difendere i risparmi degli italiani, se non fosse sufficiente? Qui spiego cosa dovresti fare fin da subito.

Il Fondo di Tutela Interbancario (FITD) è un consorzio di banche, nato nel 1987 avente lo scopo di garantire i risparmi dei cittadini italiani, in caso di default di un istituto di credito o in caso di grave crisi finanziaria.

Ricadono sotto la tutela del FITD, i conti correnti,i conti deposito gli assegni circolari, i certificati di deposito ed i libretti di risparmio nominativi.

  • A che cosa dovrebbe servire

Lo scopo del Fondo di Tutela Interbancario dovrebbe essere quello di tutelare i piccoli risparmiatori nel caso di applicazione della normativa bail in  in caso di default della banca e per evitare la corsa agli sportelli nel caso di gravi crisi finanziarie.

In apparenza una gran bella cosa, ma è davvero così?

Ti rispondo con un numero

0,03%

 

Volevo scriverlo più grande, ma spero tu sia riuscito a leggerlo, benissimo adesso che lo hai letto, fissalo per bene nella tua memoria e mettilo un attimo da parte.

  • Una precisazione

Un anno fa precisamente il 30 marzo 2017 il governatore della Banca d’Italia  Visco, nel suo intervento al Senato per la consueta relazione annuale sullo stato di salute delle famiglie italiane fa emergere un dato molto importante, quello che ben il 30% dei risparmi degli italiani giace presso depositi bancari e postali.

Gli italiani si sa, sono sempre stati dei grandi risparmiatori e contrariamente al resto dell’Europa, la grande parte di tutto il risparmio italiano è allocata nel settore immobiliare.

Ma quanti soldi ci sono sui conti correnti e sui conti deposito?

 

 

1.300,00 miliardi!!

Hai letto bene, una cifra enorme, semplicemente parcheggiati su conti correnti conti deposito libretti di risparmio postali e bancari.

  • Come si spiega questo fenomeno?

Anzitutto un fatto culturale, da 3 generazioni l’italiano è educato al concetto di investimento sicuro, un gran numero di piccoli risparmiatori ancora oggi pensa che il conto corrente sia una forma di investimento, ed al massimo predilige il Titolo di Stato per questa sua aura leggendaria di sicurezza, oltre anche alla naturale tendenza alla pigrizia mentale, non avermene, ma abbiamo un pochino la tendenza a delegare per non sentirci coinvolti e scaricare responsabilità che in fondo sono solo nostre.

Guarda il mio video: BTP or not BTP è il dilemma

Gli avvenimenti poi degli ultimi anni, crisi finanziarie, fallimenti bancari ecc. non hanno certo aiutato a far brillare l’immagine del sistema bancario, anzi hanno portato il risparmiatore fondamentalmente a non fidarsi più (sovente con ragione) di strumenti e soluzioni di cui non ha il controllo e di cui non conosce i meccanismi.

Quindi nel dubbio il risparmiatore non si muove, lascia tutto fermo dove si trova (sul conto) oppure al massimo su di un conto deposito o un libretto postale, in alternativa colloca parte del risparmio nei Titoli di Stato Bot, BTP ecc.

In fondo se proprio le cose andassero male, il Fondo di Tutela garantisce fino a 100.000,00 pertanto perché prendersi dei mal di pancia? Apparentemente è tutto a posto, oppure no?

Adesso ti chiedo la cortesia di leggere la tabella qui sotto, che rappresenta lo stato patrimoniale del FITD al 31/12/2017 quanti soldi ci sono in cassa per capirci.

 

 

Sulla riga finale Totale Patrimonio Netto si legge 415.392.000,00 Euro, bene quello è quanto c’è in cassa!

Che basterebbe forse a coprire il default di una piccolissima Banca della più remota provincia Italiana.

Ma Visco non ha parlato di un risparmio complessivo di 1.300 miliardi? 400 MILIONI Vs. 1300 MILIARDI! mi sembra che anche senza essere un analista finanziario, la differenza si percepisca ad occhio nudo.

In caso di crisi generalizzata servirebbero 1300 miliardi mentre attualmente in cassa ci sono 400 milioni comprendi adesso?

Ed è qui che rientra in gioco il numero che ti ho chiesto di memorizzare poc’anzi, il famoso 0,03% che è quanto c’è di disponibile per le coperture.

Se ad esempio io avessi 30.000,00 Euro depositati in banca, in caso di default mi vedrei restituiti la bellezza di 9 e dico NOVE EURO!!

Certo una forte crisi improvvisa e generalizzata è difficile che si concretizzi realmente, ma non impossibile ed i fatti del 2007 ci dimostrano che può accadere, sicuramente la banca dove hai collocato i tuoi risparmi è solidissima, ma abbiamo visto in TV e letto sui giornali di Istituti che fino al giorno prima si pensavano floridi, non esserlo affatto, vedi MPS, Banche Venete, Etruria ecc.

  • Evitare questo è possibile? SI è possibile!

Evitare tutto questo è possibile, mettersi al sicuro da eventuali bail in, da improvvisi fallimenti del nostro istituto di credito, da crisi generalizzate si può, e lo puoi fare anche tu, senza prenderti troppi grattacapo in maniera che è più semplice di quanto tu possa pensare, ti basterà seguire alcune semplici precauzioni.

anzitutto devi sapere che per tutelare in maniera davvero efficace i tuoi risparmi servono:

Metodo, pazienza e disciplina.

 

Leggi Investire si, ma con pazienza e disciplina

Come vedi nessuno ti chiede di diventare un guru della finanza, bensì di applicare qualità che già possiedi oltre ai suggerimenti che ti fornirò e che potrai mettere in campo fin da subito.

  • Solidità

Come ti ho fatto notare poc’anzi, non esiste la garanzia assoluta di restituzione del tuo capitale pertanto è bene prendere qualche accorgimento, innanzitutto valutando con estrema attenzione presso quale istituto hai accantonato i tuoi soldi, lascia perdere per favore considerazioni quali ma la banca è sotto casa, è comodo il parcheggio, ci lavora mio cugino oppure mio nipote è il direttore, questi non sono indicatori di solidità ed anche il nome se suona prestigioso od altisonante, non c’entra proprio nulla.

Le considerazioni si fanno in un altro modo, analizzando degli indici specifici, niente di complicato sono sotto i nostri occhi tutti i giorni, indici quali:

Esistono poi altri indicatori più specialistici, per i quali è meglio chiedere consiglio ad un consulente finanziario esperto, che potrà guidarti nella scelta della Banca migliore per te.

Se vuoi conoscere questi indici e come vanno interpretati, puoi approfondire leggendo questo articolo I 6 indicatori da considerare prima di scegliere una Banca.

  • DIVERSIFICA

Lo ripeto non so quante volte al giorno e non mi stancherò mai di farlo, questo è il miglior consiglio che mi sento di darti, ma non solo io, chiedi a qualsiasi consulente finanziario se diversificare è un atteggiamento corretto e ti risponderà la stessa cosa.

Non mettere tutte le uova in un paniere

 

Hai messo i tuoi risparmi in una singola banca, se succede qualcosa sono a rischio te ne rendi conto? Hai lasciato una parte dei risparmi sul conto corrente mentre un’altra parte li hai investiti ma sempre in prodotti della banca (azioni,obbligazioni,polizze) non stai diversificando, sei al punto di partenza, continui ad accollarti TUTTI i rischi, ottenendo in realtà una forte concentrazione, mi spieghi perché lo fai?

Diversificare significa orientarsi verso mercati differenti, aree geografiche diverse (il mondo è grande) strumenti finanziari diversi, ben differenziati, nelle giuste proporzioni, che tengano conto sempre e soltanto di 2 aspetti fondamentali:

  1. I tuoi progetti di vita
  2. La tua tolleranza al rischio

Il rischio, grande o piccolo che sia, esiste sempre, soprattutto quando non fai nulla per evitarlo.

Leggi anche: Clausole di Azione Collettiva, i Titoli di Stato sono ancora SICURI?

  • Impara a gestire l’emotività

I mercati, le borse, lo spread (in questo periodo è tornato di moda) salgono e scendono tutti i giorni, per milioni di motivi diversi, elezioni politiche, guerre, pestilenze, eventi naturali quali terremoti, Tsunami ecc. i giornali e la Televisione poi non aiutano, preferendo alimentare il fuoco dell’ansia con titoli sensazionalistici.

Corrergli dietro tutti i giorni sarebbe come pretendere di misurarsi la febbre ogni minuto il risultato ? una gran confusione e di sicuro tanti mal di pancia.

Perché procurarsi volontariamente dell’ansia quando se ne può fare a meno?

Quando si organizza una buona pianificazione dei propri risparmi che siano funzionali ai tuoi progetti di vita, pianificazione successoria compresa, tutto questo passa in secondo piano.

Giusto per informazione personale, i grafici di borsa hanno senso soltanto quando si allarga l’orizzonte temporale e si visualizza un andamento almeno 5 o 10 anni, allora si vedono molte altre cose.

Ad esempio, prendiamo l’indice FTSEMIB l’indice rappresentativo dell’economia Italiana, il quale esprime mediamente la quotazione delle maggiori aziende italiane.

Sentiamo tutti i giorni i media raccontarci di crisi economica, di miliardi bruciati in borsa e tante altre cose brutte ma è davvero così?

 

 

Ebbene no, venerdì 21 Giugno 2013 il suo valore era di 15.254,82 Bps (Basis Pointsal momento della stesura di questo articolo è di 21.445,90 il che corrisponde a: 

Un aumento di circa il 27,61% in 5 anni!

 

Che si traduce in un aumento di più del 5% / annuo. Come vedi la realtà che traspare è ben diversa!

Non farti trascinare nel gorgo delle emozioni in particolare dai media, i giornali campano con il sensazionalismo,i giornalisti non sono cattivi, ma devono vendere le copie del giornale tutti i giorni ed una notizia catastrofica, o resa tale dal titolo e dal racconto,che di essa viene fatta attira di più l’attenzione del pubblico, con conseguente aumento delle vendite, cerca di restare con i piedi per terra e cerca anche informazioni alternative, oggi con internet ed i social è questione di pochi attimi è dei tuoi soldi che stiamo parlando ed è una tua responsabilità che ti piaccia oppure no.

  • PIANIFICA

Chiuditi in una stanza in silenzio e fissati degli obiettivi di vita che siano ben chiari incolonnali in ordine di importanza e poi elencali anche in ordine temporale, quello che noi consulenti chiamiamo orizzonte temporale per ognuno dei tuoi obiettivi.

Quali obiettivi di vita? Ognuno di noi ha i propri, ma i più comuni sono senz’altro:

  • Acquisto auto nuova
  • La casa
  • Il matrimonio della figlia/o
  • Accantonare risorse per lo studio dei figli
  • Mettere da parte i soldi per la pensione
  • Mettermi al sicuro da una eventuale non autosufficienza
  • Organizzare la successione

Dopodiché ognuno di noi sviluppa i propri personalissimi progetti, una volta messi nel dovuto ordine non deviare dalla strada e cerca gli strumenti che ti consentano il raggiungimento di detti obiettivi

  • AFFIDATI AD UN CONSULENTE

Hai lasciato i tuoi soldi fermi su un conto corrente, anche se non ne avevi bisogno nell’immediato per soddisfare una qualche tua specifica necessità, forse lo hai fatto perché non hai la testa ne il tempo par stare dietro a queste cose, perché non ti fidi più del sistema o semplicemente per pigrizia, il punto non cambia, ti sei preso inconsapevolmente un sacco di rischi inutili.

La mia personale risposta è che devi affidarti ad un consulente finanziario, sai perché un consulente?

Per lo stesso motivo per cui tutti noi quando dobbiamo pagare le tasse ci rivolgiamo ad un commercialista, quando abbiamo mal di denti andiamo dal dentista e non ci troviamo nulla di strano, lo facciamo perché non è mestiere nostro e quindi cerchiamo il professionista adatto che ci risolva il problema.

Il consulente finanziario è un professionista certificato, vuol dire che possiede tutte quelle competenze che ti servono per risolvere il problema della gestione dei tuoi risparmi, che ti consentano di fare quelle scelte ragionate e razionali di cui ti ho appena parlato.

Scopri di più leggendo anche: Come riconoscere un buon consulente finanziario

Parla con lui/lei, descrivigli quali sono i tuoi progetti di vita a breve, nel medio e nel lungo periodo, cerca di fargli capire che cosa ti spaventa e cosa no, che cosa non ti è chiaro e pretendi da lui/lei tutte le spiegazioni possibili, sul funzionamento degli strumenti scelti per te, perché proprio quelli strumenti e non altri, quanto costano e come consentiranno il raggiungimento dei tuoi progetti di vita; tu hai bisogno di un professionista che sappia ascoltarti, che prenda buona nota dei tuoi progetti e ti accompagni verso la loro realizzazione, stando bene attento a farti evitare le buche che inevitabilmente s’incontrano lungo la strada.

Hai letto fino a qui eccellente! 

Spero di averti offerto una panoramica completa ma senza averti annoiato troppo.

Adesso dimmi, tu come ti comporteresti nel caso in cui tutta la tua liquidità fosse parcheggiata su di un conto corrente o deposito?

Se vuoi scrivimi le tue opinioni nei commenti oppure se preferisci una conversazione più “privata” scrivimi una mail a: mauro.valentino@allianzbankfa.it

A presto

 

23 Mar 2018

Investire con successo si può ma è questione di Pazienza e Disciplina!

Investire con successo è veramente possibile a patto che si rispettino determinate condizioni.

 

Cosa dici? Bisogna avere un sacco di soldi? Certo può aiutare molto ma non è indispensabile, investire con successo si può ed anche con cifre piccole, piccolissime!

Il denaro è soltanto uno strumento, le condizioni che devi possedere per investire con successo o meglio, per raggiungere i tuoi obiettivi di vita, dare corpo ai tuoi sogni, devi possedere caratteristiche peculiari che poco hanno a che vedere con i soldi, il segreto dei grandi finanzieri altro non è che…

 

Pazienza e disciplina!

Molta, moltissima pazienza e tanta, tantissima disciplina! Sì sono proprio questi i segreti del successo o meglio, i segreti che ti consentiranno di raggiungere i tuoi obiettivi di vita di concretizzare i tuoi progetti!

Io svolgo la professione di consulente finanziario già da qualche annetto ormai e le domande che mi sono sentito rivolgere negli anni sono sempre le stesse:

  • Dove posso investire in maniera sicura?
  • Hai qualche titolo interessante da suggerirmi?
  • Dammi qualche dritta tu che sei nell’ambiente!

Queste sono le domande più comuni che mi vengono rivolte quasi quotidianamente, come se io fossi a conoscenza di chissà quale informazione segreta, o di qualche investimento miracoloso su dei mercati innovativi!

Queste persone le capisco, comprendo bene il loro affanno, sempre alla ricerca della “pista calda” del titolo del momento…

Dietro queste domande in realtà si nascondono grandi aspettative, ottenere quegli extra rendimenti che potranno soddisfare quei bisogni, quei progetti che da tempo, da troppo tempo, giacciono nel cassetto.

– Forse ti deluderò ma devi sapere la verità

La matematica (che non è un’opinione) ci insegna che non esiste un singolo investimento che possa soddisfare la molteplicità dei bisogni finanziari di lungo periodo che tutti noi possediamo.

Sovente le persone rimangano a dir poco perplesse, quando cerco di spiegare loro con tutta la calma di questo mondo, che non avranno mai risposta alle richieste di cui sopra se prima non ci si siede attorno ad un tavolo e si affrontano altre domande del tipo:

  • Perché stai risparmiando?
  • Che obiettivi intendi raggiungere con i tuoi risparmi?
  • Quali sono i tuoi progetti di vita per i prossimi 5 anni?
  • E per i prossimi 15/20 anni?
  • Qual’è la tua capacità di risparmio effettiva?
  • Ritieni di dover prelevare tutto o in parte questi denari?
  • Quanto sei disposto/a a rischiare?

Queste sono soltanto alcune delle domande a cui bisognerà dare una risposta chiara, prima di pensare a come investire, o meglio a studiare una strategia d’investimento che ti metta nelle condizioni migliori per raggiungerli davvero i tuoi progetti di vita, senza passare l’esistenza saltando di palo in frasca, alla ricerca del “Titolo sicuro” con l’unico risultato di sprecare tempo, energie e…parecchio denaro!

Invece di chiedermi su quali mercati o prodotti conviene investire, perché non provi a chiedermi:

 

COME dovrei investire?

– Risparmiare è come fare una dieta

Esatto proprio così, mi rendo conto di non essere particolarmente originale e frizzante, ma funziona in questo modo, proprio come le diete, tutti noi sappiamo che mangiare meno, in maniera più equilibrata e fare esercizio fisico quotidiano, ci consentiranno non soltanto di perdere peso, ma anche di evitare pericolose patologie, certo lo sappiamo, ma poi lo facciamo davvero?

Una dieta sai cosa richiede? Richiede 2 cose:

  • Costanza
  • Disciplina

Ma preferiamo invece le scorciatoie, ed ecco perché su internet e negli scaffali delle librerie si affollano tonnellate di libri e contenuti che promettono la dieta del momento, perdere peso senza sforzo ed in poco tempo, 20 Kg in 5 giorni! E via discorrendo.

Nella finanza accade esattamente la stessa cosa, internet e le librerie sono piene di testi e contenuti che ciclicamente ci propinano…

 

La dritta finanziaria del secolo!

Impostare e portare avanti una strategia d’investimento, pianificare, monitorare i risultati è molto difficile farlo da soli, per questo lavorare a stretto contatto con un consulente che, al pari del tuo personal trainer in palestra, può aiutarti a mantenere quella disciplina, quella costanza, che sono le doti ssolutamente necessarie per raggiungere i tuoi obiettivi molto più che il titolo caldo del momento, o di tutta la fuffa che gravita intorno al mondo della finanza.

– La gratificazione

Rinunciare agli stimoli, in attesa di una gratificazione futura è davvero molto difficile, in particolar modo oggi, che siamo letteralmente bombardati da stimoli di tutti i generi dalla mattina alla sera.

Questo spiega perché risulta più facile spendere centinaia di euro per una smart TV (quando ne possiedi già Tre) oppure per lo smartphone ultimo modello, mentre risulta difficilissimo trovare quegli euro extra da dedicare al risparmio che un giorno, molto lontano (in apparenza), ti consentirà di ottenere una gratificazione maggiore, la gratificazione data dal conseguimento dei tuoi progetti di vita.

– Hai fatto il Piano? Allora rispettalo!

Una volta che insieme al tuo consulente di fiducia avete delineato un piano di investimento, la miglior cosa che tu possa fare è:

 

Rispettarlo!

La letteratura finanziaria, i giornali, le esperienze personali mie, tue e dei tuoi conoscenti traboccano di esempi di risparmiatori che hanno investito i loro soldi e sono rimasti fortemente delusi e sai perché?

Perché nella stragrande maggioranza dei casi non hanno rispettato, ammesso che ne avessero uno, un piano strategico, non hanno rispettato i tempi dell’investimento, con il risultato di ottenere performance molto al di sotto delle reali performance dei mercati.

La stragrande maggioranza degli investitori non fa altro che entrare ed uscire in continuazione dai mercati sempre alla ricerca del “colpaccio” con il risultato di uscire nel momento peggiore, ovvero quando i mercato sono in forte ribasso, perché presi dall’ ansia e rientrare nel momento meno adatto, quando i mercati rimbalzano, con l’unico risultato di distruggere i propri risparmi ed ingrassare di commissioni le banche.

– Concludendo

La più concreta, semplice e probabilmente la migliore risposta che posso dare alla domanda “come posso investire?” è la seguente:

 

Fai un piano e rispettalo fedelmente con pazienza e disciplina!

Mi sento anche di aggiungere in tutta franchezza di non farlo da solo, fatti aiutare da un professionista, soltanto insieme potrete concretamente creare una strategia vincente.

Adesso però dimmi la tua, pensi che per poter investire saggiamente siano necessarie pazienza, tempo e disciplina?

Fino ad oggi come hai gestito i tuoi risparmi?

Dimmi cosa ne pensi nei commenti e sarò lietissimo di poter conversare con te sul tema.

A presto

Mauro

 

11 Gen 2018

Welfare Aziendale fra cliente e lavoratore

Trattare gli individui da adulti. Trattarli come partner; trattarli con dignità; trattarli con rispetto. Trattare loro e non gli investimenti del capitale o l’automazione, come fonte primaria degli incrementi di produttività. Questa è la lezione fondamentale uscita dalla nostra ricerca sulle aziende di successo, se si vuole la produttività ed i guadagni economici che ne derivano, occorre che i lavoratori siano visti come la vostra risorsa più importante”.

Alla ricerca dell’eccellenza” di Thomas J. Peters, Robert H. Waterman Jr. Ed. Spearling & Kupfer, 1986

Esiste una stretta correlazione fra come vengono trattate le persone che lavorano nell’azienda e come vengono trattati i clienti. Se le persone in azienda non vengono trattate bene, come ad esempio non dare nessun peso ai loro problemi o esigenze, l’azienda stessa sarà molto meno orientata ad ascoltare le esigenze del cliente, con tutte le logiche conseguenze del caso.
Fino a qui nulla di nuovo sotto il sole, queste cose si sanno da lungo tempo ormai, almeno nella teoria, perché se guardiamo la realtà quotidiana il quadro che appare invece è a dir poco sconfortante, pertanto quali strategie mettere in campo per colmare questo gap?

 

 Primo passo avere un piano:
Metti in campo un bel piano di welfare aziendale! Bello ma da dove cominciare? Certo che bisogna avere le idee molto chiare prima di mettere in campo un piano di welfare aziendale che abbia delle concrete possibilità di successo, devi avere l’assoluta padronanza del quadro d’insieme prima di andare ad individuare gli obiettivi da raggiungere.
Devi per prima cosa stabilire con esattezza qual’è il tuo punto di partenza, poi dovrai definire i tuoi obiettivi, il piano d’azione dovrà avere delle caratteristiche ben precise che ti riassunto nella lista qui sotto.

 

Il piano aziendale deve essere SMART:
S (Specifico) l’obiettivo o gli obiettivi devono essere ben chiari e specifici.
M (Measurable) avere un sistema di misurazione dei progressi rispetto agli obiettivi
A (Attainable) il piano deve poter essere concretamente raggiungibile
R (Relevant) Rilevante, deve valere la pena investire risorse per la sua realizzazione
T (Time-based) Avere un orizzonte temporale ben definito a priori

 

 

 

Porsi obiettivi troppo ambiziosi, sovrastimare o sottostimare (caso più frequente) il tempo di realizzazione, non dotarsi di adeguati strumenti di analisi e verifica dei risultati porta 9 volte su 10 al fallimento di tutta l’operazione!
Diviene fondamentale a questo punto conoscere la situazione reale di partenza, sia in termini di ambiente di lavoro, di comunicazione aziendale, di percezione dell’azienda da parte dei lavoratori, management compreso, delle condizioni fisiche ed ambientali del settore produzione, della percezione dell’azienda da parte dei clienti.
Come si può ottenere tutto ciò? Il primo passo consiste sicuramente nell’ indagare in maniera più approfondita possibile, chiedendo ai diretti interessati, lavoratori, management, clienti, fornitori, a tale scopo determinante la predisposizione di uno o più questionari dedicati, uno per i lavoratori ad esempio, ed uno per i clienti, dove poter acquisire quelle informazioni che ti consentiranno dii effettuare il passo successivo, ovvero la determinazione degli obiettivi ed il piano strategico per raggiungerli.

Ora dimmi la tua, hai mai pensato nella tua azienda di organizzarti secondo un piano di welfare ben dettagliato?

Vorresti ma, non sai da dove cominciare? Guarda che non è assolutamente un problema contattami così ne parleremo più approfonditamente!

 

05 Gen 2018

Come Progettare il welfare aziendale

La mia nuova rubrica settimanale dedicata al mondo del welfare aziendale, in cui intendo percorrere insieme a te, le tappe fondamentali per la progettazione e la messa in campo delle migliori strategie che mettano in condizione l’imprenditore di poter recuperare quella competitività persa in questi anni.
Oggi andrò ad esplorare i principi fondamentali che dovrai tenere sempre a mente in ogni fase di sviluppo del tuo personale progetto di welfare.
 
– Anzitutto cos’è il welfare aziendale
Il welfare è un qualcosa di trasversale, che va a toccare tutti gli aspetti di quello che chiamiamo fare impresa.
Approcciarsi al welfare con l’idea di diventare più competitivi significa rivedere tutta la capacità di comunicazione e relazionale dell’impresa.
Welfare significa occuparsi dei reali bisogni dei clienti offrendo prodotti che siano in linea con la massima qualità possibile richiesta nonché con la massima puntualità e precisione nella gestione del cliente.
Significa avere un rapporto corretto con i propri fornitori così da ottenere il miglior trattamento possibile, significa produrre rispettando l’ambiente, creare un ambiente di lavoro che sia il più vivibile e sicuro possibile, significa preoccuparsi del benessere complessivo di chi lavora con te, in modo che i lavoratori siano soddisfatti sia da un punto di vista psicologico che remunerativo, significa occuparsi anche delle famiglie di chi lavora con noi, bisogna porre attenzione anche alle diversità non solo quelle di genere, ma anche diversità etniche e religiose.
Bisogna porre attenzione anche all’aging, quel fenomeno importante che è l’invecchiamento della popolazione lavoratrice, significa ripensare al meccanismo dei ricambi generazionali, monitorare costantemente i progressi e significa infine, strutturare un piano di comunicazione interno che sia in grado di diffondere una cultura del welfare fra il personale, ma anche esterno, per espandere anche sul territorio e verso i clienti i valori aziendali per rafforzare il proprio brand.
 
 Comprendere i bisogni
Cosa determina soddisfazione?
Cosa non la determina?
Quali sono i bisogni a cui si deve dare priorità?
Una risposta possibile si potrebbe cercare nella piramide di Maslow, il quale disegnò la piramide dei bisogni pensando all’essere umano in generale, analizzando il rapporto fra bisogno e motivazione e definendo come motivazione l’insieme dei fattori che troviamo alla base del comportamento.

 


 
– La cultura di impresa
Trattare i lavoratori nel modo in cui vengono trattati i clienti, e viceversa, stabilire ad esempio il livello qualitativo che si vuole applicare ai propri prodotti ai beni od ai servizi che si intendono vendere.
Il welfare deve diventare parte integrante del piano strategico di qualsiasi azienda, non è più un oggetto sperimentale e nessuna azienda grande o piccola può far finta che non esista.
Se si desidera portare a casa risultati concreti, ma soprattutto stabili e continuativi nel tempo, in termini di produttività di vendita, di fidelizzazione al brand, occorre porsi 3 obiettivi principali:
Attrarre
Attrarre i migliori talenti possibili a qualsivoglia livello, dal manager al fattorino, intesi come le persone più utili con le migliori competenze possibili per la produzione, l’organizzazione e la vendita.
Motivare:
Coinvolgere le persone che lavorano nell’azienda, fare gruppo, stimolare il dialogo, la formazione continua, stimolare la crescita e la realizzazione personale.
Mantenere:
Mettere in campo tutte le strategie possibili per non farsi scappare i talenti, persone a cui si è dedicata tanta attenzione, che hanno acquisito competenze specifiche, sovente non distribuite dal sistema scolastico, mantenerle in azienda il più a lungo possibile. Il lungo periodo sarà per l’imprenditore la strategia di successo.
Il welfare aziendale come vedi è un concetto che va a toccare tutti gli aspetti del fare impresa e rappresenta per l’imprenditore la soluzione di lungo periodo per recuperare la perdita di competitività.
 
Ora però dimmi la tua, hai già pensato ad un piano di welfare nella tua impresa?

Ti piacerebbe ma non hai le idee molto chiare? Sappi che a questo si può ovviare contattami e ne parleremo più approfonditamente!

 

 

14 Dic 2017

Sono certificato Efpa Italia!

Finalmente sono riuscito ad ottenere la certificazione Efpa!

Ti starai chiedendo ed allora di cosa si tratta?

Puoi cominciare a farti un’idea leggendo qui 

La certificazione Efpa altro non è che l’attestazione di un processo di formazione professionale delle figure di Financial Advisor e Financial Planner.

In un mercato in cui il risparmiatore è sempre più bisognoso di consulenza, il professionista del risparmio deve essere adeguatamente preparato.
La Certificazione Efpa garantisce basi professionali molto più complete e una conseguente maggior sicurezza nella relazione con il cliente. Il processo di formazione certificato, continuo nel tempo è inoltre garanzia di un costante aggiornamento delle competenze acquisite.

In questo senso le Certificazioni Efpa rappresentano e rappresenteranno un efficace e tangibile riconoscimento delle competenze, delle conoscenze e della deontologia degli addetti ai lavori e saranno in futuro sempre più misura delle capacità professionali del consulente finanziario.

E’ stato un traguardo che ha richiesto enormi sacrifici in termini di studio nonché di tempo, che ho dovuto sottrarre alla mia famiglia, perché lavorare tutto il giorno ed anche studiare è veramente un grosso sacrificio, ed ora sono orgoglioso di avere raggiunto questo traguardo che mi certifica come professionista di rango.

Come dici? No rilassati, le mie tariffe rimangono invariate, quello che cambierà è che da oggi avrai al tuo fianco una persona ancora più qualificata nel proteggere te e la tua famiglia dalle insidie del mercato e che ti accompagnerà lungo il percorso della tua vita.

Infine un ringraziamento speciale a mia moglie ed alle mie figlie senza il loro entusiasmo, l’infinita pazienza (di mia moglie) ed il loro costante impegno a motivarmi questi risultati forse non sarebbero stati raggiunti.

Grazie per il tempo che mi hai dedicato leggendo questo articolo, se desideri conoscermi meglio puoi sempre contattarmi direttamente, 2 parole non impegnano nessuno di noi due, ma possono fare la differenza.

Mauro

31 Ago 2017

Pensione complementare? Meglio pensarci Oggi!

Ieri sera ho trasmesso la mia prima LIVE su Facebook, un’esperienza incredibile! Un successo inaspettato, tanto che non vedo l’ora di farne subito un’altra (sto pensando ad una rubrica settimanale) la possibilità di trasmettere in diretta, creare dei mini seminari che solitamente sono dedicati ai professionisti, quindi l’accesso non è per tutti, mi è sembrata fin da subito vincente, come prima esperienza direi che mi ha convinto, ho avuto anche una buona risposta da parte di un pubblico curioso ed attento, insomma ci siamo divertiti.

La prossima volta conto Su di te!

Il tema dell’incontro verteva sulla Pensione Complementare e del perché dovresti pensarci oggi, mi rendo conto un tema pesante, ma credo sia doveroso per noi professionisti informare le persone, il nostro compito non si ferma infatti alla vendita di prodottini finanziari, abbiamo anche un ruolo sociale ed educativo/informativo.

Nel video spiego brevemente come funziona (davvero) una polizza di previdenza complementare, perché dovresti pensarci fin da subito, magari coinvolgendo i tuoi figli anche se minorenni (lo sai che puoi aprire una posizione previdenziale ai tuoi figli?) ed alla fine ho fornito anche una serie di esempi concreti numeri alla mano di quanti soldi di tasse potresti risparmiare oltre a quelli che potrai accumulare nel tempo per fare in modo da integrare la pensione futura e permetterti una vecchiaia serena e felice.

Buona visione:

 

E tu cosa hai fatto finora? Hai mai preso in considerazione l’idea di aprire una posizione previdenziale? Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti.

Se la mia idea ti è piaciuta iscriviti alle newsletter in questo modo sarai sempre aggiornato/a sulle mie prossime iniziative!

A presto

Mauro

P.S.

Informarsi è sempre stato gratis

21 Feb 2017

Il silenzio di tomba sui titoli del Monte Paschi

Silenzio di tomba o tomba dei risparmiatori? Questo si stanno domandando decine di migliaia di piccoli azionisti e obbligazionisti mentre la sospensione “momentanea” dei titoli Monte Paschi in borsa sta diventando sempre di più definitiva.

Sono ormai quasi due mesi che la “momentanea” sospensione dalle contrattazioni è stata imposta dalla Consob e non c’è uno straccio di comunicato che aggiorni sulla data della riammissione. I risparmi di un’esercito di famiglie sono congelati in un limbo che non lascia pensare niente di buono e nessuno parla, nessuno dichiara e, incredibilmente, nessuno protesta come si deve. Tonnellate di dichiarazioni sulla direzione del PD, se sia meglio Cuperlo o Orfini, Speranza o Carità e le uniche parole sentite sono quelle sprezzanti di Renzi sulle “banchette toscane” contro le “banchette pugliesi”.

La sospensione dei titoli oltre a congelare miliardi di risparmi impedisce persino di contare le perdite ai fini fiscali! Può infatti succedere che un risparmiatore che ha perso 100 su titoli Monte Paschi e guadagnato 1 su un altro titolo debba pagare le tasse sui capital gain! Uno schifo senza fine, un giocare continuamente al piccolo azzeratore che sta mettendo in ginocchio famiglie e pensionati da Siena ad Arezzo, da Ferrara a Chieti, da Montebelluna a Vicenza. E sì che la soluzione era semplice: bastava buttare dalla finestra la normativa criminale sul Bail In che mette sulle spalle degli unici innocenti (i risparmiatori) le malefatte dei banchieri o i sonni profondi di chi doveva controllare.

Bastava far pagare i risarcimenti a Banca d’Italia, statalizzare le banche distrutte e mettere in galera i responsabili. Invece i responsabili sono a piede libero, lo stato impegna miliardi per non si sa cosa, Banca d’Italia non fa una piega e gli unici a pagare sono i risparmiatori tutelando con i loro soldi i prestiti della BCE. Il mondo al contrario.

La costituzione tutela il risparmio senza condizioni e una politica ormai alla frutta continua a scherzare col fuoco coprendo tutto con una cappa di assoluto silenzio. Quando diremo basta? E si badi bene che “basta” lo devono dire anche quelli che al momento hanno ancora i loro soldini in banca. Volete aspettare che accada anche a voi?