Categoria: Capire la Finanza

07 Gen 2019

Scopri come funzionano i Fondi ETF

In questi ultimi anni fra i risparmiatori italiani si è fatta strada in maniera preponderante una relativamente nuova tipologia di fondi d’investimento, gli ETF.

 

Acronimo di Exchange Trade Funds, rappresentano una particolare tipologia di fondi Comuni d’investimento ma che rispetto ai loro cugini possiedono delle caratteristiche che li contraddistinguono:

 

  1. Possono essere negoziati come un normale titolo azionario.
  2. Sono a gestione passivaquindi il fondo si limita a replicare l’andamento di un indice borsistico (Benchmark) chiamato sottostante.

 

– La negoziazione:

Con gli Etf in ogni istante potrai conoscere il valore netto della quota, a differenza di un normale Fondo Comune d’Investimento il cui valore (NAV) viene reso noto soltanto a fine giornata e per disimpegnare delle quote possono volerci dei giorni al contrario, negli Etf la negoziazione avviene in tempo reale, esattamente come un qualsiasi titolo azionario scambiato sui mercati.

– La gestione Passiva:

La gestione passiva si limita di fatto a replicare un indice di borsa ma in che modo?

Il fondo acquista in proporzione rispetto all’indice prescelto i titoli in esso presenti, in questo caso parleremo di replica fisica, oppure ricorre all’utilizzo di strumenti derivatiquali gli Swap andandolo a ricreare in piccolo la stessa composizione dell’indice in questo caso si parlerà di replica sintetica.

Pertanto se acquisto quote di un Etf che investe sull’indice FTSE MIB e la sua performance per ipotesi, in un anno è del +10% anche il tuo Etf avrà di conseguenza un incremento molto simile.

Ti ho illustrato le 2 caratteristiche peculiari che rendono “diversi” gli Etf dai Fondi Comuni tradizionali, ora però voglio approfondire con te altri aspetti che rendono davvero intrigante questo tipo di strumento:

 

  • Costi
  • Flessibilità
  • Trasparenza
  • Liquidità
  • Diversificazione
  • Rischi

 

– I costi:

Proprio a causa della sua maggiore semplicità di esercizio i costi di un Etf sono di molto inferiori rispetto a quelli di un Fondo Comune Tradizionale a gestione attiva.

A monte avrai a disposizione il TER (Total Expense Ratio) indicatore che serve a valutare il costo complessivo annuo e che include i costi di gestione del fondo ed un’altra serie di costi come quelli di amministrazione, custodia, revisione ecc. l’ammontare del costo dipende dal tipo di indice che il fondo va a replicare e dalla politica dell’emittente del Etf, della società di gestione per intenderci.

A carico del risparmiatore abbiamo poi le commissioni di negoziazione, il cosiddetto spread denaro/lettera che è la differenza fra i prezzi in denaro (acquisto) e lettera (vendita) gli Etf più liquidi avranno spread più bassi.

Infine i costi di ribilanciamento che non sono dovuti alle politiche dello strumento, bensì a fattori esterni quali appunto il ribilanciamento degli indici borsistici che viene effettuato periodicamente dai provider (FTSE, MSCI, STOXX ecc.) quando vengono inserite o tolte delle società, il flusso di titoli in entrata o in uscita negli indici può comportare una piccola variabilità nei costi complessivi.

– Diversificazione:

In una sola, semplice operazione si può ottenere un’efficace diversificazione rispetto all’acquisto di uno o più titoli acquistati separatamente.

Un investimento in Etf ha, rispetto al medesimo investimento in azioni, una sola ma determinante differenza, quando acquista un’azione il risparmiatore partecipa direttamente al capitale della società emittente, assumendosi di conseguenza tutti i rischi connessi.

Con gli Etf ti sarà consentito di avere un’esposizione immediata anche verso centinaia di titoli in un colpo solo come può essere il caso di un Etf sullo S&P 500 oppure sull’indice MSCI WORLD, utile sarebbe anche ripartire i risparmi in diversi Etf che puntino su diverse asset class permettendoti di avere una diversificazione strategica straordinaria.

 

Fonte: iShares

– Trasparenza:

Gli ETF si distinguono rispetto a molti altri strumenti finanziari per avere una grande trasparenza, perché ti permettono di monitorare in tempo reale l’andamento del fondo.

La possibilità della negoziazione continua ti permette di conoscere il valore di mercato dello strumento in ogni istante, cosa che non accade con i fondi tradizionali in quanto il valore della quota (NAV) viene determinato solo a fine giornata.

– Liquidità:

Essendo gli Etf trattati come titoli azionari, essi verranno acquistati e venduti durante la giornata di contrattazione ad un prezzo sempre conosciuto, pertanto lo scarto fra il prezzo di acquisto (denaro o Bid) o quello di vendita (lettera o Ask) viene ridotto al minimo, grazie alla presenza di operatori professionali che apportano costantemente liquidità nel sistema per renderlo il più stabile possibile e sono soggetti a precisi obblighi, sia in termini di quantità minima da esporre in acquisto o in vendita, sia per quanto concerne la differenza percentuale massima fra il prezzo denaro (bid) che quello lettera (ask) quindi la liquidità disponibile non dipende soltanto dai volumi, ma è garantita anche dagli operatori professionali.

– Flessibilità:

Gli Etf sono strumenti particolarmente semplici da utilizzare anche per un risparmiatore alle prime armi e con risorse più limitate, e che consentono però l’accesso a mercati altrimenti preclusi ai piccoli e medi risparmiatori.

Si adattano perfettamente a tutti gli orizzonti temporali derivanti dai tuoi personali progetti di vita, a partire dal breve e brevissimo periodo, fino a quelli più articolati del medio / lungo periodo 5 – 7 10 anni ed oltre.

– I Rischi:

Come TUTTI gli strumenti finanziari, anche gli Etf non sono esenti da rischi, anche se in misura decisamente inferiore rispetto ad altri strumenti similari.

Anzitutto devi sapere che le variabili macroeconomiche e le conseguenti dinamiche del mercato influiscono sugli indici e di conseguenza vanno ad incidere sui rendimenti di un Etf, i rischi più comuni sono:

Rischio mercato: gli Etf hanno come obiettivo quello di replicare un indice sottostante al netto dei costi (commissioni) del fondo. Quindi se il valore dell’indice aumenta aumenterà di conseguenza anche il tuo Etf e viceversa, se l’indice scende anche l’Etf essendo a gestione passiva lo seguirà fedelmente. Per limitare questo rischio ti sarà sufficiente prendere posizione su più Etf che seguano indici e mercati differenti e possibilmente poco correlati fra loro.

Rischio valutario: rischio tipico di quando si acquistano strumenti in valuta diversa dalla nostra, ci si espone alle fluttuazioni dei cambi, questo rischio si risolve o valutando attentamente l’acquisto di più Etf che si compensino fra loro oppure ricercando quelli che abbiano politiche di Hedging a copertura appunto di questo tipo di rischio.

Rischio controparte: Alcuni Etf per replicare un indice fanno ricorso a strumenti derivati come gli Swap, in questo caso si chiamano Etf sintetici, gli swap però incorporano il rischio controparte, che in caso d’insolvenza di una delle controparti il fondo potrebbe accusare perdite. Tale rischio si gestisce o addirittura si annulla se il gestore del fondo versa un collaterale a garanzia sufficientemente ampio.

– Conclusioni

Gli ETF hanno la funzione di mattoni del tuo portafoglio potranno essere utilizzati da soli, oppure congiuntamente ad altri strumenti quali le Polizze Unit ad esempio, per garantirti le maggiori chance possibili di concretizzare i tuoi progetti di vita ed al contempo proteggere efficacemente i tuoi soldi.

Uno strumento relativamente semplice quindi, poco costoso ed alla portata di qualsiasi portafoglio, anche in questo caso il mio consiglio rimane quello di sempre, prima di muoverti chiedi consiglio ad un esperto (se non ti avvali dei servizi di un consulente finanziario Contattami, un suggerimento non lo nego mai a nessuno) perché se da un lato lo strumento è relativamente semplice da utilizzare dall’altro selezionare quello/i giusto/i è un compito molto più arduo di quello che potrebbe sembrare a prima vista, perché richiede competenze specifiche nonché l’accesso ad informazioni sui mercati che non sono di facile reperibilità per il risparmiatore.

Ma adesso dimmi la tua, hai mai pensato di usare un Etf ?

 

Ne vuoi sapere di più sul mondo degli Etf?

CONTATTAMI!

Un buon consiglio non lo nego mai a nessuno.

28 Dic 2018

Strumenti Finanziari quali e quando Usarli!

Ogni strumenti finanziario viene concepito con degli scopi precisi sia in ordine di rendimenti di durata nel tempo, e diverso grado di rischio, i quali dovrebbero in teoria (meglio se anche in pratica) coincidere con le TUE personali esigenze di risparmio.

Primo passo quindi dovrebbe essere quello di chiederti per quale motivo stai risparmiando? Poniti degli obiettivi di vita, mettili in colonna e suddividili per importanza e distribuiscili successivamente in ordine nel tempo, da qui la famosa espressione poniti degli orizzonti temporali, ad esempio:

  • Fra 3 anni vorrei acquistare una nuova casa
  • Fra 15 anni conto di andare in pensione
  • Entro 2 anni mia figlia si sposerà

E via discorrendo, fatto questo indispensabile passo dovrai procedere con l’analisi delle tue risorse attuali (quanto soldi hai oggi) e stabilire più o meno quanti soldi ti serviranno per raggiungere lo scopo che ti sei prefissato ed entro quanto tempo.

Infine la domanda delle cento pistole, quanto sei disposto a rischiare? O ancora meglio, quanto rischio ti puoi accollare senza andare in difficoltà?

Ultimo ma non ultimo, che è poi la causa di molti guai fra i risparmiatori di tutto il mondo:

  • Sai come funzionano veramente gli strumenti finanziari che sottoscrivi?
  • Che tipo di esigenze dovrebbero soddisfare?
  • Sai Che cosa rischi?
  • Hai almeno una vaga idea di quanto ti costano?

Adesso provo a darti una risposta, nella forma più semplice possibile, esponendoti le più comuni categorie di strumenti finanziari in uso fra i risparmiatori:

– Titoli di Stato

Di fatto un’obbligazione (Governative Bond), il risparmiatore presta il denaro allo Stato il quale, dopo un periodo di tempo X ti dovrà restituire i soldi a fronte del pagamento di un interesse XY quale premio.

I Titoli di Stato vengono utilizzati sovente in funzione di parcheggio del denaro in attesa di utilizzi più proficui, di spese già preventivate o per accumulare una riserva per fronteggiare eventuali imprevisti che impediscano di smontare altri investimenti più delicati.

Sono caratterizzati da una tassazione favorevole, attualmente il 12,50% inoltre la loro volatilità (sensibilità del titolo alle variazioni di mercato) è piuttosto contenuta, se parliamo di Titoli di Stato “Investment Grade”.

Di contro, non offrono rendimenti particolarmente esaltanti, ma sono comunque in grado di farti superare indenne spese ed inflazione.

Attenzione però ad alcuni rischi impliciti in tutti i titoli di Stato, mi riferisco al rischio paese in primis, un conto è acquistare dei Treasury (BOT) americano, un altro è acquistare un Bond Greco! Controlla bene gli interessi, più sono alti maggiore è il rischio paese.

Un altro grosso handicap è dato dalle clausole Cac (Clausole Azione Collettiva) in vigore per tutti i titoli di stato della durata maggiore di 1 anno per le emissioni a partire dal 1 gennaio 2013 che permettono all’emittente (Stato), di poter intervenire in caso d’emergenza modificando la durata oppure i tassi d’interesse.

Approfondisci leggendo: Clausole di Azione Collettiva, i Titoli di Stato sono ancora sicuri?

– Obbligazioni:

L’obbligazione è di fatto un prestito, che noi risparmiatori facciamo ad una impresa (Corporate Bond) la quale, dopo un periodo di tempo X ci dovrà restituire il denaro, maggiorato di un tasso d’interesse Y quale premio, nel mentre la maggior parte delle obbligazioni stacca una cedola periodica.

L’obbligazione è il secondo strumento più amato dai risparmiatori italiani dopo i Titoli di Stato, solitamente la si utilizza come investimento di medio periodo diciamo dai 3 ai 7 anni circa, in genere offrono rendimenti più contenuti rispetto ad un investimento azionario, attenzione quindi ad offerte troppo allettanti inoltre, sarebbe bene verificare un paio di cosette prima di firmare, anzitutto bisognerebbe sapere con certezza chi è l’emittente del titolo ponendosi una semplice domanda:

A chi sto prestando i soldi?

Questo perché in caso di default (fallimento) dell’emittente rischi di non rivedere più i tuoi denari; verificata la qualità dell’emittente (Parmalat docet) dovresti verificare la tipologia dello strumento, esistono infatti svariate tipologie di obbligazioni, dalle più semplici dette obbligazioni senior a tasso fisso, fino quelle più complesse e strutturate, come le obbligazioni a tasso variabile, quelle a zero coupon (niente cedola) fino a quelle subordinate le quali dopo un certo periodo si trasformano in azioni dell’emittente, cambiando radicalmente la TUA posizione, da creditore diventerai improvvisamente socio dell’emittente con tutte le responsabilità ed i rischi del caso, una volta trasformate in azioni non è nemmeno detto che tu possa rivenderle, perché potrebbero essere titoli di aziende non quotate, pertanto prive del mercato di riferimento.

Devi inoltre sapere che In caso di acquisto di una o più obbligazioni, ti accollerai TUTTI i rischi che detti strumenti portano con sé a cominciare dal rischio concentrazione che è l’esatto opposto della diversificazione, verso la quale dovrebbe tendere ogni portafoglio risparmi, se compro 10 obbligazioni di 10 società o banche italiane, la mia diversificazione è solo apparente.

Infine tieni presente che in qualsiasi caso le obbligazioni bancarie (il cui emittente appunto è una banca) rientrano nella normativa sul Bail In, pertanto in caso di crisi conclamata (caso piuttosto estremo ma verosimile) potrebbero addirittura essere azzerate.

Approfondisci la tematica sul Bail In

Nel caso quindi decidessi di investire nel medio periodo, con progetti di vita dagli orizzonti di 3 – 5- 7 anni, il mio consiglio spassionato è quello di interpellare uno specialista (consulente finanziario) prima di procedere ad un eventuale acquisto.

– Polizze Unit Linked:

Strumento che riunisce in sé le caratteristiche sia della polizza vita che quelle dell’investimento, si tratta di una polizza vita al cui interno è presente un fondo d’investimento, solitamente strutturato dalla stessa compagnia, dove i tuoi soldi verranno investiti e ti ritorneranno indietro sotto forma di interesse calcolato normalmente su base annua.

Come investimento potrai in questo caso contare sulle straordinarie possibilità offerte dall’interesse composto, come polizza invece, potrai contare sulle sue caratteristiche peculiari, quali la possibilità di individuare dei beneficiari, anche al di fuori dell’asse ereditario, ad esempio una Onlus, purché non si vada a ledere la quota legittima ovviamente, inoltre potrai sfruttare l’insequestrabilità e l’impignorabilità della polizza ( a determinate condizioni).

Le polizze Unit Linked NON sono soggette alle normative sul bail in, pertanto dal lato patrimoniali o prelievi forzosi sei al coperto, però attenzione al rischio mercato e controlla attentamente anche i costi, che potrebbero essere piuttosto onerosi, rendendo di fatto vano il tuo investimento, se la tua idea per soddisfare una particolare esigenza di risparmio è quella di acquistare una polizza Unit Linked, fatti fare un paio di preventivi da operatori diversi e valuta bene i costi, in che tipo di fondo investono, quali sono le performance passate, che non sono certo indicative di quelle future, ma servono per capire il comportamento dello strumento nelle varie fasi di mercato.

Io personalmente trovo questo strumento particolarmente indicato nel caso della pianificazione successoria, per poter predisporre in anticipo le quote da lasciare ai propri eredi, evitando così l’insorgere di sgradevoli controversie future ed al tempo stesso portare a casa rendimenti interessanti.

Leggi qui per approfondire:

Proteggere i risparmi? Usa un polizza Unit Linked

Interesse composto, come funziona veramente!

– Piani Individuali Pensionistici:

Sono Polizze Assicurative che nascono dalla necessità di poter accantonare il denaro per integrare la propria pensione futura. La Previdenza integrativa è rigorosamente regolamentata, l’unica cosa su cui dovrai porre l’accento saranno i costi d’ingresso e quelli di gestione, oltre a capire con chiarezza in che modo investono i TUOI soldi.

Esistono infatti polizze standard e polizze più evolute, che ti consentiranno un ampio margine di manovra per massimizzare i profitti, potendo scegliere ad esempio fra diverse linee d’investimento a seconda degli anni che ti mancano per giungere all’età pensionabile, raggiunta la quale potrai decidere se ritirare il malloppo in un’unica soluzione oppure optare per una rendita.

Non sono un investimento in senso stretto, non potrai disporre dei soldi a tuo piacimento, il legislatore ha messo dei paletti molto stretti in modo da garantire l’accantonamento per la pensione, di contro però godono di straordinari privilegi fiscali.

Sostituiscono in maniera formidabile il vecchio libretto o il buono postale in quanto sono aperte alla possibilità di versamenti aggiuntivi e si possono stipulare anche a minorenni.

Eccellenti da utilizzare anche quale copertura perché non sono soggette ad azioni patrimoniali tipo prelievi forzosi o procedure di Bail In, inoltre hanno anche un ottimo utilizzo in termini di pianificazione successoria, essendo appunto delle polizze e quindi offrono la possibilità di designare dei beneficiari.

Scarica qui il mio ebook gratuito sulla:

Pensione Integrativa!

– Fondi Comuni d’Investimento:

Gestire in maniera dinamica i propri risparmi, ottenere una straordinaria diversificazione, abbinare la durata (duration) dell’investimento ai tuoi orizzonti temporali, diluire e contenere i rischi, essere protetto in definitiva da patrimoniali, prelievi forzosi o procedure di bail in; i fondi comuni d’investimento e gli ETF (che vedrai fra poco) sono gli strumenti più indicati per fare tutto ciò ed alla portata di chiunque!

Con i fondi comuni d’investimento potrai contenere la maggior parte dei rischi finanziari ed adattarli come un guanto alle tue esigenze specifiche, utilizzandoli per soddisfare i tuoi progetti di vita dal termine più breve (1 – 3 anni) fino a quelli di più ampio respiro (10 anni ed oltre).

Scopri di più leggi: Fondi Comuni come dovresti utilizzarli

Le cose alle quali dovrai porre attenzione sono sostanzialmente Tre:

  1. Costi
  2. Volatilità (rischio)
  3. Orizzonte temporale

Costi: Poni particolare attenzione su questo aspetto perché i costi, se uniti poi alla tassazione sui rendimenti, ad oggi stimata al 26% potrebbero vanificare tutti i tuoi sforzi.

I fondi sono strumenti piuttosto costosi, incorporano diverse tipologie di commissioni sovente molto differenti da una società di gestione ad un’altra, il mio consiglio è quello di valutare diverse proposte di società differenti e scegliere quella che si ritiene più conveniente in termini di costi oltre che di rendimenti.

Volatilità: La sensibilità di un fondo ai movimenti di mercati (rischio mercato) qui dovresti comprendere con chiarezza quale sarebbe la tua soglia di tolleranza al rischio e per farlo diventa indispensabile il supporto esterno di uno specialista (se non hai un consulente di fiducia contattami ed esponimi i tuoi dubbi, un buon consiglio non lo nego mai a nessuno).

Fondi più stabili (obbligazionari o monetari) ma con rendimenti più modesti, se uniti insieme a dei fondi azionari, in piccole e determinate percentuali, possono farti ottenere rendimenti interessanti senza che tu debba accollarti rischi eccessivi.

Nel grafico sulle ascisse abbiamo il valore del rischio (Volatilità) mentre sulle ordinate avremo dei rendimenti (sono solo di esempio), puoi notare che, se in un portafoglio difensivo 100% obbligazionario (Arancione) viene inserita una modesta percentuale di azionario il rendimento sale, mantenendo il rischio complessivo pressoché inalterato!

All’aumentare della percentuale di azionario i rendimenti salgono ma, superata una certa soglia, anche il rischio di portafoglio esplode, pertanto si rende necessario un lavoro di analisi molto approfondito per creare una serie di portafogli ottimizzati per le tue necessità.

Orizzonti temporali: Come ti ho accennato all’inizio, ogni tuo progetto di vita dovrebbe avere una scadenza temporale che si dovrebbe abbinare alla durata di vita del portafoglio fondi.

Mi spiego meglio, fondi monetari sono concepiti per avere una durata (duration) breve 1- 3 anni per intenderci, mentre quelli obbligazionari solitamente hanno una vita finanziaria stimata per il periodo medio diciamo 3 – 7 anni, mentre quelli azionari performano bene sul lungo periodo, solitamente fissato intorno ai 10 anni almeno.

Si tratta di considerazioni generali pertanto prendile come punto di riferimento su cui iniziare ad impostare la tua personale strategia di risparmio.

Una formula molto interessante offerta dai fondi comuni, è quella di poter accedere per gradi e con piccole cifre, a mercati altrimenti preclusi per te o troppo volatili, dove i tuoi risparmi sarebbero troppo esposti, si chiama PAC (Piano Accumulo Capitale).

Per conoscerlo bene guarda il mio video: Come Funziona il PAC

Ed approfondisci anche il concetto di: Frontiera efficiente

– ETF:

Gli ETF stanno conoscendo una vera età dell’oro presso i risparmiatori italiani, almeno quelli più evoluti, sono uno strumento malleabile, poco costoso che può garantire la giusta diversificazione, la possibilità di poter gestire l’investimento in forma più dinamica, oltre ad essere protetto in caso di patrimoniali o altre amenità del genere.

In buona sostanza si tratta di fondi ma con delle caratteristiche peculiari, anzitutto nella stragrande maggioranza dei casi hanno la caratteristica di adottare strategie passive in pratica replicano l’andamento di un indice o di una certa asset class, esempio:

Un ETF indicizzato sullo Standard & Poor’s (Indice della borsa USA) avrà lo stesso risultato giornaliero dell’indice di riferimento, come pure un ETF indicizzato sull’oro ne seguirà fedelmente l’andamento dei prezzi.

Come si fa? Semplice (più o meno) i gestori, acquisteranno titoli sugli indici di riferimento (Benchmark) rispettando il più possibile la quantità proporzionale, una sorta di copia in piccolo dello stesso indice quindi, a differenza del fondo comune tradizionale, dove il gestore ha una maggiore discrezionalità nel selezionare i titoli e modificarne le percentuali per offrire (si spera) maggiori rendimenti rispetto all’indice di riferimento, in questo caso i rendimenti ricalcheranno esattamente quelli dell’indice.

Un’altra differenza rispetto ai fondi tradizionali il cui valore della quota (NAV) è determinato a fine giornata, consiste nel fatto che gli ETF possono essere acquistati o venduti giornalmente come fossero normali titoli azionari.

Infine un’ultima importante differenza riguarda i costi, che nel caso degli ETF sono decisamente più convenienti rispetto ai fondi tradizionali.

I rischi sono inferiori rispetto all’utilizzo dei fondi tradizionali, ma anche in genere i rendimenti, poni attenzione alla doppia tassazione, sia su redditi da capitale che sui redditi diversi in caso di operazioni di compravendita sul mercato degli ETF.

Personalmente trovo gli ETF uno strumento molto indicato per costruire un portafoglio con una grande diversificazione che non abbia rischi e costi eccessivi, lasciandoti al contempo ampia libertà di manovra sui titoli.

 

 

– Pronti Contro Termine (PcT):

Molto utilizzati dalle banche per finanziarsi, si tratta di un investimento di breve periodo funziona così, il risparmiatore a Pronti mette il denaro su cui viene posto un vincolo, 3 mesi 6 mesi, 1 anno, periodo durante il quale l’emittente reinvestirà i tuoi soldi; scaduto il termine il denaro ti verrà restituito a Termine con un interesse X stabilito al momento dell’acquisto.

Ottimo strumento questo per parcheggiare la liquidità in attesa di spese già preventivate oppure di investimenti più proficui, il punto chiave è avere le idee ben chiare su quali sono i tuoi progetti, perché su questo denaro verrà apportato un vincolo, quindi non vi potrai accedere prima della sua naturale scadenza.

– Conto Deposito:

In questi ultimi anni, a seguito della crisi del 2009 e del periodo di incertezza che ne è seguito molti, moltissimi risparmiatori, troppi, hanno optato per questa formula di risparmio, preferendo come al solito soluzioni semplici e che non obblighino a pensare,oppure a rivolgersi ad uno specialista che li aiuti a proteggere i propri risparmi.

Questa tipologia di strumento è da considerarsi un investimento di brevissimo termine non è certo adatto per progetti di ampio respiro, è uno strumento molto semplice (in teoria) e viene normalmente percepito dal risparmiatore come poco rischioso (molto in teoria).

Non è tutto oro quello che luccica…

Il conto deposito altro non è che un conto corrente bancario su cui versare il denaro destinato all’investimento, su cui viene apposto un vincolo, a fronte di una remunerazione (interessi) normalmente molto più alti degli interessi offerti da un conto corrente tradizionale.

Fino a qui la teoria, nella pratica dovresti anzitutto avere la più che ragionevole certezza di non avere bisogno dei denari che intendi investire fino alla scadenza, perché in caso contrario perderesti gli interessi offerti dal contratto, sempre che ti sia possibile svincolarli.

Un punto focale sul quale porre particolare attenzione risiede nel fatto che la remunerazione offerta (interessi) sono inversamente proporzionali allo stato di salute della banca,pertanto diffida da offerte troppo allettanti, prova a visionare la proposta di almeno un paio di Banche differenti prima di muoverti.

Leggi con attenzione: I 6 indicatori da considerare PRIMA di scegliere una Banca…

Tieni sempre a mente che, in caso di dissesto della banca il conto deposito rientra nella normativa sul Bail In inoltre se da un lato è vero che i conti deposito sono tutelati (anche qui in teoria) dal fondo di tutela interbancario sui depositi fino a 100.000 euro, questo non è sempre vero nel caso delle Banche estere, pertanto prima di procedere è sempre meglio avere le idee molto chiare ed in caso di dubbi chiedi sempre ad uno specialista che non sia interessato, visto l’ovvio conflitto d’interessi in cui versa l’impiegato della banca.

– Buoni Postali Fruttiferi

Un altro grande must per i risparmiatori italiani, emessi da Cassa Depositi e Prestiti e collocati in esclusiva da Poste Italiane SpA; strumenti semplici (o quasi) non prevedono commissioni di sorta, hanno una tassazione agevolata al 12,50% addirittura nulla se sotto i 5.000 euro, possono essere sottoscritti e riscossi in qualsiasi momento (se entro il primo anno non maturano interessi) e sono anche esenti dalle imposte di successione.

In poche parole un discreto strumento di liquidità a breve termine in attesa di spese preventivate o come regalo per il nipotino, tutto molto carino, però anche in questo caso sarebbe opportuno fare attenzione ad un paio di cosette…

Prima di tutto attenzione all’imposta di bollo, stimata ad oggi allo 0,20% / annuo, se consideriamo che gli interessi proposti sovente sono inferiori a BTP con la medesima scadenza, se unita alla tassazione del 12,50% potrebbero rendere l’investimento non produttivo.

Pertanto tieni sempre presente il motivo per cui accantoni i risparmi, se il tuo obiettivo è di breve o brevissimo termine ok, ma se hai in progetto un periodo più lungo esistono soluzioni a parità di rischio decisamente più remunerative.

Non è chiaro poi (dalle note informative non si evince) se i BFP sono da considerarsi titoli di stato a tutti gli effetti e quindi soggetti alle clausole Cac oppure no.

Poni infine particolare attenzione ai Buoni Postali detti Dematerializzati parolone sofisticato che indica di fatto un prodotto derivato, in quanto il loro valore deriva da quello di un’altra attività finanziaria, pensiamo ad esempio ai buoni postali indicizzati all’inflazione, oppure quelli indicizzati ad altri indici borsistici tipo l’Eurostoxx 50, in questo caso ti esponi in pieno al rischio mercato, certo non c’è nulla di cui preoccuparsi, ma è bene fare delle valutazioni a monte sull’opportunità o meno dell’utilizzo di simili strumenti.

– Conclusioni

Come avrai potuto intuire da questa mia piccola guida introduttiva, l’universo degli strumenti finanziari è molto complesso ed articolato, in linea di principio ogni strumento finanziario è valido, oppure potrebbe anche non esserlo, dipende da una miriade di fattori diversi, obiettivi di vita, tempo a disposizione, grado di sopportazione del rischio, situazione famigliare, età, conoscenza dei rischi impliciti che lo strumento incorpora e via discorrendo.

Per questo motivo non finirò mai di ripeterlo, prima di firmare un qualsivoglia contratto, chiedi sempre consiglio ad un esperto, il quale possiede tutte le competenze e l’esperienza necessarie per aiutarti a prendere decisioni consapevoli e valutare quale sia lo strumento più adatto ai tuoi personali bisogni.

Sei riuscito/a a leggere fino a qui complimenti!

Adesso però fammi conoscere il tuo pensiero, nel corso degli anni ti è mai capitato di utilizzare qualcuno degli strumenti che ti ho descritto sopra?

Quali impressioni ne hai ricavato?

Fammi conoscere la tua opinione nei commenti.

A presto

 

07 Dic 2018

Impara a gestire i tuoi risparmi in 8 mosse!

Ogni risparmiatore del mondo è convinto di avere saldamente in mano le redini del proprio risparmio, come è convinto di essere un ottimo guidatore.

Purtroppo, sappiamo entrambi che non sempre è così, siamo tutti sinceramente convinti di essere ottimi e prudenti guidatori vero ma poi, alla prova dei fatti, sappiamo anche di commettere degli errori, in assoluta buona fede certo, ma che purtroppo, a volte possono comportare conseguenze anche pesanti.

Per tale ragione voglio offrirti questa mini guida, in cui ho sintetizzato in 8 passi i principi generali a cui si dovrebbe ispirare qualsiasi risparmiatore per gestire al meglio le proprie risorse, in più ti svelerò un paio di segreti che ti consentiranno di evitare brutte sorprese.

1 – Stabilisci i tuoi obiettivi di vita

Non è pensabile parlare di come andrebbero gestiti i propri risparmi se non si ragiona anzitutto in termini di obiettivi di vita; pertanto il primo passo concreto riguarderà te stesso e la tua famiglia.

Devi fare una profonda riflessione su quali saranno i tuoi progetti di vita (e di spesa) nel breve (6 mesi – 1 anno) nel medio (3 – 5 anni) e lungo periodo (10 anni ed oltre) senza andare possibilmente in confusione 🙂

Eccoti qualche esempio di progetto di vita:

  • Accantonare denaro per pagare gli studi universitari dei figli
  • Aprire una posizione previdenziale per te o per i tuoi figli
  • Acquistare una casa
  • Reperire le risorse per il matrimonio della figlia
  • Accantonare riserve per la pensione

E via discorrendo, ogni persona è diversa dall’altra ed ognuno di noi ha i propri personalissimi obiettivi a cui aspira, che possono differire notevolmente in base all’età, alla situazione finanziaria, a quella famigliare ed altri mille fattori.

A questo punto procurati carta e penna ed incolonna i tuoi progetti in ordine d’importanza (e di spesa) successivamente “spalmali” su una linea temporale a cominciare dal più immediato fino al più distante nel tempo, in questo modo andrai a definire gli orizzonti temporali su cui dovranno basarsi tutti i tuoi successivi ragionamenti su quali strumenti andranno utilizzati per reperire le risorse necessarie al raggiungimento dei tuoi progetti.

Approfondisci guardano il video:  Prima d’investire hai valutato l’orizzonte temporale?

2 – Stabilisci un piano e rispettalo!

Determinati gli obiettivi è giunto il momento di mettere giù un piano strategico d’investimento, cominciare a determinare quale tipologia di strumenti saranno i più indicati per partire dal punto A e giungere (possibilmente indenni) al punto B.

Lo strumento giusto per l’obiettivo giusto, prima si penserà agli obiettivi a quello che si vorrebbe fare con il denaro e quanto denaro servirebbe per concretizzarli, partendo dalla situazione attuale, soltanto dopo si cercherà lo strumento più idoneo allo scopo in un processo in cui dovrai:

Mediare fra risorse di partenza, risorse finali, tempo a disposizione e quanto rischio sarà accettabile per raggiungere lo scopo

Se per il reperimento delle risorse future, potrebbe non essere sufficiente il tempo che supponi di avere a disposizione, allora potrai o allungare i tempi, oppure aumentare il livello di rischio/rendimento oppure ancora entrambi i fattori, in qualsiasi caso gli elementi su cui dovrai lavorare saranno:

  • Obiettivo da raggiungere
  • Situazione patrimoniale attuale
  • Situazione patrimoniale finale
  • Orizzonte temporale a disposizione
  • Tolleranza al rischio

Qui la faccenda si complica lo so, non è una cosa semplice (Ho detto che non è semplice non impossibile!) la soluzione per questa attività esiste, affidati ad uno specialista, il quale eseguirà il corretto processo di analisi, saprà aiutarti nel mediare fra le diverse variabili poc’anzi esposte, inoltre sarà stabilire quale sarà il giusto grado di rischio che potrai permetterti senza andare in difficoltà.

Insieme andrete successivamente a selezionare quegli strumenti che meglio si adatteranno allo scopo, non solo in termini di rischio/ rendimento ma anche in termini di orizzonti temporali e costi di gestione.

Una volta approntato il piano attieniti fedelmente ad esso, nel tempo potrebbero rendersi necessarie delle modifiche (purché sempre contestualizzate)  a causa di eventi sui mercati non previsti e non prevedibili oppure, il caso più frequente, quando avrai raggiunto un obiettivo e si dovrà pensare a come raggiungere il successivo.

3 – Diversificazione e decorrelazione

Dos è meglio che one recitava una vecchia pubblicità, molti titoli sono sicuramente meglio che pochi o peggio di uno solo, per un motivo semplice, con un solo titolo ti accolli tutti i rischi espliciti ed impliciti che esso incorpora, mentre investendo in piccole percentuali su diversi strumenti i rischi si vanno in un certo senso a diluire.

Leggi anche Fondi Comuni come (Dovresti) utilizzarli

Il secondo segreto da conoscere per una buone gestione dei risparmi è che dovresti cercare sempre la massima diversificazione possibile, intesa nel prendere posizione su più mercati diversi in zone geografiche, paesi e valute differenti.

Potrai cominciare con una prima diversificazione prendendo posizione:

  • Geografica
  • Settoriale
  • Valutaria

Geografica: Prendere posizione su mercati in vari paesi o aree geografiche: Europa, Paesi emergenti, Africa oppure su singoli paesi: Cina, USA, Indonesia ecc. in modo da sfruttare i vantaggi offerti dalle diverse economie mondiali.

Settoriale: Mercati diversi, biotecnologie, servizi, materie prime (legno,acqua,minerali vari), trasporti, ecc.

Valutaria: infine prendere posizione su diverse valute oltre all’Euro come Dollari, Yuan, Franchi Svizzeri ecc.

La diversificazione è fondamentale per rendere il portafoglio il meno correlato possibile, per fare in modo che i tuoi diversi investimenti si muovano possibilmente in direzioni opposte in questo modo bilancerai il tuo portafoglio riducendo i rischi al minimo, perchè quando un mercato od un settore scende ne abbiamo sempre un altro che sale.

Guarda anche il mio video: Con i Risparmi non fare a testa o croce…

4 – Impara a gestire la tua emotività

I mercati salgono, i mercati scendono, lo fanno tutti i giorni, da sempre.

Non c’è nulla di più deleterio per i risparmiatori di tutto il mondo, che la loro fondamentale incapacità di poter gestire le proprie emozioni e questo, i grandi squali della finanza internazionale lo sanno benissimo…

Non cadere nella trappola dell’emotività, hai fatto i tuoi conti, sai dove vuoi arrivare, hai pagato uno specialista per acquisire i giusti strumenti e che monitori costantemente il loro andamento, a questo punto il tempo e soltanto lui sarà il tuo migliore amico, nel lungo periodo infatti si portano sempre a casa risultati positivi.

Evita di spaventarti quando leggi i giornali, con le notizie catastrofiche ci vanno a nozze da sempre; se hai dei dubbi parlane con il tuo consulente, ponigli tutte le domande che ritieni necessarie, per favore non seguire il gregge e non permettere mai ai fatti di piegarsi di fronte alle tue idee al contrario, dovranno essere loro a piegarsi ai fatti.

Stai molto attento anche all’eccesso di sicurezza il quale, se entro certi limiti è addirittura benefico (anche fisicamente) dall’altro ti può giocare brutti scherzi.

Non perderti il mio video: Comperare e vendere sì…ma quando?

5 –  Reinvesti ogni volta che puoi

Hai un polizza di previdenza? Ogni anno potrai detrarre una certa cifra dai versamenti fino ad un massimo di 5.164 euro e rotti, quando ti verranno rimborsati sul 730, reinvestili nella tua polizza, fallo anche con tutti quegli strumenti che ti offrono dei rendimenti, se non hai effettive necessità di coprire delle spese preventivate, reinvesti sempre gli interessi così potrai sfruttare la magia dell’interesse composto!

Guarda con attenzione il mio video: Interesse composto come funziona veramente

Ti riesce complicato farlo? Allora usa una formula PAC (Piano Accumulo Capitale) per una parte del tuo portafoglio, con questo sistema potrai prendere posizione su mercati più redditizi, ma anche più volatili a piccoli passi, sfruttando anche qui l’interesse composto e potrai inoltre mediare in maniera redditizia sul valore delle quote.

Per saperne di più guarda: Come Funziona il Piano Accumulo Capitale

6 – Non correre dietro ai rendimenti

Non correre dietro alle previsioni di Tizio o di Caio, nessuno conosce il futuro è una delle poche certezze che abbiamo in questa vita, mantieniti fedele al tuo piano e non cominciare a vendere e ricomprare in continuazione, i soldi facili non sono mai esistiti né mai esisteranno, vendere e ricomprare significa costi di liquidazione, commissioni di ingresso e imposte da pagare sulle plusvalenze, l’unico risultato sicuro (faccio questo mestiere da sufficiente tempo per saperlo con certezza) è che alla fine rimarrai soltanto con il cerino in mano, nella migliore, e dico migliore delle ipotesi.

7 –  Non esporre i tuoi risparmi alle aggressioni esterne

Tema in realtà piuttosto articolato, che esplorerò più approfonditamente nei prossimi articoli, ma che si può riassumere in:

Non lasciare i soldi fermi sul conto!

Come detto poco fa, io non so cosa accadrà domani, pertanto evita di lasciare i soldi su un conto il quale è particolarmente esposto in caso di patrimoniali, Bail In, prelievi forzosi,certo sto parlando di situazioni estreme, ma che si sono già verificate in passato quindi la parola impossibile in questo caso non esiste.

Leggi anche: Proteggere i Risparmi? Usa una Unit Linked!

Investire in strumenti quali i Fondi Comuni, gli ETF oppure le Polizze, ti garantiranno protezione al verificarsi degli eventi di cui sopra, inoltre cerca di farlo se ti è possibile, in strumenti di diritto estero, in modo che il tuo denaro non si trovi in Italia in caso di “problemi”.

8 –  NON fare tutto da solo/a

Guarda che non te lo sto dicendo per proporti chissà quale affare mirabolante, te lo sto dicendo perché purtroppo mi capita di vedere tutti i giorni i danni che in assoluta buona fede si arrecano ai propri sudatissimi risparmi, la finanza è un mondo complesso e la gestione di un portafoglio risparmi richiede costanza e competenze specifiche.

Quando hai male al pancino ti rivolgi ad un medico oppure ti curi con delle erbe che hai raccolto a casaccio nel bosco?

Non c’è nulla di male nel farsi aiutare da un consulente di fiducia, esponigli i tuoi dubbi le tue perplessità, parlagli dei tuoi progetti di vita, ti ricordo nel caso non lo sapessi, che il consulente finanziario al pari dell’avvocato o del medico è vincolato al segreto professionale.

Perché un consulente? Perché si tratta del futuro tuo e dei tuoi cari!

Se al momento non hai un consulente di fiducia non preoccuparti CONTATTAMI, due parole non impegneranno nessuno di noi, ma potrebbero fare la differenza per te.

– Conclusioni

In conclusione direi che il processo per una buona gestione dei propri risparmi passa da questi semplici step e 9 volte su 10 la fonte dei guai deriva proprio dal non aver rispettato questi passi.

Adesso però dimmi la tua, ritieni che seguire questi passi sia sufficiente per gestire al meglio i tuoi risparmi o ritieni di aggiungerne altri?

A presto

Dott. Mauro Valentino

P.S.

Se desideri parlare con me in forma più riservata clicca sull’immagine qui sotto.

 

28 Nov 2018

Fondi Comuni come (Dovresti) Utilizzarli.

Fondi Comuni come (Dovresti) Utilizzarli.

Fondi Comuni come (Dovresti) Utilizzarli.

Riflessioni:

Fondi di liquidità:

Fondi Obbligazionari

Fondi Azionari

Fondi Flessibili

Fondi Bilanciati

Conclusioni

Riflessioni:

Oggi ti offro una guida di come andrebbero usati i vari tipi di fondi comuni d’investimento, allo scopo di fornirti informazioni chiare, che spero possano tornarti utili per poter prendere decisioni consapevoli per quanto riguarda i tuoi risparmi.

Se da un lato è innegabile che l’utilizzo di fondi comuni ti consentirà di accedere, per il tramite di una gestione professionale a quei mercati, altrimenti preclusi ai piccoli e medi risparmiatori dall’altro, dovresti fare a monte delle profonde riflessioni sull’opportunità o meno di utilizzare questo strumento, mi spiego meglio con un esempio:

Pertanto, prima di tutto dovresti avere le idee molto chiare  su quali sono i tuoi personali progetti di vita, quanto tempo pensi di avere a disposizione perché si concretizzino e soprattutto, quanto rischio ritieni di essere in grado di sopportare senza andare in difficoltà.

Un solo consiglio, non fare mai da solo, rivolgiti sempre ad un consulente professionista, il quale anzitutto ti ascolterà attentamente per cogliere con chiarezza quali sono le tue necessità, dopodiché procederà alla selezione degli strumenti più indicati per consentirti il raggiungimento dei tuoi obiettivi possibilmente senza danni.

I fondi comuni sono uno strumento molto utilizzato nel mondo del risparmio, pertanto al crescere delle tipologie si sono andati via via a suddividere in diverse categorie, le quali si prestano ad utilizzi diversi con differenti caratteristiche, adesso ti elenco le principali nel dettaglio:

 

Fondi di liquidità:

I fondi di liquidità sono strumenti che  investono in titoli di liquidità, particolarmente indicati per chi possiede orizzonti temporali di 3 o 6 mesi ed una bassa propensione al rischio.

I fondi di liquidità non possono investire in titoli azionari ma solo su Titoli di Stato (Bond) o strumenti similari, caratterizzati da una duration (vita finanziaria) molto breve, in genere intorno ai 6 mesi appunto.

Sono caratterizzati da una bassa volatilità (sensibilità alle oscillazioni di mercato) e basso rendimento, con un rischio complessivo però molto limitato, i titoli in portafoglio generalmente sono dotati di un Rating elevato.

I fondi di liquidità sono strumenti ideali per parcheggiare del denaro in attesa di eventuali spese già preventivate, oppure per costituire una riserva di protezione per fronteggiare spese impreviste, un buon sistema inoltre per non lasciare i soldi sul conto corrente che, in tempi come questi, potrebbe essere interessato da procedure su Bail In o eventuali (ipotesi estrema) patrimoniali, la loro funzione è quella di offrire al risparmiatore una rivalutazione del capitale che possa recuperare efficacemente l’inflazione.

Approfondisci leggendo anche: Proteggi davvero i tuoi risparmi usa i fondi comuni

Fondi Obbligazionari

 Caratterizzati da un paniere diversificato di obbligazioni, in genere Corporate (societarie), nella stragrande maggioranza dei casi, sono caratterizzati da una volatilità media o medio-bassa.

Tramite la compravendita dei titoli, giocando sulla loro duration (la vita finanziaria) e sulla loro attenta selezione l’idea è quella di offrire rendimenti superiori rispetto ad un parametro di riferimento (Benchmark) solitamente un indice borsistico, coerente con la natura dei titoli presenti in portafoglio, ad esempio, un Fondo Obbligazionario USA avrà come Benchmark un indice borsistico Americano.

In questo caso si possono acquistare fondi espressi in valuta locale, tipo Dollari, Yen, Sterline ecc. ma poni particolare attenzione al rischio cambio.

 Uno dei grandi vantaggi di questo strumento, risiede nell’ampia diversificazione dei titoli quindi la possibilità di diluire il rischio specifico, lo trovo personalmente indicato in coloro che hanno come orizzonte temporale un periodo di 5 o 7 anni mediamente, con una sopportazione del rischio di media entità.

 

Fondi Azionari

Sono fondi al cui interno trovano posto quote di titoli azionari, per natura questo tipo di investimento possiede generalmente una volatilità nettamente superiore rispetto ai precedenti, anche qui con qualche eccezione, ma che al contempo possono generare rendimenti anche di molto superiori alla media.

La famiglia dei fondi azionari è a dir poco immensa, pertanto si è pensato di suddividerli in sottocategorie a seconda delle loro caratteristiche peculiari in termini di tipologia di investimento e stile di gestione.

Fondi azionari settoriali: Che investono in diversa percentuale in differenti settori economici, ad esempio in telecomunicazioni, servizi, Biotecnologie, materie prime ecc.

Fondi azionari Internazionali: Investono in azioni delle borse in tutto il mondo detti anche fondi globali.

Fondi area Euro: Investono in titoli dei paesi aderenti al circuito Euro.

Fondi azionari pacifico: Investono nei paesi area pacifico, compresi solitamente Giappone ed Australia

Fondi azionari Paese: Investono in titoli rappresentativi degli indici borsistici dei singoli paesi, Italia, Francia, Cina, Giappone ecc.

Fondi Azionari paesi Emergenti: Investono nelle borse dei paesi  in forte sviluppo economico ad esempio America Latina, Est Europa, Sud Est Asiatico ecc.

I fondi azionari si possono anche suddividere in differenti valute, Dollari, Sterline, Yen ecc. Ottimo metodo per acquisire una diversificazione valutaria all’interno del tuo portafoglio, attenzione al rischio cambio, a meno che non siano previste opportune politiche di protezione (Hedging) previste dal regolamento del fondo.

  • Le politiche di investimento

Nella gestione dei fondi azionari un particolare rilievo assumono le politiche di investimento perseguite per poter ottenere i rendimenti attesi che si dividono sostanzialmente in due tipologie:

  1. Gestione attiva: Chiamata in gergo Bottom up, che punta ad una selezione e relativa gestione dei titoli in modo da ottenere rendimenti superiori al benchmark di riferimento
  2. Gestione passiva: Denominata Botton down, che al contrario si accontenta di replicare l’andamento dell’indice di riferimento (Benchmark)

I fondi azionari, sono quelli che meglio si prestano per sviluppare maggiori potenzialità di guadagno, ma tieni sempre presente che quando si parla di fondi azionari l’orizzonte temporale d’investimento è necessariamente di lungo periodo, sto parlando di almeno 10 anni, affinché tu possa avere maggiori chance di ottenere ottimi risultati.

Fermo restando che di garantito non esiste nulla e che nessuno di noi conosce il futuro, per offrirti maggiori chance di successo dovrai ricorrere ad una corretta diversificazione che sia la più ampia possibile, per poter cogliere tutte le opportunità e diluire per quanto possibile i rischi.

 

Fondi Flessibili

Si pongono a metà strada fra i fondi obbligazionari e quelli azionari con delle differenze peculiari.

Il portafoglio del fondo potrà essere riempito oltre che con obbligazioni anche con titoli azionari la cui percentuale può variare da 0% al 100% il gestore quindi potrà variare le componenti azionaria ed obbligazionaria a sua discrezione, consentendogli di poter approfittare, dei rialzi di mercato, oppure per difendersi nelle fasi di calo.

Questa tipologia di fondo è da considerarsi non solo di lungo periodo (7-10 anni), ma vista anche la sua volatilità ed i costi, che non sono indifferenti, direi che non è consigliabile a chi non abbia una discreta tolleranza al rischio oltre ad avere già di per sé un portafoglio ben diversificato.

 

Fondi Bilanciati

Anche in questo caso nel portafoglio troveremo la compresenza sia di obbligazioni che di azioni, con la differenza rispetto ai fondi flessibili che la componente di rischio, ovvero quella azionaria potrà variare da un minimo del 10% ad un massimo del 90%.

Pertanto questa tipologia di fondi porterà sempre con sé una certa componente di rischio, a differenza di quelli flessibili dove la componente azionaria in caso di necessità potrà essere azzerata, su questo strumento il gestore, con tutta la buona volontà di questo mondo, non potrà intervenire per proteggere il patrimonio da crolli improvvisi dei mercati.

In passato molti fondi bilanciati hanno offerto performance decisamente anomale, subendo flessioni sovente significative, anche in questo caso parliamo come orizzonte temporale di un periodo medio-lungo, personalmente mi sento di consigliarlo a chi ha un’ ottima tolleranza al rischio, possiede un portafoglio ben diversificato e sia assolutamente consapevole dei meccanismi che regolano lo strumento.

 

Conclusioni

I fondi comuni sono un valido strumento per gestire al meglio i tuoi risparmi, per ottenere la giusta diversificazione, controllare il rischio, ottenere una gestione professionale ed accedere a mercati altrimenti irraggiungibili per i piccoli e medi risparmiatori.

Allo stesso tempo però, i fondi comuni d’investimento vanno utilizzati con cognizione di causa, dovresti avere le idee molto chiare su quali sono gli obiettivi di vita che vorresti veder concretizzati,quanto tempo avrai di fronte, qual’è la sopportabilità massima di rischio al quale ti potrai esporre, dovresti inoltre possedere le opportune conoscenze su quali potrebbero essere i movimenti macroeconomici dei prossimi anni in tutte le aree del mondo.

Per questo prima di procedere ad un acquisto di fondi, non farti incantare dalle belle parole o dalla promessa di rendimenti mirabolanti,

Leggi SEMPRE con estrema attenzione il prospetto informativo!

 E nel farlo, fatti aiutare da un consulente esperto che ti conosca bene e che ti metta in condizione di prendere decisioni in maniera consapevole.

Bene hai letto fino a qui, spero di essere stato esaustivo nella mia digressione, adesso tocca a te, hai mai utilizzato, dei fondi comuni d’investimento per gestire i tuoi risparmi?

Fammi conoscere il tuo pensiero nei commenti, sarò lieto di poter conversare con te.

A presto

Mauro Valentino

P.S.

Se non ti va di veder pubblicati i tuoi commenti e preferisci pormi le domande in forma più riservata, contattami direttamente, ti risponderò quanto prima, ti basterà cliccare sull’immagine qui sotto.

 

 

 

 

22 Nov 2018

Proteggi (Davvero) i tuoi risparmi usa un Fondo Comune!

Come proteggere i risparmi, oggi parlerò del Fondo Comune d’Investimento, come funziona e come andrebbe utilizzato.

–        Come funziona

–        Le principali tipologie di Fondi comuni

–        Gli orizzonti temporali

–        La volatilità

–        La gestione del rischio

–        I costi

–        Le tasse

–        I benefici del fondo comune

–        Protezione del risparmio da eventuali aggressioni esterne

–        Possibilità di accedere a piccoli passi

–        Conclusioni

 

I fondi comuni d’investimento, nel panorama degli strumenti finanziari, sono forse fra i più flessibili ed indicati per costruire portafogli che siano ben diversificati, aiutandoti cioè a ridurre il rischio complessivo di portafoglio ottimizzando di conseguenza i rendimenti.

Guarda anche il mio video: Il valore della diversificazione negli investimenti

Possono essere utilizzati in abbinamento magari a delle polizze, per ottenere una buona copertura anche da eventi esterni, quali improvvise crisi di mercato, procedure di Bail In e via discorrendo.

Puoi anche leggere: Proteggere i risparmi? Usa una Unit Linked!

 

–       Come funziona

 

Devi pensare al fondo comune come ad un contenitore, al cui interno il responsabile (e relativo team), che d’ora in avanti chiameremo gestore, inserirà delle quote di titoli, differenziati in base alla tipologia del fondo ed alla sua specifica politica d’investimento.  

Lo scopo di creare un fondo comune d’investimento è quello di creare valore per i risparmiatori (oltre che per la casa di gestione) gestendo diversi asset contemporaneamente, offrendo quindi la possibilità a risparmiatori grandi e piccini di poter accedere a mercati altrimenti preclusi, offrendogli al contempo un servizio d’investimento professionale.

Strutturato il fondo, determinata la sua politica d’investimento, esso verrà distribuito ai risparmiatori, i quali potranno accedervi acquistando delle quote, tali quote avranno un valore, che varierà quotidianamente al variare delle condizioni di mercato, il valore della quota del fondo è detto NAV (Net Asset Value) tale valore viene pubblicato con cadenza quotidiana oppure è visibile sul sito della società di gestione.

Il fondo comune d’investimento è suddiviso in 3 componenti:

  1. I partecipanti al fondo comune, detti fondisti fra cui anche TU quando acquisti delle quote di un fondo.
  2. La società di gestione (SGR o SICAV) che ha il compito di ideare, gestire e stabilire il regolamento del fondo comune.
  3. La Banca Depositaria, un soggetto terzo, che è indipendente rispetto alla società di gestione, i cui compiti sono di custodia del denaro dei fondisti nonché dei titoli del fondo, oltre che di controllo sulle sue attività.

Il fondo comune d’investimento non ha vincoli di detenzione, nel senso che le quote del fondo possono essere liquidate in parte oppure tutte insieme in qualsiasi  momento, le uniche cose a cui dovrai porre estrema attenzione sono sostanzialmente tre:

  1. La tipologia di fondo scelta
  2. Gli orizzonti temporali
  3. La volatilità del fondo (rischio)

–       Le principali tipologie di Fondi comuni

Il fondo comune d’investimento è usatissimo nel mondo e di conseguenza ha portato alla creazione di una numerosa famiglia di strumenti, ora ti offrirò una panoramica generica delle principali categorie:

  • Fondi Monetari: Investono nel mercato monetario per offrire rendimenti maggiori e di breve termine
  • Fondi Obbligazionari: Il gestore investe in obbligazioni sia societarie (corporate) che Titoli di Stato o un mix di entrambi, scopo è garantire rendimenti superiori alla media rimanendo sempre sul mercato obbligazionario.
  • Fondi Azionari: All’interno del fondo comune troveranno posto titoli azionari suddivisi per area geografica, singola nazione, tipologia di asset ad esempio materie prime e così via. Ideali per chi può sostenere una volatilità maggiore con orizzonti temporali di medio lungo periodo
  • Fondi Flessibili: Fondi al cui interno troveranno spazio, in diversa percentuale fra loro, sia azioni che obbligazioni di differenti tipologie, aree geografiche o settori, in base alle analisi ed alle scelte del gestore tali percentuali varieranno al variare delle condizioni di mercato. Scopo è quello di offrire rendimenti superiori e cogliere le opportunità dei mercati nel medio lungo periodo

Per una trattazione più ampia di tale suddivisione ti rimando al  mio prossimo articolo, che sarà dedicato a questo argomento in forma molto più specifica.

–       Gli orizzonti temporali

 

I fondi comuni d’investimento, come ogni strumento finanziario d’altronde, possiedono una vita intrinseca, mi spiego meglio, la durata di un investimento in un fondo comune dipende sia dalla politica d’investimento, che dalla vita residua dei titoli in esso presenti, che potranno rispondere ad obiettivi d’investimento di breve, medio e lungo periodo.

Ti faccio un esempio facile per capire:

  • Fondo liquidità (Titoli di Stato) vita media breve 3 mesi / 6 mesi / 1 anno
  • Fondo Obbligazionario (obbligazioni corporate o statali) anche 3 o 5 anni
  • Fondo Flessibile (mix obbligazioni azioni) vita media 5 / 7 anni ed oltre
  • Fondo azionario (mix di azioni) vita media almeno 10 anni ed oltre

Nonostante il fondo comune d’investimento non possieda vincoli di detenzione, buona politica sarebbe rispettare la vita media del fondo che si ha fra le mani, pertanto prima di selezionarlo, il mio suggerimento è quello semmai di adattare il fondo ai TUOI obiettivi di vita, andandoli a far collimare.

Per approfondire guarda il mio video: Prima d’investire…hai valutato l’orizzonte temporale?

Questo è in genere 9 volte su 10 il momento in cui, pur animati dalle migliori intenzioni, inconsapevolmente si combinano guai, che sono in genere da imputarsi ad un’errata valutazione del fondo che si riteneva fosse il più adatto, altro consiglio che ti offro oggi è Non fare tutto da solo chiedi sempre consiglio ad uno specialista, un consulente finanziario per capirci, il quale oltre ad effettuare analisi molto accurate di tipo tecnico, ti aiuterà nella costruzione di un portafoglio fondi che sia coerente con le tue reali necessità di risparmio.

D’altronde quando devi curare un dente mica lo fai da solo allo specchio, ti rivolgi ad un dentista è corretto?

–       La volatilità

Ogni fondo comune ha una certa volatilità, ovvero la sua particolare sensibilità rispetto ai movimenti di mercati.

Fondi di liquidità o fondi che investono in Titoli di Stato avranno una volatilità in genere più bassa rispetto a quella dei fondi azionari, che sono moto più sensibili ai movimenti dei mercati in positivo ed anche in negativo.

La volatilità più corretta per i tuoi scopi sarà determinata in fase di compilazione del questionario MIFID, in base alle risposte che fornirai sarai classificato come risparmiatore più o meno prudente.

Anche in questo caso si rende direi indispensabile la collaborazione di un consulente dedicato che saprà abbinare efficacemente 2 o più fondi di differenti tipologie per consentirti di ottenere oltre che una diversificazione più accurata anche una migliore gestione del rischio complessivo.

–       La gestione del rischio

Il fondo comune d’investimento è uno strumento che si presta in maniera egregia proprio alla gestione del rischio di portafoglio.

Quando si acquista un singolo strumento finanziario, che si tratti di un BTP oppure di un titolo azionario, non farai altro che prenderti tutti i rischi espliciti ed impliciti che tale strumento incorpora.

L’ho già ripetuto più volte nei miei post precedenti ma lo ripeto anche questa volta, il rischio zero non è  mai esistito, non esiste e non esisterà mai!

L’investimento a zero rischi non è mai esistito,

non esiste e non esisterà mai!

 

Acquistando delle quote di un fondo comune d’investimento, acquisterai in piccolissima percentuale una parte di decine e decine di titoli diversi, andando in questo modo a diluire molti dei rischi tipici degli strumenti finanziari.

Grazie proprio alla compresenza contemporanea di 70 – 100 e sovente anche più titoli che consentono già di per sé una prima importante diversificazione, impossibile da ottenere per un singolo risparmiatore, gli impatti negativi dovuti al fallimento di una singola azienda oppure di uno Stato, vengono di fatto contenuti ed annullati dalle migliori performance degli altri titoli presenti nel contenitore

 

–       I costi

 

I fondi comuni d’investimento non sono strumenti che oserei definire proprio a buon mercato, il mio consiglio quindi rimane quello di sempre cioè non fare da solo, chiedi sempre il parere di  un esperto, perché una buona gestione dei costi ti consentirà migliori rendimenti.

Se non hai un consulente di fiducia contattami liberamente, la prima consulenza è gratuita e non impegna certo nessuno di noi due, ma potrai toglierti in questo modo parecchi dubbi, al fondo dell’articolo troverai i miei riferimenti., me vediamo adesso le principali voci di costo presenti normalmente nei fondi comuni d’investimento.

Commissione d’ingresso: Detta anche commissione di sottoscrizione, viene pagata al momento del primo versamento.

In genere è inversamente proporzionale all’entità del proprio investimento (più si investe, meno si paga) ed è più elevata per i cosiddetti fondi azionari rispetto a quelli bilanciati. Esistono anche dei fondi che non prevedono una commissione di ingresso: sono i cosiddetti fondi no load

Commissione di gestione: Costo sostenuto dal fondista per la gestione del fondo. È calcolata su base annua, ma in genere corrisposta a cadenza semestrale, trimestrale o mensile.

Commissione di performance: Commissione non sempre presente, comporta il pagamento di una quota se il fondo supera una certa soglia di rendimento, fissata in partenza, allo scopo di premiare il gestore per la sua abilità.

Commissione di uscita: Commissione che si paga al momento delle liquidazione di tutte o parte delle quote in possesso al fondista.

Commissione di Switch: Si paga quando abbiamo il passaggio da un fondo ad un altro che prevede quindi la liquidazione con contestuale riacquisto di quote.

–       Le tasse

Anzitutto è bene precisare, che i fondi comuni d’investimento non vanno inseriti in dichiarazione dei redditi perché sono le società d’investimento che prelevano direttamente il denaro come ritenuta e provvedono al versamento allo Stato.

L’aliquota sulle plusvalenze (Capital Gain) la tassazione sull’incremento di valore della quota nel momento in cui viene venduta, rispetto al valore iniziale alla data di acquisto, attualmente è del 26% nel caso il fondo investa in titolo azionari od obbligazionari.

Se il fondo investe in soli Titoli di Stato la tassazione è del 12,50%, nel caso del fondo comune che investe sia in titoli corporate (societari) azioni od obbligazioni, ma contestualmente  anche in titoli di stato, allora la tassazione sarà una media che rispecchi le percentuali dei diversi titoli presenti in portafoglio.

–       I benefici del fondo comune

Anzitutto con il fondo comune di investimento si sfruttano le competenze specialistiche dei gestori e dei loro team, per ottenere una gestione professionale che altrimenti da solo non potresti mai avere, unendo le forze insieme ad altre migliaia di fondisti potrai accedere a quei mercati altrimenti preclusi ai piccoli e medi risparmiatori.

Potrai fare una seria politica di diversificazione, pertanto si elimina il rischio specifico, che avresti tutto sulle spalle nel caso di acquisto di un singolo titolo.

Potrai finalmente pianificare i tuoi risparmi spalmandolo su diversi fondi, che abbiano delle durate di vita (duration) coerenti con i tuoi personali progetti di vita.

Sicurezza garantita da un sistema molto rigido di controlli, perché oltre a quelli interni alle SGR, vi sono quelli esterni affidati alle società di revisione e poi quelli pubblici esercitati da Consob e Banca d’Italia.

Avrai inoltre la garanzia offerta dal fatto che sia i denari dei fondisti che le quote dei titoli del fondo, saranno depositati presso una Banca terza detta banca corrispondente, che ti proteggerà da eventuali (anche se molto improbabili) default, sia della società di gestione, che anche della banca terza, in quanto sia le quote che i denari non partecipano al bilancio della banca perché depositati in custodia quindi non di proprietà.

–       Protezione del risparmio da eventuali aggressioni esterne

I fondi comuni d’investimento non rientrano nella normativa sul Bail In quindi in caso la tua banca dovesse attivare tale procedura, i tuoi risparmi non verrebbero intaccati.

Nel caso volessi proteggerti da eventuali prelievi forzosi oppure patrimoniali varie, ipotesi piuttosto estrema certo, ma sempre probabile, non ti basterà altro che investire in euro oppure in altra valuta estera, questo ti proteggerà in caso di eventuale uscita dal circuito euro, perché i titoli denominati in valuta estera non possono essere rinominati in quella nuova.

Inoltre per maggiore garanzia nei tuoi confronti, puoi assicurarti che il fondo comune, sia di diritto estero ad esempio Lussemburghese (lo sono quasi tutti i fondi) lo potrai dedurre facilmente guardando la targa del fondo il codice chiamato ISIN, premurati di verificare che inizi con la sigla LU.

–       Possibilità di accedere a piccoli passi

I fondi ti offrono la possibilità, anche in caso di piccoli risparmi, di poter accedere per gradi a piccoli passi, con quella che si chiama formula PAC (Piano di Accumulo Capitale), che consiste in versamenti periodici di un importo prefissato, ad esempio 100 euro, in questo modo potrai mediare sul valore della quota.

Per capire meglio guarda il mio video: Come funziona il Piano di Accumulo Capitale

L’utilizzo di uno o più fondi comuni d’investimento è un sistema semplice per poter accumulare, nel tempo, dei risparmi degni di nota anche con piccole somme un esempio:

Ipotizziamo di versare sempre e solo 100 euro ogni mese:

100 x 12 = 1.200 euro/anno interesse medio composto 4% dopo 15 anni

Dopo 15 anni anziché avere in tasca 18.500,00 ti ritroverai la bellezza di 25.889,91 euro!

 

–       Conclusioni

 

I fondi comuni d’investimento sono ottimi strumenti con cui poter concretamente dare al tuo portafoglio una vera diversificazione che ti metta al riparo dai rischi insiti in ogni strumento finanziario, ti permette l’accesso a mercati altrimenti preclusi ai piccoli e medi risparmiatori, con relativi vantaggi in termini di rendimenti, ti consente anche una discreta protezione anche in caso di default di crisi finanziarie e possibili manovre tipo patrimoniali o bail in, certamente tutto molto bello e tutto molto vero.

Però mi raccomando, fai tanta attenzione, non fare da solo fatti aiutare, consulta il tuo consulente finanziario di fiducia prima di selezionare uno o più fondi d’investimento, parla con lui spiegagli per filo e per segno quali sono i tuoi obiettivi di vita, perché stai risparmiando, in pratica nel breve, medio e lungo periodo lascia che sia lui a prendersi il mal di pancia di andare a selezionare i fondi più idonei per te. prudenza non è mai troppa in questo campo.

Hai letto fino a qui eccellente! Adesso però dimmi la tua, pensi che l’utilizzo di uno o più fondi comuni possano aiutarti nel gestire meglio i tuoi risparmi?

Non possiedi un consulente di fiducia con cui parlare ed ottenere dei consigli personalizzati?

Nessun problema, CONTATTAMI SUBITO ed esponimi i tuoi bisogni, la prima consulenza è gratuita, due parole non impegnano nessuno di noi due, ma possono fare molto per te.

A presto

 

 

 

 

 

 

 

 

07 Nov 2018

Proteggere i Risparmi? Usa una Unit Linked!

L’ansia per un futuro incerto porta ad una sola domanda, come proteggo i miei risparmi? Io ti offro una possibile soluzione.

 

Futuro incerto, possibili patrimoniali all’orizzonte, per non parlare di eventuali Bail in o di prelievi forzosi in poche parole, come si possono proteggere efficacemente i propri risparmi?

A parte immaginare situazioni rocambolesche tipo aprire società di comodo in qualche paese esotico, oppure oltrepassare di notte, durante una bufera di neve il confine con la Svizzera, cosa peraltro assai illegale, per mettere al sicuro i tuoi risparmi l’unico sforzo che dovrai compiere, sarà quello di fissare un appuntamento con il tuo consulente finanziario di fiducia ed esporgli senza giri di parole tutti i tuoi dubbi, perché devi sapere che le soluzioni esistono e sono molto meno “esotiche” di quanto tu possa immaginare.

Per selezionare i singoli paragrafi cliccaci sopra:

Protezione? Usa una Unit Linked

A che ti serve un polizza Unit Linked?

L’ Investimento

La Polizza

I Vantaggi per te

A cosa fare attenzione

I Costi

La tassazione

Ricapitolando

 

Come dici? Ti sei sempre recato presso la filiale della tua banca e non ti avvali del servizio di un consulente finanziario personale? Non disperare, contattami la prima consulenza è gratuita, due parole non impegnano nessuno di noi due ma possono fare molto per te.

Come anticipato già nel mio precedente articolo la regola d’oro esistono innumerevoli soluzioni per proteggere il proprio patrimonio dalle aggressioni esterne, bail in, patrimoniali, Euroexit ecc. il punto semmai è comprendere chiaramente quale sia la più adatta alle tue particolari esigenze, che sia funzionale al raggiungimento dei tuoi personali obiettivi di vita, ed in che modo si incastra in una strategia di diversificazione del tuo portafoglio risparmi, sono questi gli aspetti principali da tenere in considerazione.

Protezione? Usa una Unit Linked!

Uno dei tanti strumenti disponibili per il risparmiatore che gli consenta una buona protezione del proprio patrimonio è l’utilizzo di una polizza.

Esistono sul mercato diversi tipi di polizze che sono generalmente suddivise in 2 categorie principali:

  • Polizze Unit Linked
  • Polizze a gestione separata

La differenza sostanziale consiste nel primo caso, in una gestione di tipo squisitamente finanziario, mentre nel secondo, la gestione del fondo all’interno della polizza è dato in gestione ad un altra società, svincolata dal bilancio della società assicuratrice.

Oggi mi concentrerò sulle polizze a contenuto finanziario, meglio conosciute come Unit Linked, uno strumento complesso certo, ma estremamente versatile nel quale ripongo molta fiducia e che suggerisco caldamente dove se ne ravvisi l’utilità per il cliente, perché lo considero uno strumento in grado di offrire una risposta adeguata, sia alle domande di cui sopra, oltre che a soddisfare svariate altre esigenze che vedremo più avanti.

A che ti serve un polizza Unit Linked?

Sottoscrivere una polizza unit linked va a soddisfare molteplici esigenze in un solo unico strumento:

  • Esigenza di rendimento sul lungo periodo
  • Protezione del capitale investito da eventi esogeni (patrimoniali, bail in, euroexit)
  • Gestione dei beneficiari caso morte, anche fuori asse ereditario
  • Differimento fiscale (le tasse si pagano solo in sede di liquidazione)
  • Risparmio fiscale (non si pagano le imposte di successione)

Una polizza Unit Linked Serve per chi desidera rendimenti superiori alla media nel lungo periodo, serve per proteggere efficacemente il patrimonio da aggressioni esterne, serve per gestire in anticipo la pianificazione successoria definendo per tempo i beneficiari, le loro quote ed evitare così sgradevoli tensioni fra gli eredi.

L’ Investimento

Come accennato, le polizze unit linked sono caratterizzate da 2 componenti una finanziaria ed una assicurativa,  sono infatti normali polizze vita, al cui interno è presente uno o più fondi d’investimento.

Il fondo interno non garantisce un rendimento minimo, il rendimento dipenderà dal valore della quote del fondo in cui la polizza investe al momento del riscatto, al contrario di altri strumenti, non si consolidano i risultati ogni anno si è quindi esposti all’andamento dei mercati finanziari.

Le differenze, a volte anche notevoli nei rendimenti, risiedono proprio nell’accuratezza della selezione dei fondi o dei titoli e nella loro successiva gestione gestione.

 

Capisci ora  quanto sia importante farsi aiutare da un professionista capace di smontare la polizza e verificare se il motore sia funzionante?

 

Dalla gestione del fondo otterrai dei rendimenti, che saranno liquidati alla scadenza naturale della polizza per conclusione del ciclo di vita, in questo caso parleremo di polizza caso morte, oppure quando tu lo riterrai opportuno dopo almeno 1 anno di permanenza nel contratto, in questo caso invece parleremo di polizze caso vita.

Il cliente (contraente) versa pertanto i denari (il premio) tutti in un’unica soluzione, oppure può optare per la formula PAC tramite i versamenti periodici.

Eliminati i costi quali ad esempio quelli di sottoscrizione, ciò che rimane si chiama capitale investito che andrà ad acquistare quote di uno o più fondi contenuti all’interno della polizza.

La Polizza

Il contenitore dicevo è vestito da polizza vita, quindi ne raccoglie tutte le caratteristiche, come ad esempio l’impignorabilità e l’insequestrabilità (entro certi limiti), prevista la definizione di beneficiari in caso premorienza dell’assicurato, i beneficiari possono essere anche persone fisiche o giuridiche (ad esempio enti religiosi od onlus) al di fuori dell’asse ereditario, sempre entro i limiti della quota disponibile, il capitale verrà liquidato immediatamente dalla compagnia ai beneficiari in caso di premorienza dell’assicurato, inoltre il nome dei beneficiari la compagnia assicuratrice li considera riservati e non divulgabili a terzi.

I Vantaggi per te

Adesso veniamo al bello, la polizza in quanto tale è esclusa dalle procedure del Bail in non può essere coinvolta in patrimoniali o prelievi forzosi, inoltre  abbi sempre cura di verificare che la compagnia assicuratrice abbia sede all’estero, ad esempio in Irlanda, così il tuo denaro si ritroverà  de facto all’estero e senza muoverti da casa!

La polizza Unit Linked sarà denominata in euro, pertanto anche in caso di Euroexit continuerà ad esserlo, devi sapere che non si possono ridenominare gli investimenti in una moneta che sia diversa da quella con la quale sono stati sottoscritti e questo per te potrebbe essere fonte di un grosso vantaggio, se consideriamo che nella migliore delle ipotesi in caso di Euroexit la nuova moneta nazionale potrebbe avere una svalutazione del 30% questo significa che ti ritroverai con un patrimonio che avrà un valore del 30% superiore!

Un altro aspetto sovente sottovalutato è di natura fiscale, la polizza consente il cosiddetto differimento fiscale le tasse, si pagheranno tutte certamente, ma soltanto in fase di liquidazione della polizza, ed inoltre in caso di premorienza dell’assicurato sono esenti dalle imposte di successione!

A cosa fare attenzione

Le polizze Unit Linked sono strumenti come avrai avuto modo di capire piuttosto complessi, pertanto è bene valutare con attenzione l’opportunità di utilizzo ed è proprio a questo punto che entra in scena il consulente finanziario (IO), un professionista quindi che sia in grado di analizzare lo strumento con oggettività, mettendolo in relazione con le TUE esigenze specifiche, i TUOI obiettivi di vita, nonché la TUA capacità di sopportazione del rischio finanziario. Altri aspetti cui insieme al tuo consulente dovrete  porre particolare attenzione, saranno ovviamente i costi  (sono prodotti costosi) e la tassazione.

I Costi

Oltre alla complessità dello strumento, altro aspetto importante da valutare con estrema attenzione sono i costi, abbiamo di fronte uno strumento sofisticato, che ti può offrire rendimenti anche rilevanti, ti protegge dalle aggressioni, ti lascia libertà di manovra sulla destinazione futura del tuo denaro, tutto assolutamente vero ma, ovviamente ci sono dei costi da sostenere.

Il capitale investito pagherà delle commissioni di ingresso che possono anche essere piuttosto rilevanti, oltre a queste ci sono i costi legati alla gestione del fondo interno, la somma di tutti queste spese andranno a ridurre anche sensibilmente i rendimenti della polizza, pertanto ti offro oggi un consiglio gratuito, non fare mai da solo, fatti aiutare dal tuo consulente per la gestione ottimale dei costi che possono variare anche di parecchio da un intermediario ad un altro!

La tassazione

Le polizze si espongono ad una doppia tassazione, una indiretta che colpisce gli strumenti su cui il fondo interno della polizza investe, e una diretta sul fondo interno, cioè sulla differenza tra capitale maturato e premio versato, ai fini fiscali poi le minusvalenze e le plusvalenze dei singoli fondi si compensano, come se si trattasse di un tutt’uno.

Tutte le tasse (compresi i bolli) vengono pagate al momento della liquidazione, qui entra in gioco il differimento fiscale , infine le polizze Unit Linked non sono soggette al pagamento delle imposte di successione. 

Ricapitolando

Le polizze Unit Linked sono strumenti complessi e costosi su questo non ci piove, ma devi tenere presente che ti consentiranno agevolmente e con molto meno rischio di quanto potresti pensare di:

  • Proteggere il patrimonio da aggressioni esterne
  • Differire il pagamento delle tasse al giorno della liquidazione
  • Gestire al meglio i beneficiari anche al di fuori della linea di successione
  • Risparmiare sulle imposte di successione
  • Ottenere rendimenti superiori alla media sul periodo medio – lungo

In definitiva le Polizze Unit Linked sono strumenti straordinariamente versatili, costosi certo, ma che ti offrono delle garanzia che ben difficilmente potrai riscontrare in altri strumenti, devi considerare inoltre che con un singolo strumento potrai soddisfare una marea di esigenze anche molto diverse fra loro.

Personalmente ritengo che in un ottica di pianificazione strategica una Polizza Unit Linked non possa mancare all’interno del tuo portafoglio e che rappresenti la soluzione ottimale per raggiungere una buona protezione dei tuoi risparmi.

Adesso dimmi, hai mai pensato di inserire nel tuo portafoglio risparmi una polizza Unit Linked per proteggere i tuoi risparmi?

Ritieni la polizza Unit Linked uno strumento valido ai fini della protezione del risparmio? 

Fammi conoscere il tuo pensiero nei commenti, se poi vuoi approfondire la tematica in forma più riservata, non hai che da contattarmi direttamente dalla pagina contati!

02 Nov 2018

Mercati e Risparmio, la regola d’oro che TI RIGUARDA!

Nei mercati finanziari esiste una regola d’oro, sconosciuta alla maggior parte dei risparmiatori, non seguirla porta a conseguenze negative.

Non è sicuramente un momento facile per l’Italia e per i risparmiatori; Rating giù, a un pelo dalla “spazzatura”, dispute tra Governo e Commissione UE, crescita dei tassi d’interesse e dello spread, Il Primo Ministro Conte che chiede a Trump e a Putin di impegnarsi a comprare i nostri titoli di Stato e tanto tanto altro ancora.

Risultato? Molta paura e soprattutto, a mio parere, manca una capacità critica di lettura della situazione attuale che possa aiutare il risparmiatore ad orientarsi meglio, cerchiamo allora di fare chiarezza.

Partiamo da un Assioma: un assioma (fonte WIKIPEDIA) “è una proposizione o un principio che è assunto come vero, perché ritenuto evidente o perché fornisce il punto di partenza di un quadro teorico di riferimento”.

Eccoti quindi la Regolina d’oro:

– Perché parto da qui?

Perché questa regola fa parte a pieno titolo del “bignamino” dell’ ABC della Finanza e trovo strano che Primi Ministri e Governanti l’abbiano sottovalutata o addirittura dimenticata. Se invece non la conoscono, sarebbe il caso che qualcuno gliela spieghi ed in fretta! Il momento che stiamo attraversando infatti, ruota tutto intorno a questa regolina semplicesemplice.

Gli investitori, oggi, scappano dal rischio Italia. scappare, in termini finanziari, significa Vendere!

Perché si vende come se non ci fosse un domani e cosa accade sul mercato quando si vendono in massa i nostri Titoli di Stato, i nostri tanto amati BTP & Co?

Rispondo alla prima parte della domanda con un’altra domanda, presteresti dei soldi a qualcuno sapendo che molto probabilmente non te li restituirà? La risposta è palese …

Quindi, gli investitori vendono perché aumenta il rischio che i soldi prestati all’Italia, non vengano restituiti, da qui inizia una catena di eventi, un circolo vizioso molto pericoloso che funziona in questo modo:

  1. Salgono i rendimenti – La vendita massiccia di titoli che fa seguito ad una repentina diminuzione della domanda (nessuno li vuole), quindi, come accade per qualsiasi bene sul mercato (pensiamo al nostro amato mattone, per rendere appetibile la mia casa che nessuno vuole, devo abbassare il prezzo e renderla un’opportunità profittevole!) i prezzi scendono ed i rendimenti salgono, per rendere i titoli più appetibili e sperare che qualcuno li compri.

Per alcuni sarà un’ovvietà, per molti non lo è:

Il rendimento e il prezzo delle obbligazioni sono legati da una relazione inversa.

2. Sale lo spread – Se i rendimenti dei BTP salgono, s’allarga anche lo spread con i titoli tedeschi, che in questi casi di norma scendono perché gli investitori corrono ad acquistare obbligazioni di teutonica solidità.

Esempio: Vicino alla mia casa hanno da poco costruito un inceneritore, mentre nei pressi di quella del mio amico Gianni, hanno costruito un parco, con un laghetto ed una pista ciclabile. La differenza fra il valore della mia casa e quella di Gianni aumenterà perché ci sarà più domanda per la casa di Gianni rispetto alla mia!

3. Calo del valore di mercato dell’investimento – Se si hanno titoli come i BTP in portafoglio, la salita dei rendimenti comporta un calo del valore di mercato, dunque una minusvalenza potenziale, che si realizza se si vende (la mia casa, ahimè, varrà sempre meno sul mercato rispetto al prezzo a cui l’avevo comprata!).

4. Credit-crunch – Poiché i bilanci delle banche italiane sono farciti di titoli di Stato, se il loro prezzo cala si deteriorano i bilanci. E se il deterioramento è significativo, le banche sono costrette dalla normativa (che richiede un intuibile equilibrio tra voci dell’attivo, come gli investimenti in BTP, e voci del passivo, come i crediti erogati) a ridurre mutui e finanziamenti. Si chiama credit-crunch: è l’incepparsi del credito, motore dell’economia in cui viviamo. Per la legge della domanda e dell’offerta, riducendosi l’offerta di credito, tende ad aumentarne il prezzo: cioè il tasso d’interesse pagato da chi s’indebita.

5. Peggiora il nostro Rating – Folle di esperti dell’ultima ora sottolineano quanto poco obiettive siano le agenzie di rating, e quante cantonate abbiano preso in passato, in parte è vero, peccato che sia del tutto irrilevante.

Infatti, la cosa certa è che l’eventuale futuro declassamento da titoli Investment Grade a “titoli spazzatura” (o junk, o High Yield, che suona meglio però non cambia la sostanza e l’odore) implicherebbe la vendita secca di titoli di Stato italiani a prescindere da questioni di merito sul giudizio delle agenzie di rating.

E si ricomincia da capo : gli investitori non si fidano e continueranno a vendere.

Tornando a dove eravamo partiti, e cioè dalla regola d’oro, ecco spiegato come determinate politiche che non ne tengano conto ( la costruzione dell’inceneritore vicino alla mia casa) rischiano di dare il via al circolo vizioso che potrebbe portare in ultima istanza verso scenari che spero, non si auguri nessuno (default /uscita dall’eurozona).

Ma vediamo un’ altro dato significativo, l’attuale CDS (Credit Default Swap) dell’Italia.

Esempio : Immagina di possedere una Fiat 500 ed essere residente a Mantova dove paghi un’assicurazione di 300 euro/anno. La stessa Fiat 500 pagherebbe lo stesso premio assicurativo se tu fossi residente a Napoli piuttosto che a Palermo? Assolutamente no: le Assicurazioni non ragionano per “campanilismi”, ma in base a statistiche: purtroppo gli incidenti d’auto sono molto più frequenti a Napoli e a Palermo piuttosto che a Mantova e di conseguenza, il premio per proteggerti dal rischio incidente che pagherai se fossi residente a Napoli o a Palermo sarebbe sicuramente più alto; ecco spiegato cos’è il CDS: un premio assicurativo, per proteggermi da cosa? Dal rischio default, che più aumenta, più aumenta il premio da pagare per assicurarsi.

Ecco l’andamento del CDS a 5 anni dell’Italia dalla nascita dell’attuale Governo (maggio 2018).

Ed ecco i premi contro il rischio default che oggi si paga per la Grecia , per la Spagna ed infine per la Germania.

Il premio che attualmente si paga per proteggersi dal default dell’Italia è molto più vicino al premio che si paga per proteggersi dal Default della Grecia, per la Spagna si paga addirittura 1/3 del nostro premio, non parliamo ovviamente della Germania, pertanto chi urla al complotto dei mercati, non ha capito un concetto molto semplice, cioè che:

Non esistono complotti!

Immagina per un attimo il gestore di un enorme fondo pensione Giapponese, sai quanto gli interessa di Salvini e Di Maio che stanno a migliaia di chilometri di distanza fisica e culturale? Semplicemente nulla! Se le prospettive del debito italiano peggiorano, le agenzie di rating emettono giudizi negativi, le ricerche consigliano di vendere titoli Italia, il gestore del fondo pensione giapponese schiaccia un bottone e vende, quello di non rischiare le masse di denaro che gli sono state consegnate in gestione è il suo lavoro punto. Il leggendario “mercato” funziona così.

In ogni caso, mantieni calma ed il sangue freddo, i rischi più grossi a cui possono andare incontro i nostri risparmi vanno da una patrimoniale (quando si inizia a dire che la “grande ricchezza degli italiani è il loro risparmio privato”, io inizio a preoccuparmi!) all’uscita dall’euro e quindi al ritorno alla lira (che significherebbe una svalutazione di almeno il 40%!) quindi che cosa fare? I metodi per mettersi al riparo esistono e sono alla portata di tutti, ne ho già parlato in questo mio video:

L’unica protezione dal rischio specifico (rischio Italia) e dal rischio valutario ( uscita dall’euro) è aver pianificato a monte, una corretta diversificazione di portafoglio, utilizzando, magari, strumenti non di diritto italiano come a titolo d’esempio, SICAV (la maggior parte sono di diritto irlandese o lussemburghese) o polizze vita possibilmente di diritto irlandese.

Per approfondire leggi anche il mio articolo: La chiave per proteggere i tuoi risparmi”

Hai letto fino a qui ottimo! Adesso però dimmi cosa pensi, secondo te, stiamo andando verso uno scontro frontale con l’Europa ? Pensi che un’uscita dall’Euro sia un’eventualità concreta?

Lasciami le tue risposte nei commenti, sarò lieto di conversare con te sul tema.

Se invece desideri espormi le tue domande in forma più riservata, contattami pure personalmente ti lascio qui di seguito i miei riferimenti, fare due parole non costa nulla ma può fare per te la differenza.

Tel: 0376 220190

mail: mauro.valentino@allianzbankfa.it

www.maurovalentino.com/contatti

A presto

27 Giu 2018

Prima d’investire…Hai valutato l’Orizzonte Temporale?

Orizzonte temporale, ovvero per quanto tempo si suppone di poter tenere investiti i propri soldi, nel mio video di oggi ti spiegherò perché è così importante.

Prima di avvicinarti a qualsivoglia investimento le domande a cui dovresti dare una risposta sono essenzialmente due:

 

  1. Aspettative di rendimento
  2. Quanto tempo avrai davanti

 

Definito un progetto di vita, analizzate le risorse attuali a disposizione, si andrà a determinare entro quanto tempo il progetto si dovrebbe concretizzare, stabilito questo si ragionerà sulle aspettative di rendimento, gli interessi che ci si attende dall’investimento.

I mercati finanziari nel breve periodo hanno comportamenti imprevedibili, con delle oscillazioni sovente molto accentuate, ma se allarghi il periodo in esame, il tempo per capirci, noterai che i movimenti sono più stabili di quanto non sembri a prima vista, si muovono sostanzialmente per cicli.

In definitiva direi che il tuo miglior amico è il tempo, colui che ti aiuterà a superare i momenti difficili indenne.

 

Adesso rilassati e guarda il video.

 

 

Lo hai guardato tutto? Ottimo, dimmi pure cosa ne pensi nei commenti e ponimi pure tutte le domande che vuoi.

Commenta liberamente anche se il video non ti è piaciuto e fammi sapere se ci sono parti che a tuo avviso modificheresti, saresti di grande aiuto per potermi migliorare.

A presto

Mauro Valentino

www.maurovalentino.com

P.S.

Se guardando i miei video ti vengono in mente argomenti specifici che ti piacerebbe fossero trattati, fammelo sapere nei commenti, sarò lieto di poterti accontentare.

18 Mag 2018

Clausole Azione Collettiva i Titoli di Stato Sono ancora Sicuri?

L’Italico popolo ha sempre avuto la passione per i Titoli di Stato considerati come investimento sicuro, ma è davvero ancora così?

 

Titoli di Stato, Obbligazioni Governative, Titoli del debito o se vogliamo fare i fighetti, Foreign Bond, sono titoli emessi dallo Stato per sovvenzionare le proprie spese.

Chi li acquista ha diritto a ricevere degli interessi con cadenza periodica (cedole) ed allo scadere del prestito, ha diritto di ricevere indietro il denaro investito. Noi cittadini/risparmiatori diventiamo quindi creditori nei confronti dello Stato.

In Italia i Titoli di Stato Bot, BTP, CCT, CTZ, Buoni Postali Fruttiferi ecc. hanno negli anni acquisito fama di investimento sicuro, tanto da divenire uno dei due pilastri su cui si è concentrato il risparmio degli Italiani dal dopoguerra ad oggi.

Purtroppo dal 2013 le regole sono cambiate e questa certezza si è ridimensionata, ma prima di addentrarmi nella tematica ci tengo a sottolineare che non esistono investimenti privi di rischio, minore o maggiore il rischio c’è sempre, ma non solo, esso è indissolubilmente legato al rendimento, maggiore il rendimento maggiore il rischio, spero che questa semplice legge immutabile della finanza ti sia chiara prima di proseguire il nostro discorso.

Clausole di Azione Collettiva (CACS) sono state introdotte dal MEF, Ministero Economia e Finanze con decreto n° 96717 del 7 dicembre 2012 pubblicato in GU 18 dic 2012 operativo da 1 gennaio 2013, come parte integrante del trattato ESM (European Stability Mechanism) e del trattato sul Fiscal Compact, pertanto si tratta di normative applicate in tutta l’area Euro. 

Per approfondire ti lascio i link ai trattati: 

 

CACS

ESM 

FISCAL COMPACT  

 

Come ho detto, l’Italico popolo ha una passione direi quasi viscerale per 2 cose:

 

  • Il Mattone
  • I Titoli di Stato

 

Anche se in questi ultimi anni le cose cominciano a muoversi verso altre direzioni, resta il fatto che la stragrande maggioranza dei risparmiatori italiani resta ancorata a queste colonne portanti come evidenzia chiaramente questo diagramma.

 

 

Ma perché i Titoli di Stato hanno un così grande appeal verso il risparmiatore italiano? Le risposte sono molte, ma la più importante a mio avviso, rimane quella del fatto che il risparmiatore italiano anzitutto semplicemente non si fida e vede nello Stato la sua ancora di salvezza, in un mondo (la finanza) di cui non comprende appieno i meccanismi ed è terrorizzato (sovente con ragione) dall’utilizzo di strumenti che potrebbero mettere a repentaglio i propri sudatissimi risparmi. Lo Stato rappresenta, per il risparmiatore medio, la garanzia di restituzione del capitale, ovvero di non perdere i propri sudati risparmi, rende poco? Non è un problema, l’importante è che il patrimonio sia sicuro.

 

“Io voglio un investimento che sia sicuro”

 

Recita la frase tipica che negli anni mi sono sentito ripetere innumerevoli volte, ma devo essere onesto con te, ti devo comunicare una notizia che so non ti piacerà, con l’introduzione delle Clausole di Azione Collettiva viene a mancare la certezza dello Stato come fonte finale di salvaguardia del nostro risparmio, il concetto di investimento sicuro comincia a scricchiolare.

 

I Titoli di Stato de facto non sono più garantiti dallo Stato al 100%

 

Spero vorrai perdonare il gioco di parole, ma la realtà è proprio questa, i Titoli di Stato non sono più da considerarsi un investimento sicuro a prescindere, fattene una ragione di vita ed andiamo avanti nella disamina.

Le Clausole di Azione Collettiva, nonostante il nome simpatico, nulla hanno a che vedere con le class action dei comuni cittadini intentate contro le multinazionali o gli Stati, sono in realtà parte del Trattato ESM il cui scopo è quello di consentire a Nazioni in difficoltà di poter ristrutturare il proprio debito, e fra le varie modalità è stata inserita anche la quella d’intervenire direttamente sui Titoli di Stato, ma in che modo?

 

  • Le CACs nel dettaglio

 

Le Clausole di Azione Collettiva consentono all’emittente del titolo, lo Stato in questo caso, nel caso di conclamata difficoltà (default) di rinegoziare le condizioni contrattuali stipulate a suo tempo; lo Stato quindi ed i grandi investitori istituzionali (Istituti bancari/Assicurativi e Fondi) si riservano pertanto una libertà quasi assoluta di manovra, in questo senso.

 

Si potranno rivedere scadenze, importi, cedole, tassi e valuta

 

Questo incrina fortemente, a mio avviso, il concetto leggendario di investimento sicuro di cui sono ammantati i Titoli di Stato.  Per essere sicuro che tu abbia compreso, adesso ti faccio una lista sintetica delle operazioni che uno stato (di concerto con la maggioranza dei possessori di Titoli di Stato) potrebbe intraprendere su un eventuale titolo emesso dopo il 1 gennaio 2013.

 

  • Posticipare la data di scadenza
  • Ritardare il pagamento delle cedole
  • Decurtare il pagamento di cedole e rimborsi
  • Cambiare il metodo di calcolo dei pagamenti
  • Cambiare la valuta di pagamento

 

  • Non disperiamo ci sono dei limiti

Non è che siamo finiti tutti in mano ad un branco di satiri, esistono dei limiti, anzitutto le CACS possono essere applicate soltanto su titoli emessi successivamente al 1 gennaio 2013, pertanto sulle emissioni precedenti non saranno applicate; inoltre hanno valore soltanto su emissioni superiori ai 12 mesi i BOT quindi sono esclusi, inoltre la decisione finale spetta allo Stato, previo il consenso della maggioranza dei detentori i titoli in questione.

In caso di applicazione delle Clausole di Azione Collettiva non verranno colpiti tutti i titoli di Stato, bensì potranno essere applicate al massimo sul 45% dell’ammontare totale dei Titoli emessi in uno specifico anno, questa norma ricade sotto quella che viene eufemisticamente chiamata tutela parziale.

Inoltre affinché le CACs vengano applicate, ci deve essere il consenso a maggioranza di almeno il 75% oppure dei ⅔ dei detentori dei titoli pubblici, la domanda a questo punto è, chi sono? In questo caso si fa riferimento in particolare a Banche, Assicurazioni e Fondi, sono loro infatti a detenere la stragrande maggioranza dei titoli nelle loro “pance”. Qui sorgerebbe il tema della preponderanza contrattuale di Stato ed Investitori istituzionali nei confronti dei privati cittadini, ma questa è un’altra storia, magari la potremo approfondire insieme nei commenti.  

Riepilogando quindi, affinché le CACs possano diventare operative devono sussistere conclamate condizioni di insolvenza (default) da parte dello Stato, inoltre hanno i seguenti limiti:

 

  • Applicate solo a titoli emesso dopo il 1 Gennaio 2013
  • Solo per Titoli con scadenza superiore ad 1 anno (i Bot sono esclusi)
  • Possono essere applicate al massimo sul 45% delle emissioni di uno specifico anno
  • Consenso maggioranza di almeno il 75% oppure i 2/3 dei detentori i Titoli

 

Il dubbio però mi viene pensando, chi sarà mai il possessore del 45% dei titoli sul totale delle emissioni di uno specifico anno? Ai posteri, ed anche a te, l’ardua sentenza.

 

  • Attenzione anche ai BTP Italia

 

Le clausole di cac sono applicabili anche sui famosi BTP ITALIA,  titoli indicizzati all’inflazione italiana che possono essere acquistati online, hanno un rendimento minimo, una protezione dalla deflazione e niente commissioni bancarie, se poi te lo tieni fino alla scadenza c’è un premio, ora tutto questo è seriamente messo in discussione nel caso, molto remoto e malaugurato di applicazione delle CACs.

Ti faccio cortesemente notare che tutti i Btp Italia a partire dal 1 gennaio 2013 sono sottoposti alle clausole CACS, non ci credi?

Puoi facilmente verificarlo da qui (ci sono elencati i Btp Italia in base alle scadenze) la clausola la trovi nella scorrendo la sezione: Sintesi dei termini e condizioni principali dei Titoli

 

 

A me piace pensare che le CACS siano state create come una sorta di extrema ratio, più che altro per tranquillizzare i mercati su eventuali rischi default di qualche paese dell’Eurozona, il pericolo che possano entrare in vigore è veramente minimo, il fatto stesso di ricorrere a queste clausole sarebbe di per sé una dichiarazione esplicita di default, ma comunque ci sono, esistono e bisogna tenerne conto in fase di pianificazione dei propri risparmi/investimenti.

Quello su cui ho voluto porre l’accento in questo articolo non è il fatto che tali clausole possano o meno essere attivate nel futuro prossimo, bensì un principio che il Trattato Europeo di Stabilità (ESM) ha definito, ovvero:

 

Il principio secondo cui i Titoli di Stato

non hanno più

la garanzia assoluta dello Stato

 

  • Che faccio allora, non investo più in Titoli di Stato?

 

Assolutamente non ti sto dicendo questo!

 

Il BTP come qualsiasi altro titoli di Stato, compresi i Buoni Postali Fruttiferi, trovano certamente il loro spazio all’interno di un portafoglio ben diversificato, come anche dei fondi che investano in Titoli di Stato di altri paesi, le CACS, te lo ripeto, sono procedure che per essere messe in campo ci si dovrebbe trovare un una situazione di default conclamata, che al momento non è plausibile, ma io personalmente non conosco il futuro e non so cosa accadrà da qui a 5 o 10 anni, il messaggio che voglio far passare è:

 

Non esiste un investimento privo di rischio!

 

  • Le cose che potresti fare fin da subito

Il mio suggerimento è quello di valutare molto attentamente ogni singolo euro che vuoi investire, possibilmente con il supporto di una guida esperta come un consulente finanziario, il quale possiede tutte le competenze, l’esperienza e soprattutto le informazioni necessarie per aiutarti a collocare al meglio i tuoi risparmi (compresi eventuali Titoli di Stato) rendendoli funzionali al conseguimento dei progetti di vita tuoi e della tua famiglia.

Un altro mio suggerimento è sicuramente quello di diversificare di non mettere, come si suol dire tutte le uova in un paniere, bensì di spalmare i tuoi risparmi su strumenti che investano in mercati differenti con caratteristiche diverse, anche in questo caso la presenza al tuo fianco di un professionista diventa indispensabile, grazie alla sua profonda conoscenza dei mercati potrai trovare le soluzioni più adatte ai tuoi scopi senza assumerti rischi eccessivi.  

 

Hai letto fino a qui ottimo!

 

Adesso sono curioso, hai acquistato dei Titoli di Stato negli ultimi 5 anni? Il collocatore ti ha mai parlato compiutamente delle clausole CACs?

Lasciami la risposta nei commenti, oppure ponimi le domande che ritieni necessarie per approfondire il tema, sarò lieto di poterti rispondere e dialogare con te.

Se poi desideri saperne di più, essere costantemente aggiornato, leggere i miei contenuti e visionare i video tutorial, non hai che da iscriverti alle newsletter oppure al mio canale YouTube, lo potrai fare cliccando qui sotto.

www.maurovalentino.com

YouTube: Mauro Valentino (Aperitivo con il Consulente)

A presto

 

Mauro

 

18 Apr 2018

Come riconoscere un buon consulente finanziario? Qui te lo spiego!

In questo articolo ti spiegherò come e da che cosa secondo me, si riconosce un buon consulente finanziario.

 

Con l’avvento della MIFID2 acronimo di Market In Financial Instruments Directive, che facendo seguito alla precedente direttiva Europea conosciuta come MIFID1 segna un notevole passo in avanti verso una maggiore tutela dei risparmiatori; esistono infatti una serie di nuove regole (ne parlo qui) che non tutti conoscono, o meglio che non conosce quasi nessuno.

In seguito all’ingresso di queste nuove normative, In Italia sono operative dal 1 Gennaio 2018, ho pensato questo articolo come ad un piccolo manualetto di sopravvivenza in 5 semplici punti, aventi lo scopo di aiutarti nella scelta del tuo nuovo consulente finanziario, oppure per valutare meglio quello attuale. Vediamo adesso insieme come fare per riconoscere un buon consulente finanziario.

– Anzitutto le credenziali

A me piace sapere chi ho di fronte ed a te? Ogni consulente finanziario, che sia indipendente oppure appartenga ad una Banca-rete, deve essere SEMPRE  iscritto all’albo dei consulenti, per coloro che sono iscritti alla banca rete, hanno sempre (o almeno dovrebbero) avere con se una lettera di mandato in originale, da far visionare al potenziale cliente in occasione della prima visita. Ti ricordo che il consulente finanziario è autorizzato ad operare fuori sede, può quindi recarsi personalmente presso il domicilio del cliente.

Pertanto prima di usufruire dei suoi servigi, controlla sempre sull’albo dei consulenti se risulta correttamente iscritto, puoi anche fare, se ti va, una capatina sui social, per approfondire la conoscenza, un’occhiata su LinkedIn non guasta, osserva con attenzione il profilo, se è ben curato in termini di immagine e relativa Bio, il nostro consulente pubblica articoli e post? Leggili, per capire fino a che livello si spingono le sue competenze, ci sono gli attestati e le sue certificazioni? In questo modo potrai conoscere quali competenze specifiche possiede, quali attestati e titoli possiede per poter esercitare.

– Conoscenza personale e questionario di profilatura 

Il buon consulente è colui che prima di mettersi a parlare di prodotti e prodottini, si siede vicino a te e cerca di conoscerti il più approfonditamente possibile, te ne accorgi dalle mille domande che ti porrà in merito alla tua famiglia, alla tua vita lavorativa e non, ai tuoi personali progetti di vita, si informerà sulla tua situazione patrimoniale, su quali sono i tuoi timori, su cosa ti spaventa e cosa no ecc. inoltre ti sottoporrà un questionario da compilare, sappi che è tenuto per legge a farlo. Diffida di quei consulenti che, conoscendo a malapena il tuo nome, hanno già le soluzioni preconfezionate oppure il prodottino bello pronto in valigetta, non sanno nulla di te, della tua famiglia, della tua vita, di cosa ti preoccupa e cosa no, di quali sono i tuoi progetti di vita mi riesce davvero difficile pensare che il prodottino di turno sia effettivamente in grado farteli raggiungere.

Ogni buon consulente che si rispetti sa, che prima di parlare di qualsivoglia investimento, deve farti compilare il questionario di profilatura, altro non è che una fotografia finanziaria, che serve ad identificarti come risparmiatore, a capire quanto rischio sei in grado di poterti assumere senza andare in difficoltà, le tue personali conoscenze ed esperienza in materia finanziaria e quali strumenti hai utilizzato in passato, per risolvere quale esigenza e via discorrendo. Il questionario è fondamentale, serve a darti una definizione, un punteggio se vuoi. Il tuo consulente ti deve spiegare come funziona ed una volta che il questionario ti avrà identificato, sarà compito del consulente finanziario spiegarti per bene che tipo di risparmiatore sei.

Sappi che questa profilazione non è monolitica, al contrario essa dovrà essere ripetuta qualora ci fossero dei cambiamenti nei tuoi progetti di vita, ad esempio scopri che tua figlia si sposerà oppure dovrà essere lo stesso consulente a riproportelo perché le condizioni di mercato sono cambiate in maniera significativa ed il tuo portafoglio potrebbe essere divenuto troppo sensibile andando a superare la soglia di sopportazione del rischio.

Diffida assolutamente dei consulenti che si offrono di compilarlo in tua vece, non ti stanno facendo un favore! O peggio, che si presentino con un questionario già compilato, per non dire di questionari fatti firmare in bianco! Le cronache purtroppo sono piene di casi simili, perpetrati dagli istituti di credito, ed è proprio per evitare il ripetersi di certe tragiche situazioni che la MIFID2 è stata concepita; io credo che sia sempre meglio conoscere in anticipo come funzionano le cose, che doversene preoccupare quando ormai è troppo tardi, non trovi?

– L’investimento deve sempre essere adeguato 

Il portafoglio proposto deve essere progettato in funzione delle tue necessità ad esempio, l’ accantonamento di fondi per lo studio dei figli, accantonare denaro per la previdenza ecc. ogni strumento deve essere sempre coerente con il tuo profilo di rischio, ed il consulente è tenuto a darti spiegazioni chiare in che modo uno strumento aiuterà il raggiungimento di un tuo specifico obiettivo di vita.

I mercati si muovono che ci piaccia oppure no, ed un investimento fatto un anno fa, oggi potrebbe non essere più adeguato in termini di rischio complessivo, compito del bravo consulente sarà quello di monitorare in continuazione proprio la volatilità del portafoglio, andando ad intervenire ogni qualvolta la volatilità del portafoglio superi la soglia di adeguatezza fissata con il famoso questionario.

– Ricevi spiegazioni, chiedi spiegazioni 

Ogni volta che si rende necessario intervenire sul portafoglio per apportare modifiche, queste ti dovranno sempre essere giustificate in maniera chiara, il consulente ti dovrà sottoporre una relazione sintetica dei costi – benefici che tale operazione comporta, dimostrando senza ombra di dubbio, che il nuovo portafoglio proposto sia migliore del vecchio. Questo non significa necessariamente che abbia un rendimento maggiore, può darsi che il nuovo portafoglio risulti più aderente ai tuoi progetti, che il nuovo strumento proposto costi meno del precedente o che sia semplicemente meno rischioso a parità di costi, durata, ecc.

Se le spiegazioni ti sembrano insufficienti fai TU le domande, sempre! Sappi che noi consulenti siamo pagati proprio per questo, se le spiegazioni che ricevi non ti sono chiare, se non le capisci anche ad istinto allora dammi retta, lascia perdere!

– I costi 

Il tuo consulente deve sempre e ripeto sempre, mettere bene in chiaro tutti i costi, quanto costa ogni singolo strumento, non solo in percentuale, bensì in numeri assoluti, in Euro per intenderci, devi sapere a quanto ammontano i costi di ingresso, di uscita, di performance, di intermediazione, di acquisto, di vendita ecc. ed infine quanto costa la sua consulenza.

Questa è a mio avviso la novità più rilevante della MIFID2, ovvero la determinazione chiara dei costi della consulenza finanziaria, perché la consulenza si paga. Non lo sapevi? Credevi fosse gratuita? Non ti spaventare, sei nella norma, prima di farti salire il sangue agli occhi però, poniti una semplice domanda, l’avvocato lo paghi? Il dentista lo paghi? Perché allora non dovresti pagare il consulente finanziario?

La professionalità si paga certo, fino a qui nulla di nuovo, ma in questo caso hai uno strumento in mano che ti consentirà di fare dei confronti, sempre tenendo presente il motto chi più spende meno spende. Tieni sempre a mente che ad un prezzo minore, non corrisponde quasi mai una qualità maggiore!

Benissimo sei giunto/a fino a qui, spero di averti chiarito un pochino le idee, ma adesso dimmi la tua pensi che quanto detto sopra possa rivelarsi utile per te ed in che modo?

Fammelo sapere nei commenti per favore, sarò ben lieto di poterti rispondere magari fugando altri tuoi dubbi in merito.

Vuoi approfondire questo tema? Partecipa alla conferenza che terrò a Mantova il 23 Aprile 2018 dedicata alla tutela dei risparmiatori. 

Puoi iscriverti direttamente cliccando sull’immagine qui in basso! 

 

Non sei di Mantova ma ti piacerebbe essere costantemente informato/a sui temi del risparmio? NULLA DI GRAVE!

Ti basta iscriverti alle mie newsletter! 

26 Mar 2018

Tutela del risparmio MIFID2 Le 3 cose che DEVI Sapere!

L’entrata in vigore delle MIFID2 ha aggiunto importanti novità in merito alla tutela del risparmiatore. 

MIFID2, Il nuovo Pacchetto di normative varato dalla comunità europea ed entrato in vigore dal 3 gennaio 2018, che va ad integrare e migliorare le normative a tutela del risparmio già in vigore. Questa questa volta però, con un occhio di riguardo proprio per i risparmiatori ed una considerevole stretta normativa sulle banche e società di gestione, vediamo insieme perché riguarda tutti noi risparmiatori (anche io lo sono) e quali a mio avviso, sono le novità più importanti che devi assolutamente conoscere. 

1) Maggiore trasparenza sui costi

Il passo forse più importante e che ci riguarda più da vicino, sarà dato dall’obbligo per tutte le banche e le reti bancarie di consulenza finanziaria, di specificare in maniera chiara quanto stai spendendo per farti gestire i risparmi, non più quindi con una percentuale, bensì in numeri assoluti. Vero che tali informazioni in realtà ci sono sempre state, ma le trovavamo solitamente sepolte sotto quintali di normative scritte in aramaico antico, all’interno dei documenti di sintesi che di sintetico avevano ben poco, e pochi erano coloro che effettivamente leggevano (e leggono tuttora) tutta questa documentazione, ma la cosa grave è che sono ancora meno quelli che riescono a decifrarla!

Quindi a partire dagli estratti conto e dalle documentazioni del mese di Marzo 2019 tutte le spese che sosteniamo per farci gestire i nostri risparmi, dovranno invece essere messe ben in evidenza voce per voce, inoltre i prospetti, dovranno essere redatti con un linguaggio che sia più facilmente comprensibile, niente aramaico antico quindi. 

2) Categorizzazione dei clienti

Vero è che con la MIFID1 i questionari di adeguatezza erano in vigore fin dal 2007, ma di fatto non hanno impedito collocamenti poco chiari (per usare un eufemismo) di strumenti finanziari decisamente non idonei a risparmiatori che non erano in grado di gestire tali strumenti, con tutti i casi di risparmio tradito e tragedie personali di cui la cronaca si è purtroppo occupata in questi ultimi anni.

I nuovi questionari proposti dalla MIFID2, saranno molto più mirati ad ottenere una profilazione del cliente che consenta anzitutto, la separazione netta fra cliente al dettaglio e cliente professionale.

Questo perché è determinante comprendere, oltre alle conoscenze ed alle esperienze in materia finanziaria, anche la personale propensione al rischio ed anche quale sarà la soglia di tolleranza del risparmiatore di fronte ad eventuali perdite.

Ti ricordo che secondo la MIFID2 tale questionario dovrà essere aggiornato almeno 1 volta all’anno.

Questo è un aspetto determinante, perché grazie ai risultati di detto questionario, ci saranno dei limiti alla tipologia di strumenti che ti potranno essere proposti.

3) Governance, controllo e qualifiche professionali 

Cambierà il concetto stesso di produzione degli strumenti finanziari, le case di produzione dovranno infatti comunicare verso quale tipo di investitore lo strumento è progettato, ed anche a quale tipologia di risparmiatore tale strumento non dovrà mai essere proposto.

Alle autorità preposte al controllo sono infatti allargati gli orizzonti dei poteri che consentiranno loro di intervenire direttamente sia in fase di progettazione di uno strumento finanziario che in fase di collocamento potendo bloccare oppure limitare la vendita dello strumento preso in esame.

Ultimo, ma non ultimo, i distributori  (cioè le banche) dovranno essere in grado di dimostrare agli organi di Vigilanza, che i propri addetti alla proposta di strumenti finanziari, siano in possesso di competenze e conoscenze adeguate per poter svolgere “consulenza”.

Da questo punto di vista, l’iscrizione all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari è garanzia del possesso dei requisiti richiesti da Mifid 2.

In realtà c’è ancora molto altro da dire…

Se desideri approfondire questo tema, magari con degli esempi pratici, il 23 Aprile p.v. sarò a Mantova e terrò per l’occasione un convegno dedicato proprio alla tutela del risparmiatore.

Ti lascio qui di seguito il link per avere maggiori Info e per iscriverti.

Non sei di Mantova e ti piacerebbe comunque poter partecipare? Non è assolutamente un problema CONTATTAMI e riceverai GRATUITAMENTE un PDF con la sintesi degli interventi.

A presto

Mauro

 

23 Mar 2018

VAR (Value At Risk) Ecco come Funziona!

Il VAR  (Value AT Risk) è il primo indicatore che devi guardare prima di acquistare qualsiasi strumento finanziario, qui ti spiego come funziona.

 

Quando ci si accinge ad acquistare uno strumento finanziario, che sia un’obbligazione, un titolo di Stato un fondo oppure un’azione o una polizza a contenuto finanziario, il primo indicatore a cui dovresti porre attenzione è il VAR (Value At Risk).

– Cosa indica esattamente

Il VAR è l’indicatore del rischio di mercato di uno strumento finanziario oppure di un intero portafoglio, in questo caso il VAR di portafoglio altro non sarà che la media del VAR dei titoli in esso presenti.

Cosa mi indica? Mi indica la perdita potenziale a cui il titolo, od il portafoglio, sarà esposto in un preciso arco temporale, 1 giorno, 3 mesi, 1 anno, in base a questo indicatore puoi cominciare ad avere un’idea chiara delle perdite potenziali a cui ti stai esponendo e questo ti consentirà di comprendere meglio se hai di fronte uno strumento che sia adatto alla tua personale predisposizione e sopportazione del rischio oppure no.

Nel mio video, oltre a spiegarti come funziona ti offrirò anche un semplice esempio di come poterlo calcolare.

I mercati si muovono ogni giorno, salgono, scendono in continuazione e di conseguenza anche i VAR dei singoli strumenti e dell’interno portafoglio ne subiscono le oscillazioni, si rende quindi necessario il costante monitoraggio da parte del professionista incaricato di gestire i tuoi risparmi.

Questo parametro infatti consentirà al professionista (consulente finanziario) di poter effettuare tutte del dovute correzioni in caso il portafoglio cominci a “deragliare” rispetto alla strada che ci si è dati in fase di determinazione della strategia complessiva, ai fini del raggiungimento dei TUOI obiettivi di vita.

Spero che il video ti sia piaciuto, se hai delle domande, delle curiosità scrivimele nei commenti, sarò lieto di poterti aiutare. Non dimenticare d’iscriverti alle newsletter per non perderti i miei prossimi articoli mi raccomando.

Al mio prossimo video!

Mauro

P.S. 

Se hai delle domande più specifiche su prodotti specifici che vuoi trattare in maniera più riservata non avere timore, compila il form di contatto qui e ponimi i tuoi quesiti, ti risponderò quanto prima.

05 Gen 2018

Conto Deposito Titoli ma quanto costa VERAMENTE?

In quanto cliente di una banca se hai intenzione di acquistare dei Titoli di Stato, oppure delle azioni od obbligazioni, devi sapere che per poterlo fare è necessaria l’apertura di un apposito conto denominato conto deposito titoli o più comunemente dossier titoli.

Si tratta di un contenitore all’interno del quale, verranno inseriti i titoli che intenderai acquistare o vendere; la procedura di apertura varia da banca a banca, molte ad esempio, lo attivano contestualmente all’apertura di un conto corrente (se non acquisti titoli non lo paghi) per una questione di comodità, nel caso il cliente possa decidere in seguito all’apertura di un conto di effettuare operazione di compravendita titoli, il contenitore è già pronto.

– Occhio alle spese!

Possedere un Conto Deposito Titoli comporta delle spese ovviamente, a questo punto ti consiglio caldamente di leggere con molta attenzione la nota informativa dove sono inserite tutte  le spese previste per il conto titoli in questione.

Perché oltre a delle spese fisse come l’imposta di bollo (tassa dello Stato) tutte le altre spese, per la tenuta del conto, le commissioni di acquisto o vendita titoli ecc. possono variare ed anche di molto!

Leggi sempre con estrema attenzione la nota informativa

Cominciamo dalla parte che potremo definire fissa ovvero le tasse, in questo caso saranno uguali per il dossier tu decida di aprire presso qualsivoglia intermediario.

  1. Imposta di bollo ad oggi è dello 0,20% del valore di mercato dei titoli in essere nel dossier
  2. Tassa di 34,20 Euro per giacenze superiori ai 5.000 euro

Ricorda che l’imposta di bollo di euro 34,20 sul conto deposito titoli si va a sommare a quella, sempre di euro 34,20 sul conto corrente bancario, diventando la bellezza di 68,40 euro / anno!

A questo dovrai aggiungere un canone per la tenuta del conto deposito titoli, eventuali spese di custodia e ricordati anche che ogni volta che effettui operazioni di acquisto vendita un titolo pagherai una percentuale che potrà essere fissa o variabile a seconda del controvalore investito e qui ogni Banca fa il suo prezzo, le cui differenze possono essere notevoli!

 

 

 

 

– Come si calcola l’imposta di bollo? 

L’imposta di bollo conto deposito 2018 si calcola in base al valore di mercato dei titoli presenti nel conto deposito, ma in assenza di questo dato, si fa riferimento al valore nominale o di rimborso dei prodotti finanziari al 31 dicembre di ciascun anno di imposta.

Ai fini di calcolo del bollo costo depositi, le banche e gli intermediari, si basano quindi sull’intero anno e l’imposta è rapportata al periodo rendicontato per le comunicazioni inviate periodicamente, in caso di chiusura del rapporto finanziario o di apertura nel corso dell’anno.

In definitiva i miei consigli di oggi sono tre:

  1. Leggere con estrema attenzione la nota informativa
  2. In caso di dubbi chiedere spiegazioni all’impiegato o al consulente
  3. Valutare 2 o 3 Banche diverse prima di decidere

Adesso però tocca a te, hai mai letto le condizioni del tuo conto titoli?

Sai esattamente quanto stai spendendo per gestire i tuoi titoli di stato e le tue obbligazioni?

Che resti fra noi (non è per tutti) io ho una possibile alternativa, LEGGI QUI

21 Giu 2017

Come funziona il Piano di Accumulo Capitale

Oggi ti voglio parlare del PAC (Piano di Accumulo Capitale) lo faccio perché lo ritengo uno strumento fondamentale da inserire all’interno di qualsiasi pianificazione finanziaria che si rispetti.

Il Piano di accumulo capitale è un utilissimo strumento che ti può aiutare sopratutto nelle fasi di storno del mercato. Per la sua caratteristica di accedere al mercato non investendo il denaro in un unica soluzione, bensì entrandoci a “rate” ti consentirà di poter “mediare” il valore della quota, permettendoti di investire in maniera più controllata, con minore rischio e di poter beneficiare dei ribassi del mercato, quando le quotazioni calano più o meno bruscamente, tu guadagni.

Ora ti lascio al video guardalo, commentalo e soprattutto condividilo con i tuoi amici e contatti.

 

Se ti è piaciuto condividilo liberamente, se non ti è piaciuto scrivimi il perché nei commenti, sarò lieto di potermi confrontare con te.

Se desideri ulteriori informazioni scrivimi le tue richieste nella casella contatti qui. 

A presto

Mauro

22 Mag 2017

Senza tanti giri di parole voglio farti subito un esempio!

Guarda questo schema: la linea verde rappresenta l’andamento del prezzo di un titolo X, si parte da 100 al momento dell’investimento, fino ad arrivare, ahimè, a 90 al momento del disinvestimento. Dopo un rialzo iniziale, il mercato ha virato in una fase di “storno”, iniziando una pericolosa discesa.

Io mi trovo con 400 € in tasca, e ho a mia disposizione 2 soluzioni di investimento: tutto in unica soluzione, se in quel momento sono convinto che ci sarà un andamento positivo delle borse, oppure, un pò per volta, tramite un piano di accumulo, perchè fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio!

La prima soluzione mi porta dritto ad una perdita secca del 10%! Infatti, con i miei 400€ compro tutto in un colpo 4 quote di quel fondo il cui prezzo per ogni quota in quel momento è di 100 €. Al momento del disinvestimento le mie 4 quote valgono ciascuna 90 €, e di conseguenza mi porterò a casa 360 €, con una perdita di 40 €.

Attraverso un piano di accumulo, andando a comprare quote di quel fondo un pò per volta nel tempo, avrò una piacevole sorpresa: infatti all’inizio entro con 1 quota per 100 €, la seconda volta, con i miei soliti 100 €, mi va peggio perche’ nel momento del rialzo iniziale riesco a comprare solo 0,9 quote, la terza volta compro ancora 1 quota, ma la quarta volta, nel momento di storno del mercato, mi va molto bene perchè riesco a comprare addirittura 2 quote!! Al momento del disinvestimento mi ritrovo in mano 4,9 quote anziche’ 4! E di conseguenza, nonostante un mercato in discesa, al prezzo finale di 90 € (4,9*90), realizzerò 441€ con un guadagno del 10,2%!!!

Questo semplice esempio per chiarire l’aspetto principale del P.A.C.:

un utilissimo strumento che in una corretta pianificazione, ci può aiutare ad attenuare le conseguenze delle fasi di mercato di “storno”

L’indice MSCI World è un indice di mercato azionario composto da 1612 titoli azionari di livello globale ed è usato come metro di misura (benchmark) per i fondi azionari di tipo “world” (mondiali) o “global” (globali).

E’ una fotografia dell’andamento del mercato azionario globale negli ultimi 90 anni!

E che cosa ci dice? Che nonostante le crisi mondiali e le guerre mondiali che si sono susseguite nell’ultimo secolo, il mercato azionario ha continuato a crescere, e ancor di più l’ha fatto all’indomani di ogni crisi!

E’ sicuramente vero che nelle fasi di rialzi, un piano di acquisiti programmati rischia di attenuare le fasi di risalita …. ma non dimentichiamo che il primo obiettivo che dobbiamo conseguire tramite una corretta pianificazione finanziaria è quella della preservazione del capitale nel tempo.

Il mercato è fatto di sali e scendi, e il PAC ci da 2 grandi vantaggi:

il primo è quello di mettere da parte la soggettività del momento di entrata sul mercato (market timing), e nello stesso tempo di mettere da parte anche piccole cifre per volta.

In secondo luogo, è la soluzione che consente di ridurre il rischio di perdite nel lungo periodo.

Nessuno conosce il futuro e non sappiamo dove si dirigeranno i mercati azionari nel prossimo lustro. Perché giocare a dadi con i nostri risparmi, quando esiste uno strumento che comunque ci fa raggiungere l’obiettivo di crescita del capitale, ma con meno rischi?

12 Mag 2017

Prima d’investire…Guarda la Volatilità!

La volatilità viene solitamente associata al rischio di credito, in realtà sono due concetti diversi, oggi ti spiego come funziona.

Mentre il rischio di credito misura in percentuale la possibilità che l’emittente di un titolo (Azienda o Nazione) possa fare default, con conseguente perdita totale del tuo denaro, la volatilità indica:

 

Il grado di variabilità

 

Il grado di variabilità appunto, intorno ad un suo valore medio, la puoi considerare come una misura della sensibilità che uno strumento finanziario possiede, di quanto può variare la sua quotazione in base alle variazioni del mercato di riferimento.

A cosa ti serve e come si misura? Guarda il video per scoprirlo…

 

Pensi che dopo aver visto la mia video pillola andrai a controllare la volatilità dei tuoi investimenti per scoprire quanto sono sensibili ai movimenti di mercato e quante perdite potresti aspettarti?

Dimmi la tua nei commenti, se vuoi sapere quanto i tuoi titoli siano volatili con maggiore esattezza, contattami compilando il form nella scheda contatti, puoi prenotare una seduta di

CONSULENZA GRATUITA!

19 Apr 2017

Sharpe Ratio tutto quello che (DEVI) sapere

Sharpe Ratio un utile indicatore per confrontare la rischiosità implicita di un investimento.

Un caro amico mi ha scritto chiedendomi di fornirgli spiegazioni su di un indice di cui ha sentito parlare lo Sharpe Ratio.

Immagina per un attimo di essere al supermercato, (tutti ci siamo stati almeno una volta) come avrai avuto modo di notare, il costo di un prodotto è espresso come prezzo al Kg oltre all’importo della singola confezione a che serve?

Serve a poter fare dei confronti fra più prodotti e poter quindi scegliere fra quello che mi sembra più conveniente in termini di rapporto qualità/prezzo.

Quando acquistiamo in un negozio ricerchiamo la maggiore qualità possibile al prezzo più conveniente, quando si investe dovrebbe accadere la stessa cosa, si ricerca il guadagno (performance) al minor rischio possibile.

Premesso che, maggiore è il rendimento che mi aspetto da un investimento maggiore sarà anche il rischio che mi dovrò accollare, vien da se che devo poter capire se il rischio che mi sto accollando è congruo rispetto al rendimento che spero di poter ottenere

E qui entra in ballo lo Sharpe Ratio…(guarda il video per scoprire come funziona).

 

Adesso che hai visto il mio video dimmi cosa ne pensi, credi che l’utilizzo di questo indice ti possa aiutare per poter confrontare diverse soluzioni di investimento?

Dimmi pure la tua nei commenti e poi iscriviti alle newsletter (no SPAM) così no ti perderai i miei prossimi contenuti.

01 Apr 2017

La tua Banca è in salute? Guarda il Texas Ratio!

Il Texas Ratio è uno degli indicatori (non l’unico) che ti aiuteranno nella scelta della banca migliore per te, per le tue specifiche necessità, vediamo qui come funziona.

Il Texas Ratio, lo dice la parola è nato sul finire degli anni ’80 ad opera di un Banchiere Canadese, Gerard Cassidy il quale, dopo aver vissuto una serie di default a raffica avvenuti in Texas appunto, creò un indice che mettesse in relazione 2 parametri precisi:

NPL (Crediti inesigibili) e Patrimonio tangibile + accantonamenti

A quale scopo? Il suo intento era quello di fornire un’indicazione, ripeto si tratta di un’indicazione,sullo stato di salute patrimoniale di una banca.

La domanda che oggi, in quanto risparmiatori, ci dobbiamo porre non è se la banca ha il parcheggio comodo oppure se si trova o meno sotto casa o se il Direttore è nostro amico o parente!

Oggi dobbiamo ricercare delle risposta oggettive alla domanda:

Ma l’Istituto dove hanno in custodia il mio denaro è solido?

Una parte della risposta ti potrà essere fornita osservando questo indice, il quale viene espresso da un numero che, se maggiore di 100 significa che la Banca ha più soldi “fuori” che patrimonio, ne consegue che maggiore è questo numero maggiore sono le possibilità che la Banca abbia qualche “problemuccio”.

Adesso però dimmi la tua, hai provato a vedere che livello di Texas Ratio possiede la tua banca?

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A PRESTO

Mauro